07 luglio 2018

Wonder: la meraviglia della diversità è una forma di bellezza?

Dopo aver visto Wonder, di Stephen Chbosky, mi è rimbalzata in mente una domanda: io sono l'immagine che ho di me stesso o sono quello che gli altri vedono e pensano di me? Perche questo film non è solo la storia di Auggie Pullman (Jacob Tremblay) che vive con i genitori (Julia Roberts e Owen Wilson) e la sorella (Izabela Vidovic) e che affronta il mondo con una faccia deformata dalla sindrome di Treacher-Collins.
Wonder è anche un film sulle relazioni tra le persone e ci ricorda che qualsiasi sfumatura di ogni nostro atteggiamento può generare delle reazioni negli altri. E ci insegna che la gentilezza, la correttezza, la disponibilità, l'attenzione verso gli altri non sono solo valori da difendere. Ma sono anche gli strumenti più potenti per tentare di rendere il mondo migliore.
Chissà se quando ha scritto Wonder, il libro a cui il film è ispirato, R.J. Palacio (pseudonimo di Raul Jaramillo) aveva in mente questi pensieri. Di sicuro aveva in mente le parole di una canzone di Natalie Merchant che manco a dirlo porta lo stesso titolo del libro e del film: "I confound you. And astound you. They say I must be one of the wonders of God's own creation. And as far as they see, they can offer no explanation" ("Come vi confondo e come vi stupisco! Sapendo che devo essere una delle meraviglie della creazione divina e per quanto tu riesca a capirne non riesci ad offrire altre spiegazioni").
In effetti la grande meraviglia di questo film è che non fornisce risposte alla domanda che mi ha suscitato.
Anzi, mi induce a porne un'altra: la meraviglia della diversità è una forma di bellezza?

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina, 7 luglio 2018


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