24 agosto 2013

Dal Clero allo sclero. Tra social e antisocial.

Premessa
Chiunque ha il sacro diritto di criticare e di contestare, nelle forme che ritiene opportune, un ministro della Repubblica Italiana. E io difenderò sempre questo diritto, che condivida o meno i contenuti delle critiche. La libertà di espressione, per principio, non si tocca. E le critiche, per la loro potenziale utilità, non vanno mai snobbate.
Dal Clero allo sclero
Papa Francesco sarà a Cagliari il 22 Settembre 2013. E una visita di Bergoglio, che lo si consideri un capo spirituale o un capo di stato (o entrambe le cose) è senza ombra di dubbio un evento importante. Ma dopo che il governo Letta ha incaricato il Ministro Ckyenge di dare il benvenuto al papa si è manifestato l'inatteso rigurgito razzista. Il rappresentante del governo, assieme alle normali critiche, è stato fatto oggetto di una notevole mole di insulti razzisti. Così la visita del capo del Clero, che si batte contro l'ingiustizia sociale, ha paradossalmente (e incolpevolmente) scatenato uno sclero razzista senza precedenti, i cui liquami si sono indegnamente riversati su Facebook.
Differenze profonde
Bisogna distinguere nettamente tra le critiche e gli insulti razzisti. Le critiche sono il sale della democrazia. Mentre ogni insulto razzista è un colpo inferto all'albero della civiltà.
Social e anti-social
Riversare vomito razzista sui social (Facebook in particolare) mi ricorda l'agire scellerato di coloro che causano incendi in campagna per poi assistere a quel che accade dopo e per il gusto di leggersi sui quotidiani il giorno seguente. Le semplificazioni eccessive, imposte dal mezzo telematico, non aiutano. Ma non sarà colpa dei social, si chiede qualcuno? Forse chi scrive certi insulti non li proferirebbe mai verbalmente? Certo, il mezzo può facilitare, ma se una persona compie gesti incivili significa che ha già le "basi" dell'inciviltà.
I comportamenti antisociali vengono amplificati dai social, certo, ma nascono prima dei social. Certo è che nessuno è obbligato a pubblicarli, questi insulti razzisti (se non altro in quanto, almeno potenzialmente, illegali).
La proposta di Frisco
Francesco "Frisco" Abate (giornalista e scrittore) ha colto pienamente il senso di queste contraddizioni e ha organizzato un pranzo di benvenuto per il ministro Ckyenge. Una simpatica iniziativa, utile a sdrammatizzare? Non solo. Anche un modo per dire: "Ti disprezzano perché il colore della tua pelle è diverso dal nostro? Allora noi non ti disprezziamo". Una scelta di campo molto chiara, in linea con la storica ospitalità sarda e la vocazione di una città di mare all'apertura. Una scelta che non entra nel merito dell'azione del ministro, come del resto non vi entrano le affermazioni razziste.
Concusioni
La specie Homo sapiens evolve molto lentamente, ma quando prevalgono le scelte prove di significato e i pregiudizi allora compie rapidamente non uno ma più passi indietro.
Un vero peccato, perché se tutti fossero in grado di attribuire un senso ai loro gesti la vita, probabilmente, sarebbe più bella.
In ogni caso, come sempre accade, se vi sono stati comportamenti antisociali, amplificati dai social, è altrettanto vero che gli stessi social hanno favorito la nascita e la diffusione di atteggiamenti socializzanti, come l'iniziativa di Frisco, germogliata su Twitter e rimbalzata su Facebook. A ciascuno l'uso della rete Internet che più gli si addice.
Andrea Mameli blog Linguaggio Macchina 24 Agosto 2013






1 commento:

Anonimo ha detto...

Caro Andrea, sono d'accordo con te al 100%. Così come plaudo all'iniziativa dell'amico Frisco, persona che ho sempre apprezzato e rispettato. Purtroppo l'egoismo, la superficialità e l'ignoranza sembrano essere tra le caratteristiche principali della nostra epoca, soprattutto in Italia, e quindi anche in Sardegna. Spero proprio che possiamo fare in tempo a vedere tempi migliori in futuro.
Ignazio Sanna