01 settembre 2007

Il gene dell'obesità

gene obesity sardinia Scienza, la nuova scoperta sarda
Andrea Mameli
(L'Unione Sarda, inserto Estate Cultura, pag. VI, 1/9/2007).
Qualcuno la chiama “globesità”. Ma non c’è bisogno di scomodare orribili neologismi per capire che alcuni problemi sanitari e sociali legati agli stili di vita stanno interessando una parte rilevante del pianeta. L'obesità, malattia cronica determinata da un accumulo eccessivo di tessuto grasso nell’organismo, è in continuo aumento in tutti i Paesi ricchi. Già nel Rapporto 2002 sulla salute nel mondo l’Organizzazione mondiale della Sanità annoverava sovrappeso e obesità tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo di malattie croniche come le malattie coronariche e cerebrovascolari, il diabete di tipo due, l'osteoporosi e alcune forme di cancro. Uno studio condotto da Emanuele Sanna, Maria Renata Soro e Carla Calò, del Dipartimento di Biologia (sezione antropologia) dell’università di Cagliari, dal titolo “Soprappeso e prevalenza di obesità in bambini di città della Sardegna”, ha interessato mille cagliaritani di età compresa fra 6 e 10 anni. I risultati del lavoro, pubblicato su Anthropologischer Anzeiger (volume 64, 2006) mostrano che il problema sta iniziando a manifestarsi in tutta la sua gravità anche nei bambini di Cagliari: la prevalenza di obesità è risultata del 22.70%. La percentuale di sovrappesi e obesi cresce in 4 anni rispettivamente da 11,5% e 14,0% a 6 anni a 15,4% e 22% a 10 anni. Maschi e femmine mostrano una crescita di percentuali di sovrappesi e obesi al decrescere del livello socioeconomico di appartenenza, con variazioni di genere. Ad esempio al “livello sociale” più basso i maschi obesi sono 26,46 su cento (soprappeso: 18,68) mentre le femmine sono 23.62 su cento (soprappeso: 13,60).
Augustus E il mese scorso, a Parigi, nel corso del Decimo Congresso europeo della nutrizione, sono stati annunciati i dati più recenti della temuta epidemia di obesità: in Europa un bimbo su dieci è obeso, e uno su tre è sovrappeso.
Viste queste premesse, la scoperta di un gene legato all’obesità, annunciata il 30 agosto dal CNR di Cagliari, si deve considerare un tutta la sua importanza. Intanto perché si tratta di una nuova conquista per la ricerca scientifica sarda e poi perché gli effetti di questa scoperta potranno avere eco in molti campi. Per capire meglio lo spessore di questa scoperta abbiamo interpellato una delle persone che l’hanno resa possibile: Manuela Uda, ricercatrice dell'Istituto di Neurogenetica e neurofarmacologia (del Consiglio nazionale delle ricerche di Cagliari diretto da Antonio Cao) e fortemente impegnata nel progetto Progenia. Lo studio ha permesso di identificare alcune varianti genetiche associate all'obesità: una di queste, specifica del gene Fto, risulta presente con una frequenza elevata (46%) e correlata all'aumento di tre caratteri tipici dell'obesità: la circonferenza ai fianchi e il peso, oltre l’indice di massa corporea. Le analisi sono state condotte nei quattro paesi ogliastrini interessati dal progetto Progenie: I volontari che si sono sottoposti al test sono sempre i 6148 individui coinvolti nelle ricerche sulla longevità, ma per lo studio del genoma ne sono stati selezionati 4305.
Manuela Uda, qual è l’importanza di questa scoperta?
"L’obesità viene classificata come patologia complessa, in quanto causata parzialmente da una componente genetica e una ambientale in cui lo stile di vita e le abitudini alimentari rappresentano dei fattori molto forti. L’importanza della scoperta consiste nel fatto che il gene FTO è direttamente correlato all’obesità. L’impatto della scoperta sulla ricerca e sulla comunità è molto significativo: lo studio del gene e la comprensione del suo ruolo nel metabolismo del tessuto adiposo potrà dare importanti indicazioni per la prevenzione dell’obesità intervenendo per esempio sullo stile di vita e rappresenterà un serio punto di partenza per lo sviluppo di nuovi farmaci per il controllo del peso. A parziale conferma di questo studio abbiamo i risultati dell’analisi di alcuni campioni di popolazione nordamericana in cui tale variante genica è presente con una frequenza media del 38%".
Perché l’obesità è così temibile?
"Indubbiamente è uno dei maggiori fattori di rischio per l'insorgenza di malattie croniche come il diabete di tipo 2, l'ipertensione e le patologie cardiovascolari. La nostra scoperta è importante anche per il potenziale impatto clinico e terapeutico nei riguardi delle malattie correlate. Negli ultimi 10 anni in Italia l'obesità è aumentata del 50%, specie in età pediatrica e nelle classi socio-economiche più basse. I costi socio-sanitari dell'obesità nel nostro Paese sono stimati in circa 23 miliardi di euro l'anno. La maggior parte dei costi, stiamo parlando di valori intorno al 60%, è dovuta all'incremento della spesa farmaceutica e ai ricoveri".
I dati sono stati ottenuti utilizzando la tecnica detta “genome-wide association scan” che permette di analizzare il genoma in maniera globale. In cosa consiste?
"Il genome –wide association scan più che una tecnica è un approccio di studio. Quando non si conoscono i geni e le regioni cromosomiche coinvolte nel determinare una specifica condizione o tratto complesso, allora l’analisi dell’intero genoma è l’unico approccio che permettere l’identificazione di significativi loci per fattori genetici di rischio. Viene cioè condotta la genotipizzazione del DNA. Le tecnologie che possono essere utilizzate allo scopo attualmente sono varie, noi abbiamo scelto una tra quelle più all’avanguardia".

2 commenti:

Anonimo ha detto...

è per quello che a certi obesi over-over-over size non basta la dieta. Ne ho discusso con un amico tempo fa: diceva che chi è grasso è perché mangia, senza ammettere altre motivazioni possibili...
ciao ;
Paolo Maccioni

Anonimo ha detto...

quante sciocchezze.... non ricordo che ad auschwitz ci fosse qualche obeso o in africa subsahariana.... ma guarda caso in Usa.. il problema è che le linea guida alimentari sono completamente sbagliate