27 febbraio 2015

Quanto sono sostenibili le industrie culturali? A Cagliari le Giornate Europee del Cinema e dell'Audiovisivo 2015

A Cagliari dal 26 Febbraio al 1° Marzo, la Fondazione Sardegna Film Commission, in collaborazione con il MIBACT e con l’Associazione FERT (Filming with a European Regard in Turin), ospita le Giornate Europee del Cinema e dell’Audiovisivo 2015. L’evento è parte integrante del progetto HEROES 20.20.20. orientato al rafforzamento delle industrie creative in Sardegna, sensibili alla sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Oggi ho assistito alle due tavole rotonde del pomeriggio. Molti interventi dimostravano attenzione per il tema, altri un sano realismo, in generale il dibattito è vivo, a tratti acceso: evidentemente la sostenibilità è un tema che non lascia indifferente chi lavora in ambito cinematografico (tavola rotonda nel primo pomeriggio) e culturale ("Creative industries turn green: the role of Festivals", dalle 16 alle 19).
Tra i numerosi relatori c'erano anche i "miei" registi: Enrico Pau e Salvatore Mereu. E si son fatti sentire.
Enrico ha collocato il cinema tra le industrie sostenibili più autentiche. Al contrario di quella chimica e di quella petrolifera, di quelle etichettate come verdi ma che per vivere fagocitano campi coltivati a canne e a cardi, della stessa edilizia, che illude di cambiare l'economia ma lo fa solo per pochi. E ha chiuso con le parole di Michelangelo Antonioni «Ci sono dei momenti in cui per me un albero, una casa, sono importanti come un uomo» (sceneggiatura del film L'eclisse, 1962). 
Salvatore ha citato Roberto Rossellini «o faccio quest'inquadratura o crepo» introducendo una dose di sano realismo: non sempre è possibile essere totalmente sostenibili. 
La sentenza definitiva l'ha pronunciata Francesco Giaivia (Festival Cinema Ambiente Torino): «Un film può essere anche un motore di cambiamento.»
Il riferimento era a Virunga: film di Orlando von Einsiedel girato in un parco del Congo patrimonio dell'Unesco. Grazie alla notorietà internazionale che il film ha regalato a questo parco dei gorilla minacciato da perforazioni petrolifere le cose sono cambiate, in meglio.
E sono uscito dall'Hotel Regina Margherita con una convinzione. Va bene fare ogni sforzo (e di cose da fare e da non fare ce ne sono un sacco) per rendere il più sostenibile possibile il set (e non solo il set), ma se non ci si riesce proprio del tutto e poi il film finisce per essere in grado di conseguire risultati importanti come quello citato, o a educare alla sostenibilità, direi che forse, alla fine, il bilancio è positivo.

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina
27 Febbraio 2015

1 commento:

p. nicola simeone ha detto...

eppure, rispetto ad altre forme di creatività e spettacolo il cinema potrebbe avere, ad esempio rispetto al teatro, anche altri spazi di finanziamento visto le ricadute che può generare sul territorio...ma non governare e raccogliere le occasioni può trasformarle in minacce...con una politica che adopera la terapia dei pannicelli caldi e delle tante, troppe, parole