18 marzo 2019

Attore e designer. La lezione di Marenco: mai limitarsi a pensare che nella vita si possa fare una sola cosa

Mario Marenco, morto ieri all'età di 87 anni, era noto al pubblico televisivo (a partire dal debutto, avvenuto nel 1970, con Enzo Jannacci, Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto) e radiofonico (con "Alto gradimento" insieme a Giorgio Bracardi, Arbore e Boncompagni). Di Marenco si ricordano personaggi come il Colonnello Buttiglione (che in seguito alle lamentele del ministero della Difesa, dato che esisteva un generale con lo stesso nome, fu "promosso" a generale Damigiani), la Sgarambona, l’astronauta Raimundo Navarro, il dottor Anemo Carlone, il professor Aristogitone, Verzo, Ida Lo Nigro, il poeta Marius Marenco, Mr. Ramengo e Riccardino. Marenco è stato anche attore per il cinema e autore di libri umoristici («Lo scarafo nella brodazza», «Dal nostro inviato speciale», e altri).
Però quello che mi colpisce è scoprire, oggi, l'altro Mario Marenco. Quello che si era laureato in architettura nel 1957, aveva ottenuto 5 borse di ricerca a Stoccolma e Chicago e nel 1960 aveva aperto un atelier di architettura e design (Studio Degw) a Roma. Poi dal 1970 è stato designer per Arflex, Artemide, Bernini, B & B, Comfortline. Dal 1982 ha collaborato con Alfa Romeo, FIAT, Lancia, per la realizzazione di esposizioni. Nel 1985 ha firmato orologi per Ferrari e FIAT. E non basta: ci sono svariate invenzioni brevettate da Marenco. Come il dispositivo per macchine tessili (patent US3587804A), il lampadario Cynthia (1968), la poltrona/divano Marenco design per Arflex (che ha introdotto un sistema rivoluzionario per assemblare i cuscini e i braccioli al telaio in tubolare metallico).
La lezione è chiara: mai limitarsi a pensare che nella vita si possa fare una sola cosa. Uno può essere architetto, ricercatore e designer e nello stesso tempo (o anche in tempi diversi) attore, autore e umorista. La mente umana tende a semplificare e classifica le persone in modo stabile e univoco. Ma nella realtà le cose possono andare in maniera molto più varia e complessa di quanto si possa pensare.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina,  18 Marzo 2019