28 dicembre 2009

Un colpo d'occhio per sconfiggere l'autismo (L'Unione Sarda. Cultura. 28 dicembre 2009)

autismo sguardo unione sarda Scienza. Giuseppe Doneddu racconta lo studio sull'attenzione visiva e i disturbi dello sviluppo. A Cagliari la ricerca sul contatto visivo che consentirà di formulare una diagnosi. Nel 1879, osservando il comportamento degli occhi nella lettura, l'oculista francese Louis Emile Javal notò che lo sguardo non avviene costantemente lungo il testo ma procede a scatti, fermandosi per qualche istante in alcuni punti. Dobbiamo poi allo psicologo russo Alfred Yarbus, tra il 1950 e il 1970, lo studio sistematico delle traiettorie oculari nella visione (eye tracking) le cui applicazioni, per mezzo di strumenti dedicati, sono in continuo sviluppo. Oggi le tecniche di eye tracking sono impiegate massicciamente nelle ricerche di marketing e nella progettazione di interfacce uomo-macchina, ove la risposta a stimoli visivi acquista un ruolo determinante: web, tv, palmari, cellulari, comunicatori, dispositivi di controllo e di analisi, come pure nelle scienze cognitive. Per questo il gruppo guidato da Giuseppe Doneddu (responsabile del “Centro per i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo” dell'Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari) in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia della Università di Cagliari, il Dipartimento di Fisica della Università di Cagliari e l'Hunter College di New York, sta iniziando a percorrere la strada che dalla ricerca conduce all'applicazione clinica. Grazie a un finanziamento della Fondazione Banco di Sardegna, le ricerche in corso a Cagliari puntano a identificare le alterazioni precoci nelle abilità sociali caratteristiche dei Disturbi dello Spettro Autistico (ASD) che consentirebbero un riconoscimento tempestivo dei sintomi e l'inizio precoce delle terapie, dato che numerose evidenze sperimentali confermano la correlazione tra autismo e carenza o assenza di contatto visivo già nei primi anni di vita del bambino.
«Molti bambini autistici - spiega Giuseppe Doneddu - presentano un ritardo nei primi fondamentali comportamenti sociali che sono collegati con il ridotto contatto visivo e il mancato sviluppo dell'Attenzione Congiunta, precursore dello sviluppo del linguaggio. Da ciò nasce l'ipotesi che le anormalità nello sviluppo dell'attenzione visiva possano contribuire alla compromissione sociale tipica dei soggetti autistici.»
Cosa intendete verificare?
«Innanzitutto se le modalità di scannerizzazione dei volti da parte dei bambini con ASD corrispondano a quelle dei controlli normotipici. Per questo, insieme alla professoressa Tricia Striano del Dipartimento di Psicologia della Hunter College University a New York, abbiamo elaborato una serie di stimoli visivi che permettono, con l'uso dell'apparecchiatura per il puntamento dello sguardo, di valutare con grande accuratezza le aree di interesse del volto: occhi, naso, bocca. Inoltre lo stimolo permette di valutare la capacità di seguire la direzione dello sguardo verso un oggetto collocato nella stessa direzione dello sguardo rispetto ad un distrattore che si trova nella direzione opposta.»
Come si effettuano i test?
«I bambini, fatti sedere in una poltrona o, se molto piccoli, tenuti in braccio dalle madri, osservano gli stimoli che vengono presentati sul monitor dell'eye tracker: il volto di un adulto con due oggetti collocati alla stessa altezza degli occhi e lo sguardo rivolto verso uno degli oggetti. Una sorgente di infrarossi colpisce la cornea generando il riflesso corneale che rende luminosa la pupilla; una videocamera riprende la posizione della pupilla e un software adeguato ricostruisce il movimento compiuto dallo sguardo del soggetto durante l'esplorazione dello stimolo. In questo modo possiamo rilevare dove il bambino dirige lo sguardo e per quanto tempo. L'apparecchiatura dell'eye tracking registra i movimenti oculari e crea dei pattern, espressi in valori numerici, che vengono confrontati tra loro. La complessa elaborazione dei dati viene resa possibile dalla collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell' Università di Cagliari.»
Che campione state esaminando?
«In questo studio consideriamo due gruppi di bambini: uno di controllo e uno composto da bambini che hanno già una diagnosi di autismo. Un secondo esperimento è rivolto allo studio delle modalità di scannerizzazione del volto in fratelli di bambini con ASD, considerati in letteratura come una categoria a rischio per l'insorgenza dei sintomi del disturbo. Un terzo esperimento riguarda lo studio dello sviluppo delle capacità di scannerizzazione in controlli normotipici di età diverse, che ci consentirà di ottenere parametri di riferimento importanti per le prestazioni delle persone con autismo»
Cosa analizzate?
«Si effettua una valutazione del pattern visivo dei bambini con ASD confrontato con quello dei bambini in possesso di un pattern tipico. Inoltre si valuteranno lo sviluppo dell'attenzione congiunta (condividere un punto di vista comune con il partner della comunicazione rispetto a un oggetto di interesse comune) quale precursore indispensabile allo sviluppo del linguaggio e delle competenze sociali.»
A che punto è la sperimentazione?«L'apparecchio è in piena attività. Entro pochi giorni saremo in grado di fare partire anche il software per l'analisi dei filmati. I primi risultati degli studi sono raccolti il un lavoro che sarà presento al congresso internazionale delle ricerche sull'autismo IMFAR 2010, frutto di una collaborazione internazionale, con il Dipartimento di Psicologia della Università di Cagliari l'Hunter College di New York e il Dipartimento di Fisica dell'Università di Cagliari».
ANDREA MAMELI L'Unione Sarda. Cultura. 28 dicembre 2009

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