30 settembre 2015

Con Anthony Cartwright a Cagliari. Il giorno perduto, tra le macerie dello stadio Heysel

Non so per gli altri, ma per me la presenza di Anthony Cartwright a Cagliari è una cosa importante. Avrò l'onore di intervistare un autore inglese pluripremiato The Afterglow, il suo romanzo d'esordio, nel 2004 ha vinto il Betty Trask Award e nel 2010 Heartland (pubblicato nel 2009) è stato selezionato tra i finalisti del Commonwealth Writers’ Award. 

E avrò il piacere, quel sottile piacere che si prova nel porre domande a lungo meditate, di chiedergli come si scrive un romanzo "a quatto mani". Già perché Il giorno perduto. Racconto di un viaggio all’Heysel (66thand2nd) l'ha scritto insieme a Gianluca Favetto. E a me questa cosa di scrivere un libro a più mani e soprattutto a più teste sinceramente mette un pochino di ansia. Ho provato a immaginarmi Cartwright che manda un pezzo di libro a Favetto e poi Favetto che manda un pezzo di libro a Cartwright e poi i due si confrontano sulla piega che stanno prendendo e poi uno prende a scrivere come l'altro o forse no. Non lo so, è una cosa che sovrasta la mia immaginazione, voglio proprio chiederlo a Cartwright come si fa a scrivere in due, due storie
convergenti, perché sono due storie che convergono. Mi piace l'idea di chiederlo all'autore (o almeno a uno dei due autori). Anche se poi non è detto che riuscirò a capire la risposta, e non perché la domanda sarà in italiano e la risposta in inglese: più che altro perché, forse, è proprio difficile svelare i segreti della scrittura. Sempre che uno voglia (o due vogliano) svelare i segreti. O, forse ancora, sempre che ci siano dei segreti. Ma forse è tutto più semplice del film che mi sono fatto (a proposito questo libro l'ho consigliato a un regista).
La storia inizia con un viaggio, ma non vi svelo il finale (perché non ci sono ancora arrivato). E del viaggio questa storia nasconde i semi. Semi di geografie associate alle squadre di calcio. Di città che ricordano precedenti viaggi:
"Guarda l'uscita per Anderlecht - pensa alle maglie viola della squadra che ne porta il nome -, Koekelberg, Jette, dove molto tempo fa ha dovuto sgomitare per salire su un treno nel cuore della notte." [pagina 12]

Per come scrive Anthony Cartwright mi è diventato istintivamente, come dire, familiare. Mi sembra di averlo sempre letto. E mi sembra che la sua sia una scrittura onesta: che mantiene quello che promette. Ma Cartwright mi è, come dire, familiare, anche perché prima di "fare lo scrittore" ha lavorato, raccontano le leggende, nell'ordine: in un impianto di inscatolamento carni, in alcuni pub, allo storico mercato di Old Spitalfields (fondato nel XVII secolo) e nella metropolitana di Londra (anzi la leggenda dice "per la metropolitana di Londra" come se si trattasse di un'entità senziente, ma forse lo è). Poi pare che abbia insegnato inglese in alcune scuole. E questa è la cosa più normale, visto che Cartwright è laureato in Letteratura angloamericana. 
Poi la leggenda narra che Cartwright "si dichiara onorato di appartenere alla famiglia del realismo sociale britannico". E qui mi fermo perché non sono in grado di scavare a fondo. Capisco, o almeno credo di aver capito, solo una cosa. Il giorno perduto non è (solo) la cronaca un viaggio (anzi, di due viaggi) verso il cuore dell'Europa, un cuore infartato tra le macerie dello stadio Heysel, quel maledetto 29 maggio 1985.
Il giorno perduto è una metafora, cruda come le migliori metafore sanno essere, di un decennio ("i favolosi Anni Ottanta") che io ricordo per i suoi due estremi: la devastazione sociale (il bastone thatcheriano) e il vacuo edonismo (la carota reganiana).

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 30 Settembre 2015

Giovedì 1 Ottobre alle 18:30 in Via Mameli 50 (Anglo-American Centre) Cagliari, nell'ambito del festival letterario diffuso Éntula. L'evento è realizzato con il contributo di: Regione Autonoma della Sardegna (Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport; Assessorato del turismo, artigianato e commercio); Banca di Sassari; Anglo-American Centre; 66thand2nd; libreria Mieleamaro.


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