20 agosto 2007

I modelli di malattia creati apposta per te

Un biologo contro i colossi del farmaco
Andrea Mameli (L'Unione Sarda, 20 agosto 2007, inserto Estate Cultura, pag. VI)

“La medicina ha fatto così tanti progressi che ormai nessuno è sano” scriveva Aldous Huxley nel suo celebre romanzo del 1932 “Il mondo nuovo” (Oscar Mondadori, 2004) dove compare la “soma”, droga di stato che rende tutti felici ma al prezzo di perdere ogni senso critico.
"Non assumere farmaci è un crimine" era l’imperativo del mondo descritto nel 1971 in "THX-1138", il primo film prodotto da George Lucas: anche in questo caso la trama fantastica dipinge inquietanti regimi totalitari che trovano nella salute il loro nocciolo fondamentale.
Le attività svolte dalle case farmaceutiche fanno invece da sfondo al libro di Jörg Blech (biologo e giornalista scientifico) “Gli inventori delle malattie. Come ci hanno convinti di essere malati” (Lindau, Torino, 2006, 282 pagine, 18,00 €). Questo saggio, divenuto un best seller in Germania (dove è stato pubblicato nel 2003) analizza spietatamente il fenomeno del Disease mongering, ovvero: fare affari con le malattie. “Per ogni malattia – scrive Blech – c’è una pillola, e sempre più spesso per ogni nuova pillola c’è anche una nuova malattia.”
Invenzioni di un giornalista? Fantasie di un biologo? A quanto pare no, se è vero quanto scriveva il “British Medical Journal” nel 2002 (Too Much Medicine?): “Molti normali processi della vita come la nascita, l’invecchiamento, la sessualità, il sentirsi infelici e la morte possono essere medicalizzati.”
In Italia fece discutere l’editoriale del Bollettino d’Informazione sui Farmaci (organo ufficiale del Ministero della Salute) del marzo 2005 intitolato “Nasce prima il farmaco o la malattia?” che parlava apertamente di vendita delle malattie “per creare un mercato potenziale sufficientemente ampio ai prodotti che verranno in seguito lanciati.”
La circostanziata analisi di Jörg Blech porta a concludere che “per poter mantenere inalterata l’enorme crescita avuta negli anni passati, l’industria della salute deve prescrivere sempre più spesso farmaci a persone sane.”
Ma l’autore tedesco non si è limitato a scoperchiare la pentola: ha provato a rimestare. Il risultato è un nuovo volume “La Medicina che non Guarisce. Come difendersi da terapie inutili o nocive” (Lindau, 2007, 251 pagine, 18,00 €) nel quale attacca aziende, cliniche e specialisti, senza dimenticare l’ignoranza dei pazienti.
Tuttavia i problemi originati dal Disease mongering non si limitano alle conseguenze (economiche, sociali e sanitarie) dell’abuso di farmaci. L’enorme interesse per medicine di largo consumo (un esempio per tutte è il Viagra, diventato in pochi anni il farmaco più venduto al mondo) riduce la già scarsa attenzione verso i rimedi a malattie rare, spesso molto più gravi di nuove (presunte) patologie. Poi c’è un aspetto, denunciato nel romanzo di John Le Carré (da cui Fernando Meirelles due anni fa ha tratto il film The Constant Gardener) “Il giardiniere tenace” (Mondadori, 2001): il fattore sperimentazione umana. Nei paesi in via di sviluppo i farmaci vengono generalmente testati, in assenza di precauzioni e procedure di sicurezza, in luoghi ove i controlli sono ridotti (e i pazienti numerosi) e i costi più bassi. Lo spiega Sonia Shah, facendo ricorso a una casistica accuratamente documentata, in “Cacciatori di Corpi. Il mercato della sperimentazione di nuovi farmaci” prefazione di John Le Carrè (Nuovi Mondi Media, 2007, 280 pagine, 17,50 €). Una cruda analisi del fenomeno è contenuta anche nel libro dell’economista Alberto Castagnola, illustrato da Maurizio Rossi: “Il mercato della salute. Diritto alla vita tra interessi, speculazioni, piraterie” (Emi, Bologna, 2005, 128 pagine, 18,00 €). Le multinazionali del farmaco, è la tesi centrale del volume, accumulano profitti stellari tutelando i prodotti con brevetti che li rendono di fatto inaccessibili a miliardi di persone.

1 commento:

Mc.Cam ha detto...

Sto leggendo adesso il libro di Blech "La medicina che non guarisce": è geniale! E credo comprerò anche l'altro volume, edito precedentemente.
Inoltre, devo ammettere che è un tipo coraggioso, oltre che informato, perché in certi paesi (tipo la Germania, appunto) è proprio difficile schierarsi contro l'istituzione medica (basta vedere cosa hanno fatto al Dr. Hamer).
:-)