18 gennaio 2012

Tristan Da Cunha (L'Unione Sarda, 20 luglio 2006)

Tristan Da Cunha Unione Sarda Andrea Mameli 2008
Tristan Da Cunha Un’isola sulla quale non esiste disoccupazione, i beni esportati sono il triplo del totale delle importazioni, l’istruzione e la sanità, efficientissime, sono gratis per tutti, e la criminalità si vede solo nei film. Sembra una versione moderna dell’Utopia di Tommaso Moro, quell’isola ideale descritta nel 1516 dal filosofo londinese. Si tratta invece del riuscitissimo techno-thriller Operazione Bullfish (Formika, Brindisi, 2005, 380 pagine, 16 Euro) scritto da Sandro Meloni e destinato a diventare un film. La storia si snoda tra il miglioramento genetico delle specie ittiche, lo spionaggio industriale e una pesca sportiva trasformata dagli eventi in elemento trainante dell’economia di Nova, l’isola delle meraviglie che fa tanto Insula Utopia. Del resto fu Meloni, giornalista cagliaritano trapiantato in Puglia, a introdurre in Italia, alcuni anni fa, la specialità del Surf Casting (il "lancio sull'onda" dalla spiaggia) che tanti successi continua a regalare agli sportivi sardi.
Ma se l’isola dipinta da Meloni è totalmente inventata, così come quella descritta 490 anni fa dall’io narrante di Tommaso Moro nel racconto dello sbarco di Raffaello Hythloday (immaginario compagno di viaggio di Amerigo Vespucci) sull’isola che non c’è (u-tòpos=senza luogo), altri hanno descritto una terra simile ma assolutamente reale.
E’ Tristan Da Cunha, l’isola protagonista nel 1838 di un racconto di Edgar Allan Poe: le avventure di Arthur Gordon Pym. In viaggio verso il Polo Sud, l’avventuriero inglese sbarca su un’isola sconosciuta nella quale resta sorpreso dal benessere degli abitanti. Poi raggiunge il Polo e fugge spaventato da una creatura sovrumana. Il racconto di Poe, tradotto in francese da Baudelaire nel 1858, affascinò Jules Verne al punto da ossessionarlo per oltre trent'anni con il desiderio di concludere la storia. E nel 1897 Verne pubblicò La Sfinge dei ghiacci: il viaggio della nave Halbrane, sulle orme di quello compiuto nel romanzo di Poe, si infrange su una montagna a forma di sfinge a causa di una fortissima attrazione magnetica e il mistero di Gordon Pym trova così una spiegazione scientifica: sono i primi vagiti della Fantascienza. Con La voce dell'isola (Edizioni Nord, 2006, 256 pagine, 16 euro) anche Sabina Colloredo ha ambientato una storia a Tristan Da Cunha. Storia che è diventata film: The Counting House (Rai Cinema).
Appena 100 km quadrati di superficie (il doppio dell’Isola di San Pietro) e soltanto 275 abitanti (contro i 6600 di Carloforte) concentrati nel suo unico villaggio (Edinburgh of the Seven Seas) Tristan Da Cunha è l’isolotto vulcanico scoperto 500 anni fa da un navigatore portoghese, oggi meta di ricerche genetiche e rare visite turistiche (20 presenze annue).
Considerata l'isola più remota del mondo (si raggiunge esclusivamente via mare, ma solo se le condizioni del tempo lo consentono) Tristan dista 2.400 Km da Città del Capo e 1.900 dall’isola di Sant'Elena (quella di Napoleone) e fa parte del Territorio d'Oltremare del Regno Unito. Dopo l'annessione all'Inghilterra, nel 1816, Tristan fu colonizzata da britannici, poi accolse statunitensi, olandesi e italiani, in gran parte scampati a naufragi. La popolazione residente è oggi costituita dai discendenti delle famiglie fondatrici: gli unici sette cognomi presenti sull’isola quelli registrati nel 1893. Due di loro, Lavarello e Repetto, provengono da Camogli. E il legame con il centro ligure ha permesso la nascita e il mantenimento dell’unica struttura ospedaliera dell’isola.
Tristan vanta alcune caratteristiche invidiabili: la disoccupazione e il crimine sono inesistenti, il patto di uguaglianza, solidarietà e divisione in parti uguali del lavoro e del profitto (sancito nel 1817) non è mai stato violato.
Gli abitanti dell’isola venuta casualmente alla luce nell’anno della morte di Colombo, per ironia della sorte, hanno utilizzato il baratto come sistema di scambio per secoli: la moneta fu introdotta a Tristan soltanto nel 1942, cioè 450 anni dopo l’altrettanto accidentale scoperta del continente americano.
Dopo la guerra lo sfruttamento industriale della pesca dell’aragosta e la vendita dei francobolli (ricercatissimi dai collezionisti) diedero vita al boom economico di Tristan. Fino al 6 agosto 1961, quando dalla sommità del vulcano Mary’s Peak (2060 metri) situato al centro dell’isola iniziò a sgorgare lava incandescente e per i 290 abitanti fu organizzato un rapido esodo. Dopo una sosta a Cape Town si rifugiarono in Inghilterra, dove contrassero malattie contro le quali non avevano sviluppato anticorpi e alcuni di loro morirono. I superstiti che, 18 mesi dopo, rientrarono a Tristan, trovarono un ammasso di macerie, così furono costretti a ricominciare da capo. Nel 1993, fu eseguito un campionamento del Dna e furono rivelate le origini genetiche dell’alta incidenza dell’asma nell'isola (superiore al 30%). Così, due anni dopo, la casa farmaceutica tedesca Boehringer Ingelheim si assicurò il diritto di ricavare da quegli studi terapie contro l’asma, dopo aver sborsato 70 milioni di dollari. C’è poi una vicenda misteriosa, che conferisce a Tristan un’atmosfera in puro stile Lost. Il 27 agosto 1958 la US Navy effettuò un segretissimo test atomico in aria, rivelato l’anno seguente dal The New York Times, ma del quale non sono mai state resi noti eventuali danni a carico dell’ambiente. Ma il fascino dell’isola irraggiungibile resta intatto.
Andrea Mameli
(L'Unione Sarda, 20 luglio 2006)

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