05 agosto 2018

Un padre che inventa storie è più reale. Come in "Famiglia all'improvviso - Istruzioni non incluse"

Un film sulla gioia di vivere, sulle responsabilità che la vita ci pone davanti alla nostra strada, sulla morte, sull'amicizia, sulle scelte che hanno conseguenze, sui talenti che una persona possiede (a volte del tutto ignara). Ma anche un racconto di formazione che parte con un Omar Sy (Samuel) bambino, poi ce lo mostra alla fine del film maturo, ma mai banale e mai noioso, e lo fa intersecare con la crescita di Gloria (una strabiliante Cloria Colston, mamma francesce e padre nordamericano, un volto che rivedremo di sicuro sul grande schermo).  
Famiglia all'improvviso - Istruzioni non incluse è questo e altro, grazie alla bravura degli interpreti e alla capacità del regista (Hugo Gélin) di alternare una prima parte, comico-brillante, con la seconda, decisamente drammatica, quasi senza peso.
Il questo film uno degli aspetti che più mi hanno colpito è il ruolo del padre che inventa storie. Qui per creare un mondo parallelo con l'obiettivo di giustificare l'assenza della mamma. Mi sono subito ritornati in mente Roberto Benigni che protegge il figlio dall'orrore nazista della Shoah e dalla complicità fascista che inventò le leggi razziali (La vita è bella, 1997) e il capolavoro di Gabriele Muccino La ricerca della felicità (2006) in cui Will Smith trasforma, con la forza delle parole, il bagno di una metropolitana in una grotta nella quale difendersi dai dinosauri. Un padre che inventa storie, talvolta, è anche più reale di uno che si attiene solo alla realtà dei fatti, anche perché "la realtà dei fatti" è tutto fuorché raccontabile.
La ricerca della felicità sembra richiamare a sua volta Ladri di biciclette (1948) in cui la ricerca della bicicletta diventa una metafora del tentativo di uscire dalla condizione di povertà, ma se qui il bambino non ha un padre che racconta storie ma che mostra senza filtri tutta la sua debolezza.



Famiglia all'improvviso in Francia è uscito con un titolo completamente diverso: Demain tout commence, in riferimento alla frase con cui il film si chiude, aprendo (o riaprendo) finestre verso il futuro. In questo il film di Hugo Gélin è anche un film che esorta a non aver paura: "Chi ha paura di qualcosa dà a questa paura un potere immenso; è come un animale, che può essere addomesticato o ucciderti".



Una nota sul sottotitolo in italiano (Istruzioni non incluse). In questo caso il riferimento è al titolo della pellicola alla quale Hugo Gélin si è largamente ispirato: No se aceptan devoluciones (Mexico, 2013, regia di Eugenio Derbez).
Perché, in fondo, nessun genitore riceve il manuale di istruzioni per fare il padre o la madre.


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 5 Agosto 2018

20 luglio 2018

Captain Fantastic: un padre, sei figli e tanta voglia di sorprendere

Sono tanti i modi in cui un film può evidenziare le ipocrisie e le contraddizioni della società contemporanea. Può sbeffeggiare il mondo in chiave fantapolitica, come ha fatto Mike Judge con Idiocracy (2016). Può agire per mezzo di una commedia dissacrane, come The Royal Tenenbaums (I Tenenbaum, 2001) di Wes Anderson. Può costruire la parodia di un esperimento scientifico applicato a una famiglia, come ha fatto Emanuel Hoss-Desmarais con Birthmarked (2018). Può affidarsi a un dramma feroce, come No Country for old men (Non è un paese per vecchi, 2007) dei fratelli Coen. Oppure può raccontare la fuga dalla civiltà, come in Into the Wild (Nelle terre selvagge, 2007) scritto e diretto da Sean Penn.
E c'è poi Captain Fantastic (Capitan Fantastic, 2016) che imbocca un'altra strada. Al film non è andata male, visto che la regia di Matt Ross è stata premiata a Cannes (nel 2016). Ma nello stesso tempo c'è più qualche dettaglio che non convince.
Prendiamo la vita all'aperto, la caccia, le corse tra gli alberi, la capanna in mezzo alla foresta. Una serie di situazioni che esercitano (almeno per una persona come me) un fortissimo fascino. Ma in questo film la vita nei boschi non esprime tutto il suo potenziale e si mostra, anzi, molto debole, proprio sul terreno che sarebbe dovuto risultare più fertile: quello dell'educazione dei figli. La principale preoccupazione di Ben (il padre dei 6 ragazzi, interpretato da Viggo Mortensen) sembra essere solo quello di tramutare i suoi ideali di democrazia, di libertà e rispetto per l'ambiente, in azioni concrete. E qui ci trovo una striidente contraddizione: se da un lato Ben censura la parola “interessante”, definita una “non parola” perché significa troppe cose, "quindi non significa niente", d'altra parte ripete: «Siamo definiti dalle nostre azioni, non dalle parole». Ma allora, caro Ben, le parole contano o non contano?
Seconda contraddizione. E qui cito un bel post di Alessandro Cattini ("Il racconto di Captain Fantastic si trasforma in un piccolo romanzo di formazione collettiva"): «La pellicola, apertasi con una critica decisa a tutto ciò che è istituzione a cominciare dallo Stato e dalle Chiese, si chiude con un colorato rito funebre, espressione più arcaica e originaria della religione, celebrato sulle note di una ritmata e gioiosa versione di Sweet Child O’ Mine dei Guns N’ Roses».
Terza contraddizione: Ben e i suoi ragazzi sembrano orientati a superare i luoghi comuni, ma poi se ne escono con: «Papà, ma sono tutti grassi come ippopotami!».

Che cosa mi è piaciuto di più?

Intanto vedere Ben che parla della Shoah con la figlia più piccola aiutandosi con Maus, il capolavoro di Art Spegelman (premio Pulitzer 1992):

Poi il fatto che a Ross il tentativo di sorprendere, proponendo un modello alternativo alla cultura di massa, quella del consumismo (forse il cognome della famiglia - Cash - non è stato scelto a caso) dei fast food e dell’american way of life, del perbenismo protestante, in fondo riesce.
E in questo lo aiuta un Viggo Mortensen superlativo e una banda di ragazzini davvero credibile (in questi casi bisogna fare i complimenti al casting). Forse con altri attori  e con un diverso regista il film si sarebbe trasformato nell'ennesima commedia che fa ridere poco e pensare ancora meno.

Splendida la scena nella quale la famiglia al completo (si fa per dire) canta la canzone dei Guns 'n' Roses Sweet Child o' Mine:


Molto ben riuscita anche la scena dell'arrampicata, mostrata in questo video a partire dalla preparazione:

P. S. il regista del film ha bandito dal set i telefoni cellulari e il cibo spazzatura: 'Captain Fantastic' Director Banned Technology, Junk Food On Set.
Forse perché non puoi rappresentare qualcosa se non la provi realmente, almeno un poco, sulla tua pelle.

Buona visione.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 20 luglio 2018

18 luglio 2018

A Human Library in Sardinia: from July 19 to 27, 2018

Youth Exchange (YE) Human Library: Our Stories is an Erasmus+ project co-funded by the Erasmus+ Programme of the European Union.

This project will take place in Sa Rocca Tunda, San Vero Milis (Oristano), Sardinia, from July 19 to 27, 2018.

By our youth exchange, 5 young people + 1 leader from Romania, Bulgaria, Italy, Poland and Lithuania will develop competencies (skills, knowledge and attitude) which will increase awareness and understanding of young people about cultural diversity and other cultures.

Everything's a story

You are a story

I am a story


Deadline for the application is Friday, June 22, 2018 at 23:58 CET, by this form

08 luglio 2018

Il potere rilassante dell'orto. Piacevole esperienza a Ussana (Cagliari)

Fiore di zucchina. Foto: A. Mameli
Ho sempre saputo che andare in campagna con il preciso scopo di curare le piante o di raccogliere frutta e ortaggi fa bene.
Lo so perché l'ho sperimentato su me stesso in moltre occasioni e lo so perché ho visto gli effetti di questa relazione con la natura nei confronti di altre persone, come ad esempio Zia Consolata Melis, morta a 107 anni, che ha lavorato nell'orto fino a 90 anni.
Poi so che esistono studi come quello pubblicato nel 2016 su Public Health (A case–control study of the health and well-being benefits of allotment gardening) nel quale si osserva che le attività di giardinaggio svolte anche solo una volta alla settimana possono apportare notevoli miglioramenti dell'autostima e dell'umore.
Un meta-studio del 2017 pubblicato su Preventive Medicine Report (Gardening is beneficial for health: A meta-analysis) ha mostrato significativi effetti positivi del giardinaggio sulla salute: riduzione della depressione, dell'ansia e dell'indice di massa corporea.
Ieri ho sperimentato la potenza dell'orto grazie a Stefano Galletta e alla sua azienda agricola Gallicanto di Ussana (Cagliari). Un'esperienza che riconcilia con il mondo.
Ho potuto raccogliere le zucchine e i loro fiori, ho apprezzato i colori e i profumi delle piante che crescono nell'orto e ho notato l'opera meticolosa di api e altri insetti, tutt'intorno.
E ho ammirato molto Stefano, per aver scelto questo lavoro e per come lo porta avanti.

Peperoni. Azienda agricola Gallicanto. Foto: A. Mameli

Mi sono anche imbattuto in una zucchina gigante (più di 9 kg):


Che poi così gigante non è: sono state raccolte zucchine di 20 kg e oltre.


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 8 luglio 2018


My garden – my mate? Perceived restorativeness of private gardens and its predictors
Urban Forestry & Urban Greening (Volume 16, 2016, Pages 182-187)

07 luglio 2018

Wonder: la meraviglia della diversità è una forma di bellezza?

Dopo aver visto Wonder, di Stephen Chbosky, mi è rimbalzata in mente una domanda: io sono l'immagine che ho di me stesso o sono quello che gli altri vedono e pensano di me? Perche questo film non è solo la storia di Auggie Pullman (Jacob Tremblay) che vive con i genitori (Julia Roberts e Owen Wilson) e la sorella (Izabela Vidovic) e che affronta il mondo con una faccia deformata dalla sindrome di Treacher-Collins.
Wonder è anche un film sulle relazioni tra le persone e ci ricorda che qualsiasi sfumatura di ogni nostro atteggiamento può generare delle reazioni negli altri. E ci insegna che la gentilezza, la correttezza, la disponibilità, l'attenzione verso gli altri non sono solo valori da difendere. Ma sono anche gli strumenti più potenti per tentare di rendere il mondo migliore.
Chissà se quando ha scritto Wonder, il libro a cui il film è ispirato, R.J. Palacio (pseudonimo di Raul Jaramillo) aveva in mente questi pensieri. Di sicuro aveva in mente le parole di una canzone di Natalie Merchant che manco a dirlo porta lo stesso titolo del libro e del film: "I confound you. And astound you. They say I must be one of the wonders of God's own creation. And as far as they see, they can offer no explanation" ("Come vi confondo e come vi stupisco! Sapendo che devo essere una delle meraviglie della creazione divina e per quanto tu riesca a capirne non riesci ad offrire altre spiegazioni").
In effetti la grande meraviglia di questo film è che non fornisce risposte alla domanda che mi ha suscitato.
Anzi, mi induce a porne un'altra: la meraviglia della diversità è una forma di bellezza?

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina, 7 luglio 2018


04 luglio 2018

Il sacrificio del cervo sacro: tra cuore vero e umani irreali

Oggi ho visto Il sacrificio del cervo sacro (The Killing of a Sacred Deer) di Yorgos Lanthimos.
Due cose mi hanno colpito in particolare.

La prima è il gesto di levarsi i guanti sporchi di sangue, compiuto dal cardiochirurgo Steven Murphy (Colin Farrel), sopra il cestino dei rifiuti.
Il gesto arriva immediatamente dopo la potentissima inquadratura di un (vero) cuore che batte durante un (vero) intervento chirurgico, per questo forse passa quasi inosservato. Ma secondo me è un gesto che introduce la chiave del film. Quelle mani che si liberano dallo sporco sono come quelle di Ponzio Pilato: "prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!»". Anzi, la chiave è proprio nella risposta che l'evangelista Matteo attribuisce alla gente che assiste al processo? "E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli»"


La seconda è vedere in che modo il regista evidenzia la piccolezza delle figure umane rispetto alle architetture agli spazi dell'ospedale. Lo si nota in particolare nella ripresa dall'alto (bird's-eye view) in cui si vedono Bob e la mamma (Nicole Kidman) accanto alla scala mobile. Si fa fatica a riconoscerli, fin quando il ragazzino cade a terra:



Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 4 luglio 2018 


How a Christ Hospital doctor turned Colin Farrell into a make-believe surgeon


29 giugno 2018

George Clooney still filming Catch-22 in Sardinia

Catch-22 is an American-British-Italian miniseries based on the book written by Joseph Heller (Catch-22), a satire on war and bureaucracy. The story, set during World War II, from 1942 to 1944, focuses on Yossarian, a US Air Force bombardier.
The six-episode series - a co-production between Hulu (United States), Channel 4 (United Kingdom), Sky (Italy) - with stars as Christopher Abbott (Capt. John Yossarian), Kyle Chandler (Colonel Cathcart), George Clooney (Scheisskopf), Tessa Ferrer (Nurse Duckett), Giancarlo Giannini (Marcello, the owner of a brothel in Rome), Hugh Laurie (Major de Coverley), is shooting these thays in Sardinia.
George Clooney inspected about 80 disused airports across Europe before to choose the old airport of Venafiorita (Olbia), discovered with the support of the Sardegna Film Commission.
A few days ago I had the pleasure of admiring the meticulous work of George Clooney and his staff in Catch-22 set, with several U.S. army trucks, some airplains, hundreds of extras.
Obviously is forbidden to take pictures on the set, but in Instagram we found some interesting images:

Un post condiviso da Scott (@scotts_show_and_tell) in data:


Un post condiviso da Barbaros Tapan (@barbarostapan) in data:

Un post condiviso da Fabio Ledda (@fabietto278) in data:

Un post condiviso da Barbaricina (@saramuggittu) in data:



Andrea Mameli, Linguaggio Macchina, 2018




21 giugno 2018

Nel documentario "Navigare con la scienza" di Carlo Ferreri, andato in onda su RAI Scuola il 2 giugno 2018

Nel documentario "Navigare con la scienza" di Carlo Ferreri, andato in onda su RAI Scuola il 2 giugno. La mia mia intervista è stata ripresa a Carloforte l'8 maggio 2018.

Il progetto Lab Boat, coordinato dal CRS4, è stato finanziato dalla Fondazione di Sardegna e ha visto la partecipazione attiva di dieci realtà scientifiche operanti in Sardegna.

18 giugno 2018

Lab Boat, Navigare con la scienza (video, 14 minuti)

Lab Boat, Navigare con la scienza, il bellissimo video documentario di Massimo Gasole (Illador), racconta il periplo della Sardegna con la barca Adriatica e le attività divulgative realizzate tra il 21 aprile e il 10 maggio 2018 nei porti di Cagliari, Olbia, Alghero, Oristano, Carloforte.

Ho avuto l'onore di coordinare il progetto Lab Boat con il CRS4. E in questo video ho avuto il piacere di raccontare l'esperienza, all'interno di un'intervista (che è stata girata a Carloforte il 9 maggio) e come voce narrante dell'intero video.

Se Massimo Gasole ha fatto un ottimo lavoro (e seconeo me lo ha fatto) non lo deve a me ma alla sua bravura e alla preziosa collaborazione fornita dalla Fondazione Sardegna Film Commission, che ha sostenuto il progetto del video documentario.

"Lab Boat, Navigare con la scienza" è una produzione CRS4, in collaborazione con: Fondazione Sardegna Film Commission e Illador.

27 maggio 2018

Si possono mettere a confronto Blade Runner (1982) e Blade Runner 2049 (2017)?

No, perché Blade Runner (Ridley Scott, 1982) e Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve, 2017) non sono proprio paragonabili.
Il primo è un film che si rivede sempre volentieri, forse perché è animato da un climax che cresce fino all'ultima scena, con un monologo memorabile.
Il secondo invece, con la mano di Deckard che tocca la cupola di vetro in cui la figlia postumana vive isolata dal mondo, sembra dire ma non dice, illude ma non mantiene.
Quello di Ridley Scott, in fondo, è il racconto della disillusione umana, in linea con il migliore Philip K Dick. Un tema gigantesco, fatto di paure e di malinconie. Per questo la storia è davvero una corsa sul filo del rasoio. E forse per questo il film del 1982 è indimenticabile. Quello di Villeneuve invece è un sontuoso trionfo dei simboli, emozionante e a tratti stupefacente, ma a mio.modo di vedere è un film senza un'anima.

Ritorno volentieri al copione dell'ultima scena del primo Blade Runner.

«Bella esperienza vivere nel terrore, vero?
In questo consiste essere uno schiavo.
Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.»

Secondo me suona meglio l'originale, spece nelle ultime battute:

«Quite an experience to live in fear, isn't it?
That's what it is to be a slave.
I've seen things you people wouldn't believe,
attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gates.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to die.»




Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 27 Maggio 2018


Ideology as Dystopia: An Interpretation of "Blade Runner"
DOUGLAS E. WILLIAMS International Political Science Review (1988), Vol. 9, No. 4, 381-39