27 maggio 2012

Un passo avanti nella lotta al melanoma (L'Unione Sarda, 27 maggio 2012)

Un passo avanti nella lotta al melanoma. Lo ha compiuto l’Istituto di chimica biomolecolare del CNR di Sassari, in collaborazione con l’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, l'Università di Firenze, l'Azienda ospedaliero universitaria di Siena e altre istituzioni scientifiche italiane. La scoperta, pubblicata nel Journal of Clinical Oncology, mette in discussione l'origine clonale, secondo la quale la neoplasia prende origine da un’unica cellula, e fornisce ulteriori conferme all'ipotesi di separazione tra caratteristiche molecolari, comportamento biologico e clinico tra melanomi primitivi (i tumori che insorgono sulla pelle) e lesioni a distanza: le metastasi.
«Abbiamo analizzato i geni Braf e Nras che appaiono frequentemente mutati in casi di melanoma» spiega Giuseppe Palmieri dell'Icb-Cnr di Sassar: «Nel caso del melanoma la proteina prodotta dal gene Braf mutato è recentemente diventata bersaglio di una terapia biologica mirata molto efficace. Per questo è fondamentale sapere se in un paziente è presentetale mutazione. I geni Braf e Nras si presentano come tanti interruttori che si accendono e spengono sulla base degli impulsi ricevuti, inducendo o meno la proliferazione cellulare. La presenza di mutazioni nei due geni determina un’attivazione permanente, come se gli interruttori fossero sempre accesi, rendendoli insensibili ai meccanismi di controllo».
È, il primo studio internazionale su pazienti affetti da melanoma che mette a confronto tumore primario e metastasi?
«Esatto. E consiste nella corretta classificazione del paziente. Oggi per il melanoma metastatico avanzato esiste una terapia antitumorale, ma il principale farmaco risulta efficace solo nei pazienti portatori di mutazioni nel gene Braf. Quando la terapia si concentra sui bersagli molecolari diviene essenziale accertare se un paziente è Braf-mutato o Braf-normale e se presenti lo
stesso assetto mutazionale nelle metastasi a distanza».
Cosa comporta il fatto che oggi il test mutazionale riconosciuto è solo quello effettuato sul tumore primitivo?
«Attualmente, nel melanoma come negli altri tipi di tumore maligno, come colon-retto e polmone, le linee guida per la caratterizzazione della neoplasia prevedono solo analisi da condurre a livello del tumore iniziale e non di metastasi. Con il nostro lavoro abbiamo cercato di capire se vi sono differenze tra l’assetto molecolare del melanoma primitivo e quello delle metastasi».
Che risvolti potrà avere la vostra ricerca?
«Aver identificato un sottogruppo di pazienti con assetto molecolare della metastasi inaspettatamente diverso da quello del tumore primitivo mette ulteriormente in discussione l’origine clonale dei tumori».
Voi proponete di estendere l’analisi mutazionale anche nelle lesioni a distanza?
«I risultati di questo studio potrebbero portare a un ampliamento delle linee guida includendo l'indicazione di effettuare biopsie multiple anche delle metastasi, con possibilità di estendere tale approccio anche in altre patologie tumorali».
Andrea Mameli

(articolo pubblicato nella pagina della Cultura del quotidiano L'Unione Sarda, il 27 maggio 2012)

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