12 novembre 2013

Il pallone non è una sfera e il calcio è conoscenza.

Cagliari, il ricercatore svizzero al Festival della Scienza che si è chiuso ieri

Häusermann, un laboratorio ispirato a Riva

E poi si dice che i calciatori non fanno altro che dare un calcio al pallone. Che cosa ci vorrà per lanciare una sfera di cuoio? Un paio di scarpe e un poco di forza? No. Intanto un pallone non è una sfera. Lo è per approssimazione. E questo influisce sul suo percorso. Inoltre, un calcio non è mai solo un calcio. Ci sono calci per lanciare e calci per fermare. Ovvero, gli urti elastici e quelli anelastici. Può essere utile conoscerli se, durante una partita, devo scegliere di trattenere il pallone oppure passarlo al mio compagno. Se invece dovessi decidere di mirare alla rete e davanti a me ho una barriera umana, conoscere la dinamica della rotazione può consegnarmi alla storia del calcio. Infine, ci sono i lanci e gli angoli dei lanci. Per esempio, nel moto del proiettile la massima gittata si ottiene con un lancio di 45 gradi. Non è difficile calcolarlo nei pochi secondi che il pallone sta sulla punta dei piedi in un prato erboso. Per farla breve, giocare a calcio è molto più che spostare una palla da un angolo all'altro di un campo: è espressione d'intelligenza, conoscenza delle leggi fisiche, passione ed etica sportiva. Il mitico Gigi Riva ne è stato un esempio.
Al giocatore del Cagliari che vinse lo scudetto si è ispirato Giorgio Hausermann nell'allestire il laboratorio “Ma la palla è rotonda? Riflessioni di fisica sul gioco del calcio e altri giochi” per il Festival della Scienza che si è chiuso ieri, tra il parco di Monte Claro e l'Exmà. Una conferenza spettacolo, ideata in seguito a una chiacchierata tra il ricercatore svizzero e il giornalista scientifico Andrea Mameli, per guardare una partita di pallone con gli occhi del fisico.
Hausermann, che da ragazzo non sapeva giocare a calcio, ma è un appassionato, ha selezionato i video di alcune partite, chiesto l'autorizzazione alla Fifa, riempito una scatola di giochi e giocattoli, ricordi personali, e nel teatrino di Monte Claro, davanti a una platea affollata di bambini e adulti, ha giocato a pallone a modo suo.
Con l'aiuto della mela di Newton, il fisico inglese che scoprì la legge della forza di gravità mentre meditava seduto sotto un melo, ha spiegato che senza la gravità la palla non potrebbe mai entrare in rete. Con la paperetta di Galileo Galilei e le sue leggi sulla caduta dei gravi ha illustrato le possibili traiettorie di un lancio. Chissà se l'astronomo pisano, che ci aveva visto giusto sul moto della terra e per questo fu accusato di eresia e condannato all'esilio, giocasse a calcio. Certo da bambino aveva cominciato a ragionare su velocità e movimento giocando con piani inclinati e palline che vi scorrevano sopra. Non a caso Hausermann ha voluto dedicare ai giocattoli dei grandi scienziati un altro dei suoi laboratori allestiti per il Festival.
Con il suo conterraneo Daniel Bernoulli, di qualche secolo più vecchio (il matematico svizzero è morto nel 1782), ha dimostrato che un buon vento non è utile solo ai surfisti. In più d'una partita ha segnato meravigliosi goal, ma basterebbe sfruttare il principio per cui quando l'aria è più veloce c'è meno pressione per mandare il pallone in rete altrettanto facilmente. Insomma, la conoscenza di elementari nozioni di fisica fa la differenza tra un inseguitore di palloni e un calciatore, ma, ha concluso Hausermann, per fare un campione ci vuole dell'altro. Si chiama spessore umano.

Franca Rita Porcu
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