08 luglio 2018

Il potere rilassante dell'orto. Piacevole esperienza a Ussana (Cagliari)

Fiore di zucchina. Foto: A. Mameli
Ho sempre saputo che andare in campagna con il preciso scopo di curare le piante o di raccogliere frutta e ortaggi fa bene.
Lo so perché l'ho sperimentato su me stesso in moltre occasioni e lo so perché ho visto gli effetti di questa relazione con la natura nei confronti di altre persone, come ad esempio Zia Consolata Melis, morta a 107 anni, che ha lavorato nell'orto fino a 90 anni.
Poi so che esistono studi come quello pubblicato nel 2016 su Public Health (A case–control study of the health and well-being benefits of allotment gardening) nel quale si osserva che le attività di giardinaggio svolte anche solo una volta alla settimana possono apportare notevoli miglioramenti dell'autostima e dell'umore.
Un meta-studio del 2017 pubblicato su Preventive Medicine Report (Gardening is beneficial for health: A meta-analysis) ha mostrato significativi effetti positivi del giardinaggio sulla salute: riduzione della depressione, dell'ansia e dell'indice di massa corporea.
Ieri ho sperimentato la potenza dell'orto grazie a Stefano Galletta e alla sua azienda agricola Gallicanto di Ussana (Cagliari). Un'esperienza che riconcilia con il mondo.
Ho potuto raccogliere le zucchine e i loro fiori, ho apprezzato i colori e i profumi delle piante che crescono nell'orto e ho notato l'opera meticolosa di api e altri insetti, tutt'intorno.
E ho ammirato molto Stefano, per aver scelto questo lavoro e per come lo porta avanti.

Peperoni. Azienda agricola Gallicanto. Foto: A. Mameli

Mi sono anche imbattuto in una zucchina gigante (più di 9 kg):


Che poi così gigante non è: sono state raccolte zucchine di 20 kg e oltre.


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 8 luglio 2018


My garden – my mate? Perceived restorativeness of private gardens and its predictors
Urban Forestry & Urban Greening (Volume 16, 2016, Pages 182-187)

07 luglio 2018

Wonder: la meraviglia della diversità è una forma di bellezza?

Dopo aver visto Wonder, di Stephen Chbosky, mi è rimbalzata in mente una domanda: io sono l'immagine che ho di me stesso o sono quello che gli altri vedono e pensano di me? Perche questo film non è solo la storia di Auggie Pullman (Jacob Tremblay) che vive con i genitori (Julia Roberts e Owen Wilson) e la sorella (Izabela Vidovic) e che affronta il mondo con una faccia deformata dalla sindrome di Treacher-Collins.
Wonder è anche un film sulle relazioni tra le persone e ci ricorda che qualsiasi sfumatura di ogni nostro atteggiamento può generare delle reazioni negli altri. E ci insegna che la gentilezza, la correttezza, la disponibilità, l'attenzione verso gli altri non sono solo valori da difendere. Ma sono anche gli strumenti più potenti per tentare di rendere il mondo migliore.
Chissà se quando ha scritto Wonder, il libro a cui il film è ispirato, R.J. Palacio (pseudonimo di Raul Jaramillo) aveva in mente questi pensieri. Di sicuro aveva in mente le parole di una canzone di Natalie Merchant che manco a dirlo porta lo stesso titolo del libro e del film: "I confound you. And astound you. They say I must be one of the wonders of God's own creation. And as far as they see, they can offer no explanation" ("Come vi confondo e come vi stupisco! Sapendo che devo essere una delle meraviglie della creazione divina e per quanto tu riesca a capirne non riesci ad offrire altre spiegazioni").
In effetti la grande meraviglia di questo film è che non fornisce risposte alla domanda che mi ha suscitato.
Anzi, mi induce a porne un'altra: la meraviglia della diversità è una forma di bellezza?

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina, 7 luglio 2018


04 luglio 2018

Il sacrificio del cervo sacro: tra cuore vero e umani irreali

Oggi ho visto Il sacrificio del cervo sacro (The Killing of a Sacred Deer) di Yorgos Lanthimos.
Due cose mi hanno colpito in particolare.

La prima è il gesto di levarsi i guanti sporchi di sangue, compiuto dal cardiochirurgo Steven Murphy (Colin Farrel), sopra il cestino dei rifiuti.
Il gesto arriva immediatamente dopo la potentissima inquadratura di un (vero) cuore che batte durante un (vero) intervento chirurgico, per questo forse passa quasi inosservato. Ma secondo me è un gesto che introduce la chiave del film. Quelle mani che si liberano dallo sporco sono come quelle di Ponzio Pilato: "prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!»". Anzi, la chiave è proprio nella risposta che l'evangelista Matteo attribuisce alla gente che assiste al processo? "E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli»"


La seconda è vedere in che modo il regista evidenzia la piccolezza delle figure umane rispetto alle architetture agli spazi dell'ospedale. Lo si nota in particolare nella ripresa dall'alto (bird's-eye view) in cui si vedono Bob e la mamma (Nicole Kidman) accanto alla scala mobile. Si fa fatica a riconoscerli, fin quando il ragazzino cade a terra:



Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 4 luglio 2018 


How a Christ Hospital doctor turned Colin Farrell into a make-believe surgeon


29 giugno 2018

George Clooney still filming Catch-22 in Sardinia

Catch-22 is an American-British-Italian miniseries based on the book written by Joseph Heller (Catch-22), a satire on war and bureaucracy. The story, set during World War II, from 1942 to 1944, focuses on Yossarian, a US Air Force bombardier.
The six-episode series - a co-production between Hulu (United States), Channel 4 (United Kingdom), Sky (Italy) - with stars as Christopher Abbott (Capt. John Yossarian), Kyle Chandler (Colonel Cathcart), George Clooney (Scheisskopf), Tessa Ferrer (Nurse Duckett), Giancarlo Giannini (Marcello, the owner of a brothel in Rome), Hugh Laurie (Major de Coverley), is shooting these thays in Sardinia.
George Clooney inspected about 80 disused airports across Europe before to choose the old airport of Venafiorita (Olbia), discovered with the support of the Sardegna Film Commission.
A few days ago I had the pleasure of admiring the meticulous work of George Clooney and his staff in Catch-22 set, with several U.S. army trucks, some airplains, hundreds of extras.
Obviously is forbidden to take pictures on the set, but in Instagram we found some interesting images:

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Andrea Mameli, Linguaggio Macchina, 2018




21 giugno 2018

Nel documentario "Navigare con la scienza" di Carlo Ferreri, andato in onda su RAI Scuola il 2 giugno 2018

Nel documentario "Navigare con la scienza" di Carlo Ferreri, andato in onda su RAI Scuola il 2 giugno. La mia mia intervista è stata ripresa a Carloforte l'8 maggio 2018.

Il progetto Lab Boat, coordinato dal CRS4, è stato finanziato dalla Fondazione di Sardegna e ha visto la partecipazione attiva di dieci realtà scientifiche operanti in Sardegna.

18 giugno 2018

Lab Boat, Navigare con la scienza (video, 14 minuti)

Lab Boat, Navigare con la scienza, il bellissimo video documentario di Massimo Gasole (Illador), racconta il periplo della Sardegna con la barca Adriatica e le attività divulgative realizzate tra il 21 aprile e il 10 maggio 2018 nei porti di Cagliari, Olbia, Alghero, Oristano, Carloforte.

Ho avuto l'onore di coordinare il progetto Lab Boat con il CRS4. E in questo video ho avuto il piacere di raccontare l'esperienza, all'interno di un'intervista (che è stata girata a Carloforte il 9 maggio) e come voce narrante dell'intero video.

Se Massimo Gasole ha fatto un ottimo lavoro (e seconeo me lo ha fatto) non lo deve a me ma alla sua bravura e alla preziosa collaborazione fornita dalla Fondazione Sardegna Film Commission, che ha sostenuto il progetto del video documentario.

"Lab Boat, Navigare con la scienza" è una produzione CRS4, in collaborazione con: Fondazione Sardegna Film Commission e Illador.

27 maggio 2018

Si possono mettere a confronto Blade Runner (1982) e Blade Runner 2049 (2017)?

No, perché Blade Runner (Ridley Scott, 1982) e Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve, 2017) non sono proprio paragonabili.
Il primo è un film che si rivede sempre volentieri, forse perché è animato da un climax che cresce fino all'ultima scena, con un monologo memorabile.
Il secondo invece, con la mano di Deckard che tocca la cupola di vetro in cui la figlia postumana vive isolata dal mondo, sembra dire ma non dice, illude ma non mantiene.
Quello di Ridley Scott, in fondo, è il racconto della disillusione umana, in linea con il migliore Philip K Dick. Un tema gigantesco, fatto di paure e di malinconie. Per questo la storia è davvero una corsa sul filo del rasoio. E forse per questo il film del 1982 è indimenticabile. Quello di Villeneuve invece è un sontuoso trionfo dei simboli, emozionante e a tratti stupefacente, ma a mio.modo di vedere è un film senza un'anima.

Ritorno volentieri al copione dell'ultima scena del primo Blade Runner.

«Bella esperienza vivere nel terrore, vero?
In questo consiste essere uno schiavo.
Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.»

Secondo me suona meglio l'originale, spece nelle ultime battute:

«Quite an experience to live in fear, isn't it?
That's what it is to be a slave.
I've seen things you people wouldn't believe,
attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gates.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to die.»




Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 27 Maggio 2018


Ideology as Dystopia: An Interpretation of "Blade Runner"
DOUGLAS E. WILLIAMS International Political Science Review (1988), Vol. 9, No. 4, 381-39

26 maggio 2018

L'incanto della cascata di Piscina Irgas (Villacidro). Maggio 2018

La bellezza di un luogo, non di rado, è proporzionale alle difficoltà che si devono superare per raggiungerlo. La cascata "Piscina Irgas" a Villacidro (50 km da Cagliari) è uno di questi luoghi. I sentieri sono indicati bene ma i 6 chilometri da percorrere a piedi, all'interno di un meraviglioso bosco di lecci e corbezzoli, per essere goduti pienamente, richiedono allenamento e buoni scarponi. In 2 ore e 18 minuti abbiamo superato un dislivello di 318 m.
Una cosa è certa: lo spettacolo finale ricompensa la fatica.



Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 26 Maggio 2018


25 maggio 2018

La foto del profilo o la foto di profilo?

A bordo di Adriatica. Maggio 2018. Foto: Laura Farneti

13 maggio 2018

Adriatica rientra a Cagliari, si conclude una straordinaria esperienza

Adriatica è rientrata a Cagliari il 10 Maggio e il progetto Lab Boat si è concluso. La sensazione più bella? Quando la barca viene spinta dalla vela e gli unici rumori sono quelli del mare e del vento.
La vela di Adriatica. Maggio 2018. Foto: Andrea Mameli

Altri due momenti indimenticabili: l'alba nel Golfo di Cagliari e i delfini che ti saltano accanto.




Ma è forte anche anche la consapevolezza di aver vissuto, con il progetto Lab Boat, un'esperienza ricca di significato anche a vantaggio degli studenti che sono stati coinvolti. Un'esperienza che acquista un senso profondo in tutti i passaggi, come l'uscita dal porto industriale di Oristano

Adriatica nal porto industriale di Oristano, 7 Maggio 2018. Foto: Andrea Mameli




Adriatica nal porto industriale di Oristano, 7 Maggio 2018. Foto: Andrea Mameli


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 13 Maggio 2018

Adriatica entra nel porto di Cagliari, 10 Maggio 2018. Foto: A. Mameli

Filippo Mennuni e Andrea Mameli, Porto di Cagliari, 11 Maggio 2018