30 ottobre 2007

Pediatria. Cardiopatie, nuove tecniche e meno rischi.

I progressi della medicina non si misurano solo con i successi diagnostici e terapeutici. Si tiene conto, sempre più, anche di altri fattori come la riduzione delle complicazioni che accompagnano la chirurgia tradizionale, come nel caso della cardiologia pediatrica moderna. Il trattamento di alcune cardiopatie congenite con l’impiego di speciali cateteri fa scomparire i rischi connessi con la circolazione extracorporea e i problemi (anche estetici) legati alle cicatrici chirurgiche sul torace. Ciò comporta anche una sensibile riduzione dei costi e dei tempi di ricovero. Il successo della cardiologia pediatrica ha portato all’aumento della sopravvivenza dei neonati, e all’incremento delle cardiopatie congenite in età adulta. Si è così originata una nuova fascia di pazienti, che in alcune città vengono seguiti nei medesimi centri che si occupano dei pazienti pediatrici. Come nel caso del reparto di Cardiologia pediatrica del Brotzu, diretto da Roberto Tumbarello, che nei giorni scorsi - in collaborazione con la Società italiana di cardiologia pediatrica e dell’Università di Cagliari - ha organizzato un corso di aggiornamento.
«Sino a 40 anni fa - spiega Tumbarello - una cardiopatia congenita equivaleva spesso ad una condanna a morte. La diagnostica inizialmente era affidata al cateterismo cardiaco, svolto con paziente addormentato, nel quale si introduceva un tubicino di plastica che raggiungeva il cuore per effettuare una diagnosi, analizzando le pressioni, il contenuto di ossigeno del sangue e iniettando un mezzo di contrasto per opacizzare le strutture cardiache. La cura era solo chirurgica con correzione diretta della cardiopatia. Dobbiamo molto all’intuizione di William Rashkind del 1966: osservando la trasposizione dei grandi vasi, connessi al ventricolo sbagliato, si notava che il sangue non si ossigenava mai e il bambino moriva. Così Rashkind creò una comunicazione, sfruttando le stesse tecniche diagnostiche, tra due sezioni del cuore, e in questo modo aprì la strada alle nuove cure.»
In cosa consistono le tecniche più avanzate?
«Si sono originate procedure che permettono di chiudere comunicazioni anomale ed altre di aprirle. Oggi le tecniche correttive cardiologiche per via transcatetere sono la metà del totale. Noi le applichiamo da 15 anni, tranne in alcuni casi ad alto rischio in bambini al di sotto dei 2 anni nei quali è possibile il ricorso alla cardiochirurgia neonatale, attualmente non presente in Sardegna: i viaggi della speranza per molti pazienti sono solo un brutto ricordo. La percentuale di pazienti affetti da cardiopatie congenite in Sardegna è più alta di quella che si registra in altre regioni italiane probabilmente per ragioni connesse all’insularità».
Quali saranno le innovazioni del futuro?
«Alcune severe aritmie cardiache del feto sono già trattate con successo in utero: la prossima frontiera sarà la possibilità di intervento diretto nel grembo materno.»
Conta molto informare bene?
«Le cardiopatie congenite hanno caratteristiche molto particolari, per questo dopo la diagnosi cerchiamo di spiegare in termini semplici il problema ai genitori dei pazienti per far accettare una diagnosi e una terapia. Queste situazioni possono avere un impatto devastante nelle famiglie, specie se non preparate, ecco perché è molto importante una corretta informazione».
Andrea Mameli (L'Unione Sarda, 29 ottobre 2007)

Rassegna stampa Università di Cagliari (29 ottobre 2007)

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