08 agosto 2011

Il mio corpo per la scienza (L'Unione Sarda, 8 agosto 2011)

Possiamo essere utili anche dopo la morte? Certo, donando i nostri organi per i trapianti. O regalando il nostro corpo alla scienza, per scopi didattici. Per la seconda modalità l'unica istituzione attiva in Italia è il Laboratorio per lo Studio del Cadavere di Torino e raccoglie le adesioni di coloro che hanno espresso nel testamento la volontà di mettere a disposizione i propri resti: a oggi sono già più di cento.
«L'uso dei cadaveri è indispensabile soprattutto per lo sviluppo della Chirurgia e per l'insegnamento dell'Anatomia», spiega il direttore del Laboratorio Lorenzo Varetto. «I giovani imparano meglio operando su un cadavere, senza timore di fare danni: è possibile preparare un campo operatorio identico e avere un migliore controllo sulle strutture anatomiche nobili che si devono proteggere. Sul cadavere è poi possibile sperimentare nuovi strumenti e nuove tecniche. Anche i chirurghi esperti hanno la possibilità di provare interventi complessi».
Cosa deve fare una persona intenzionata a offrire il proprio corpo? «Non esiste una norma specifica. Il Regolamento di Polizia Mortuaria se ne occupa in termini generali: è sufficiente preparare un atto testamentario di proprio pugno nel quale si esprima questa volontà, ma è bene che il donatore informi i familiari. A Torino abbiamo un accordo con la Fondazione Ariodante Fabretti».
Cosa dice lo Stato Italiano? «Tre proposte di legge prevedono l'istituzione di Centri e la destinazione di fondi per le spese di trasporto. La donazione è comunque possibile. All'estero, da anni sono previsti interventi pubblici per sollevare i familiari da ogni spesa. Noi non abbiamo fondi. Il risultato è una continua migrazione di chirurghi all'estero per seguire corsi su cadaveri».
Andrea Mameli
Articolo pubblicato nell'inserto Estate del quotidiano L'Unione Sarda lunedì 8 agosto 2011. Pag. X.


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