21 ottobre 2007

Antonio Gaddari, che riuscì a volare oltre le barriere

gaddari Cos'hanno in comune un fisico (Fulvio Frisone, la cui storia ha ispirato il film della Rai "Il figlio della luna"), una biologa (Hilary Lister, laureata in biochimica a Cambridge, nel 2005 ha attraversato la Manica conducendo da sola una barca a vela di 7,9 metri), due ingegneri (Simone Soria, inventore del "FaceMouse" che consente di controllare il computer senza l'uso delle mani, e Roberto Russo, ideatore del sistema "Handiphone" la vocalizzazione automatica di qualsiasi testo) e un giornalista (Claudio Imprudente, direttore della rivista "Accaparlante" dedicata ai diversamente abili)? Alcune rare virtù: creatività, intelligenza e forza di volontà. Ma anche un handicap importante: tutti e cinque, chi dalla nascita, chi per malattia o incidente, sono tetraplegici. In altre parole nessuno di loro può usare braccia e gambe.
Il segreto del successo per queste persone, oltre alle virtù personali sopra elencate, si chiama tecnologia. Per chi non ha mai visto uno di loro all'opera è difficile immaginare il grado di autonomia che gli ausili tecnologici sono in grado di offrire. Ci vorrà ancora tempo prima di abbattere il muro del pietismo e della rassegnazione: poverino non potrà mai fare nulla. Una barriera culturale descritta da Elda Billi (responsabile dell’Ufficio Accoglienza Disabili dell’Università di Arezzo, anche lei tetraplegica) nel libro Pregiudizio e strategie educative (Teseo, 2007, 15,00 euro).
Chi ha fatto di tutto per abbattere quel muro, dimostrando che si possono raggiungere obiettivi importanti anche senza muovere un dito, è Antonio Gaddari. La sua scomparsa, avvenuta pochi giorni fa, a soli 23 anni, ha commosso tutti coloro che lo conoscevano (moltissimi solo via Internet) ma la sua eredità invita a riflettere lucidamente sulla sua esperienza. Intanto quella voglia di diventare famoso, di uscire dall'anonimato, di rendersi utile, che lo ha spinto a creare una linea di magliette e a scrivere un diario quotidiano: www.wannabeavip.com
Antonio, sostenuto da un sistema elettronico che convertiva la sua voce in testo (Dragon Naturally Speaking) e con l'aiuto dei suoi familiari e di alcuni amici, è così riuscito a inventarsi un lavoro e a comunicare i propri pensieri con un sito web visitatissimo. Comunicare, in fondo era questa l'ambizione di Antonio. E ha saputo realizzarla. Se leggiamo alcune delle sue annotazioni ci rendiamo conto anche della felicità che lo animava: "Dio volle che l'incidente mi capitasse all'età di cinque anni per offrirmi la possibilità di vivere la mia vita con la capacità, ormai non comune, di apprezzare tutto ciò che ci arriva senza mai dare nulla per scontato."
Un testimone del trascinante entusiasmo di Antonio Gaddari è il conduttore e autore radiotelevisivo Federico Taddia: insieme parteciparono al Festival di letteratura "L'Isola delle Storie" il 20 giugno 2006, "La tecnologia aiuta i sogni".
Come nacque l’idea di questo incontro con gli adolescenti a Gavoi?
"L'idea – spiega Taddia – era nata dopo aver conosciuto Antonio, che fu ospite della mia trasmissione, Screensaver, su Rai 3, e dopo che gli organizzatori del festival di Gavoi mi invitarono per parlare ai ragazzi di come le nuove tecnologie aiutano la scrittura. Così pensai di intervistare Antonio in piazza, in mezzo agli adolescenti."
Com’era Antonio?
"Era sempre molto sveglio e sensibile, lui faceva la parte dell’ironico e io del cinico, in una maniera molto simpatica, lui coglieva sempre molto bene i miei assist o con battute o con riflessioni a volte molto serie, e ci siamo divertiti davvero coinvolgendo i ragazzi. Abbiamo messo al centro del dibattito il desiderio di scrivere e la tecnologia. In fondo ci siamo dimenticati che era in carrozzina e lo abbiamo trasmesso a chi ci ascoltava. Il suo diario è una forma di scrittura molto significativa."
Parlava dei suoi testi?
"Ci siamo incontrati molte volte in chat e discutevamo per ore. Spesso diceva: se vuoi che il tuo sito o il tuo blog venga letto devi anche scrivere le tue opinioni oltre raccontare fatti. Secondo me Antonio aveva molto da dire e da dare. E lo ha fatto."
ANDREA MAMELI - L'Unione Sarda, 21 ottobre 2007, pag. 61 (Cultura)

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