08 maggio 2020

Ho apprezzato Into the night. Ma "the sun moves around the world" proprio non mi piace

Into the night (Belgio, 2020) è una serie tv diretta da Jason George. La storia, ispirata al libro dello scrittore polacco Jacek Dukaj, "The Old Axolotl", è quella di una Terra minacciata dal Sole. Nel senso che la luce solare uccide. Quindi l'unica salvezza è inseguire la notte.
I protagonisti della serie si cimentano in una continua corsa da est verso ovest, ma solo dopo che Terenzio Gallo (interpretato da un ottimo Stefano Cassetti), prende possesso dell’aereo e svela il terribile fenomeno preparando il gruppo all'inattesa avventura.

Il passaggio dalla normalità alla vicenda fantascientifica, quel volare verso ovest fuggendo disperatamente la luce del sole, cela un altro significato più profondo: siamo in grado di condividere un obiettivo superiore (salvarci tutti insieme) rispetto alla tentazione egoistica di dividerci sperando di farcela da soli? E se tutto questo avviene in un gruppo di perfetti sconosciuti allora il dilemma etico è servito su un piatto d'argento.

Gli ingredienti per la riuscita della serie ci sono tutti e in effetti le sei puntate sono ben strutturate, il ritmo è alto, l'insieme regge molto bene. La prima stagione finisce con numerosi interrogativi per creare una forte attesa del seconda.

Nel primo episodio c'è però una frase (che per sicurezza ho letto e ascoltato in tre lingue diverse) che mi ha lasciato perplesso: "the sun moves around the world", "le soleil tourne autour de la Terre", "il sole ruota attorno alla terra".
[La frase intera, nelle tre lingue, è nelle tre foto seguenti]

La mia perplessità nasce dalla definizione stessa di fantascienza: storie fantastiche ancorate su basi narrative credibili. Inoltre quella frase non c'entra niente con la chiave fantascientifica della storia.
Se il riferimento doveva essere a quello che comunemente si chiama il moto apparente del sole, forse si poteva trovare un altro modo per dire la stessa cosa senza cadere in quel un buco nero? Non lo so. So solo che quella frase mi ha lasciato perplesso.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 8 Maggio 2020




04 maggio 2020

Tito e gli alieni (2017): una favola insolita, tra terra e cielo


Ho visto un film e mi è diventato subito simpatico. S'intitola Tito e gli alieni (2017); la regia è di Paola Randi; la sceneggiatura è stata scritta da Paola Randi, con la collaborazione di Massimo Gaudioso, Laura Lamanda.
Perché mi risulta simpatico? Forse perché gli alieni del titolo sono un pretesto leggero per raccontare uno dei fatti più pesanti che ci possano capitare: la perdita di una persona cara. Tito e gli alieni lo fa con insolita delicatezza: nel film non c'è la ricerca della lacrima facile.
La storia è potente e il film è girato molto bene; la recitazione, la fotografia e le musiche sono di alto livello. In più per me c'è un secondo elemento di simpatia: al centro della storia c'è la ricerca di segnali dallo spazio, con Valerio Mastrandrea nel ruolo di astrofisico. Inoltre una delle prime proiezioni è stata organizzata nella sede dell'ASI, l'Agenzia Spaziale Italiana. Ho trovato un aneddoto carino, legato alla proiezione nella sede dell'ASI. L'ha raccontato la regista a La Repubblica (6 giugno 2018) «Io ero terrorizzata e invece alla fine del film un astrofisico è venuto da me e mi ha detto: 'Lo sa che ha raccontato una mezza verità: il tempo non è lineare per cui esistono delle tracce di chi non c’è più, soltanto non possiamo recuperare questi dati'».


Perché sto raccontando le mie sensazioni su questo film? Perché mercoledì, grazie a Francesco Trento, potrò incontrare Paola Randi e sentire la sua spiegazione di come si passa dalla scrittura di un film alla sua realizzazione.
Come chi segue questo blog sa bene, ci sono poche cose che mi affascinano come il mistero della trasformazione della sceneggiatura in pellicola.
Quindi ancora una volta sono grato a Francesco per questa straordinaria opportunità: la partecipazione al corso gratuito Come si scrive una grande storia.

P.S. Durante l'incontro Paola Randi ha raccontato il suo desiderio di fare un film di fantascienza e la sua felicità nello scriverlo e girarlo davvero. Un film in cui la fantasia (Tito) vivesse in equilibrio con la verità oggettiva (la sorella di Tito). Per questo ha impiegato molto tempo a indagare sul tema scientifico (le onde e i radiotelescopi). Mi ha colpito quando ha raccontato: che avrebbe voluto girare una scena con una vasca piena di liquido non newtoniano (mi è tornata in mente una bella esperienza vissuta al Festival Tuttestorie di Cagliari nel 2008) e quando ha rivelato di essere passata dalla laurea in giurisprudenza alla regia.
Un altro aspetto del film emesso durante l'incontro con Paola Randi è che tra la sceneggiatura e le scene sul set "sono i personaggi che portano l'azione".


Chi desidera seguire le lezioni di Francesco deve contattarlo direttamente: scrivereunagrandestoria@gmail.com (e chi desidera sdebitarsi può fare una donazione a Emergency o Casetta Rossa o Nonna Roma o Non una di meno o Nessuno deve restare indietro. Dona per la raccolta alimentare).
Francesco risponde con le chiavi di accesso a Zoom, la piattaforma attraverso la quale si svolgono le lezioni interattive.
Ecco il programma della prossima settimana (sempre alle 17:00 per circa 2 ore):
Lunedì 11: A metà del secondo atto. Esperienza di morte, smascheramento, slap in the face: la dura vita dei personaggi durante la Prova centrale (PRIMA PARTE);
Mercoledì 13: Lettura e commento di una sceneggiatura (Arrival);
Venerdì 15: A metà del secondo atto. Esperienza di morte, smascheramento, slap in the face: la dura vita dei personaggi durante la Prova Centrale (SECONDA PARTE).

Altre informazioni nella pagina fb del corso: https://www.facebook.com/scriveregrandistorie/