14 aprile 2019

Cagliari in bici: esplorazioni urbane e ciclabili, Aprile 2019

Ho percorso la pista ciclabile Su Siccu - Molentargius a Cagliari e in queste foto ho cercato di rappresentare i punti che ho apprezzato di più. Per il tipo di superficie, la sicurezza (sempre molto distante dalle auto - tranne nel tratto vicino alla Guardia di Finanza di Su Siccu - o comunque protetta), il paesaggio circostante. L'unica nota negativa sono i pedoni che spesso invadono la pista, nonostante la segnaletica orizzontale.
[Andrea Mameli, Aprile 2019]



Cagliari [Foto: Andrea Mameli - Linguaggio Macchina (Aprile 2019)]
Cagliari [Foto: Andrea Mameli - Linguaggio Macchina (Aprile 2019)]


Cagliari [Foto: Andrea Mameli - Linguaggio Macchina (Aprile 2019)]


Cagliari [Foto: Andrea Mameli - Linguaggio Macchina (Aprile 2019)]

Cagliari [Foto: Andrea Mameli - Linguaggio Macchina (Aprile 2019)]


Cagliari [Foto: Andrea Mameli - Linguaggio Macchina (Aprile 2019)]

30 marzo 2019

Alpioniscus sideralis, il crostaceo scoperto dagli astronauti nelle grotte sarde

Sotto terra [Copyright ESA–V. Crobu]
Questo blog ne parlò il 7 agosto 2013 (Caves: storie di astronauti dell'ESA nelle grotte sarde) dopo che la notizia era stata data dall'ESA (Catch that bug, 21 Giugno 2013) e da Popular Science (Astronauts Practice For Space In An Italian Cave, 6 agosto 2013). Ora ci ritorniamo con piacere, per annunciare il nome della nuova specie di crostacei scoperta dagli astronauti, Alpioniscus sideralis, dopo l'annuncio dato dall'ESA: Back to the water (26 marzo 2019).
Teatro di questa straordinaria impresa scientifica è il maestoso complesso di ambienti sotterranei scelto dell'Agenzia Spaziale Europea per il programma di formazione CAVES (Cooperative Adventure for Valuing and Exercising human behaviour and performance Skills) che incoraggia i candidati della Stazione Spaziale Internazionale a condurre insieme ricerche in ambienti sotterranei inospitali.
Paolo Marcia, il ricercatore dell'università di Sassari che ha classificato il piccolo crostaceo (è lungo un centimetro) l'ha chiamato "Alpioniscus sideralis".
Alpioniscusa Sideralis [Copyright ESA - M. Fincke]


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 30 Marzo 2019

18 marzo 2019

Attore e designer. La lezione di Marenco: mai limitarsi a pensare che nella vita si possa fare una sola cosa

Mario Marenco, morto ieri all'età di 87 anni, era noto al pubblico televisivo (a partire dal debutto, avvenuto nel 1970, con Enzo Jannacci, Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto) e radiofonico (con "Alto gradimento" insieme a Giorgio Bracardi, Arbore e Boncompagni). Di Marenco si ricordano personaggi come il Colonnello Buttiglione (che in seguito alle lamentele del ministero della Difesa, dato che esisteva un generale con lo stesso nome, fu "promosso" a generale Damigiani), la Sgarambona, l’astronauta Raimundo Navarro, il dottor Anemo Carlone, il professor Aristogitone, Verzo, Ida Lo Nigro, il poeta Marius Marenco, Mr. Ramengo e Riccardino. Marenco è stato anche attore per il cinema e autore di libri umoristici («Lo scarafo nella brodazza», «Dal nostro inviato speciale», e altri).
Però quello che mi colpisce è scoprire, oggi, l'altro Mario Marenco. Quello che si era laureato in architettura nel 1957, aveva ottenuto 5 borse di ricerca a Stoccolma e Chicago e nel 1960 aveva aperto un atelier di architettura e design (Studio Degw) a Roma. Poi dal 1970 è stato designer per Arflex, Artemide, Bernini, B & B, Comfortline. Dal 1982 ha collaborato con Alfa Romeo, FIAT, Lancia, per la realizzazione di esposizioni. Nel 1985 ha firmato orologi per Ferrari e FIAT. E non basta: ci sono svariate invenzioni brevettate da Marenco. Come il dispositivo per macchine tessili (patent US3587804A), il lampadario Cynthia (1968), la poltrona/divano Marenco design per Arflex (che ha introdotto un sistema rivoluzionario per assemblare i cuscini e i braccioli al telaio in tubolare metallico).
La lezione è chiara: mai limitarsi a pensare che nella vita si possa fare una sola cosa. Uno può essere architetto, ricercatore e designer e nello stesso tempo (o anche in tempi diversi) attore, autore e umorista. La mente umana tende a semplificare e classifica le persone in modo stabile e univoco. Ma nella realtà le cose possono andare in maniera molto più varia e complessa di quanto si possa pensare.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina,  18 Marzo 2019

13 marzo 2019

Il web ha compiuto 30 anni. Il video della diretta da Radio X

[Radio X, 12 Marzo 2019. Foto. Emanuela Falqui]
Il 12 Marzo 2019 il World Wide Web ha compiuto 30 anni.
A Cagliari il compleanno è stato festeggiato con una diretta radiofonica e facebook da Radio X.
In studio: Luigi Filippini (all’epoca coordinatore del gruppo che sviluppò il primo sito web italiano: www.crs4.it), Luca Manunza (inventore della prima web mail), Sergio Benoni (fondatore di Radio X, prima web radio in Europa), Reinier van Kleij (allora system manager de L’Unione Sarda, collaborò con il CRS4 per mettere sul web il giornale che diventò così il primo quotidiano online in Europa), Ivan Marcialis (tra i curatori del primo sito web del Liceo Scientifico “Alberti” di Cagliari, prima scuola italiana a gestire autonomamente un proprio server), Pietro Zanarini (matricola numero 1 del CRS4 e allora collega al CERN di Tim Berners-Lee), Paola Catapano (giornalista scientifica e direttrice comunicazione multimediale del CERN, già assistente personale di Carlo Rubbia nel 1990, in collegamento da Ginevra), coordina Andrea Mameli (responsabile del Programma Comunicazione del CRS4, ha sviluppato la tesi di laurea al CRS4 nel 1995).
Ecco il video dell'incontro

11 marzo 2019

Anche a Cagliari #Web30 la festa del World Wide Web

Il 12 marzo 2019 è il 30° compleanno del "World Wide Web" e il CERN di Ginevra a partire dalle 10:00 ospiterà in diretta web l'evento principale, con Tim Berners-Lee, Fabiola Gianotti, Robert Cailliau, Charlotte Lindberg Warakaulle e altri ospiti: #Web30


Lo stesso giorno, per iniziativa del CRS4 e dell'emittente radiofonica RadioX, Cagliari sarà sede di una diretta radio (streaming e 96,8 Fm) e Facebook, per dare voce ad alcune delle persone che, a seguito della messa in rete del primo sito web italiano nell'agosto del 1993, contribuirono alla creazione di nuove applicazioni del www, racconteranno alcuni episodi di quegli anni pionieristici e risponderanno a domande del pubblico. Da Ginevra interverrà Paola Catapano, giornalista scientifica e direttrice comunicazione multimediale del CERN, già assistente personale di Carlo Rubbia nel 1990 agli albori del Web. In studio interverranno: Luigi Filippini (all'epoca coordinatore del gruppo del CRS4 che sviluppò il primo sito web italiano), Luca Manunza (quando lavorava al CRS4 inventò la prima webmail, nel 1995), Sergio Benoni (ideatore dellla prima web radio europea, Radio X, nel 1995), Reinier van Kleij (all'epoca era il system manager de L'Unione Sarda e collaborò con il CRS4 per mettere su web il giornale, che diventò così il primo quotidiano online in Europa, nel 1994), Pietro Zanarini (matricola numero 1 del CRS4, collega al CERN di Tim Berners-Lee trent'anni fa, tuttora al CRS4), Ivan Marcialis (all'epoca era tra i curatori del sito web del Liceo Scientifico "Alberti" di Cagliari, prima scuola italiana a gestire autonomamente un proprio server, nel 1995, ora è ricercatore del CRS4). Coordina Andrea Mameli, un altro che ha vissuto quegli anni :-)


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 11 Marzo 2019

Come appariva la home page del CRS4 nel 1993

08 marzo 2019

Otto Marzo a Senorbì per ricordare Marguerite Vogt


all'Einaudi di Senorbì per parlare di scienziate, dei Nobel conquistati e di quelli negati. In partitolare con il caso di Marguerite Vogt, la virologia tedesca ingiustamente esclusa dal Nobel per la medicina 1975.
Marguerite inizia a condurre ricerche sistematiche sul moscerino della frutta (Drosophila) a partire da 14 anni d'età. Il suo primo articolo scientifico risale nel 1937, anno della laurea in medicina. L'ultimo è del 1998.
In mezzo una vita di scienza, a partire dal primo incarico al California Institute of Technology, gli studi sulla Drosophila, la lunga collaborazione con Renato Dulbecco.
Quello che rimane più impresso di tutta questa storia è il mancato riconoscimento delle ricerche principali di Marguerite.
Vogt e Dulbecco nel 1954 pubblicano un articolo (Plaque formation and isolation of pure lines with poliomyelitis viruses) che ha ricadute di enorme importanza che arrivano allo sviluppo del vaccino antipolio. Nel 1963 Dulbecco e Vogt iniziano a lavorare al Salk Institute for Biological Studies di La Jolla (California), fondato da Jonas Salk, il virologo che sviluppato il vaccino contro la poliomelite.
Ma nel il Nobel per la medicina (“per le loro scoperte concernenti le interazioni fra virus tumorali e il materiale genetico della cellula") vine conferito solo a Renato Dulbecco, David Baltimore, Howard Martin Temin. Di Marguerite Vogt nessuna traccia. Il suo nome compare solo nella biografia ufficiale di Dulbecco nel sito del Nobel: "Max Delbrück helped me understand the scientific method and the goals of biology, and Marguerite Vogt contributed to my knowledge of animal cell cultures".
Mi sembra doveroso ricordare la figura di Marguerite Vogt per quello che è stata: una grandissima scienziata. Ma anche una persona che amava l'arte e la musica.

Senorbì 8 marzo 2019. Foto: Isaura Piredda


Senorbì, 8 marzo 2019. Foto: Isaura Piredda

02 marzo 2019

FameLab, divulgare la scienza in 3 minuti. Le finali di Catania, 28 febbraio 2019

Il 28 febbraio ho avuto l'onore di far parte della giuria del talent scientifico FameLab Italia.
Insieme a Daria Guidetti, ricercatrice all'Istituto di Radioastronomia INAF di Bologna, Salvatore Bordonaro (Dipartimento Agricoltura Università di Catania) e Alberto Conti (Radio Zammù).
Nell’aula magna del dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania si sono esibiliti i sette concorrenti, di età compresa fra 21 e 35 anni: Salvato Alaimo (con una presentazione dal titolo: "Medicina 2.0"), Giuseppe Castro ("Viaggio al centro dell'universo"), Lidia Trombello ("Un virus per la nostra esistenza"), Giacomo Torrisi  ("L'effetto fotovoltaico in breve"), Luisa Scuccess ("Un'antica divinità azteca"), Simone Valastro ("Energia Oscura"), Giuseppe Calaciura ("Cosa sceglie per noi").
La mia impressione complessiva è di grande inventiva e coraggio da parte di tutti i concorrenti, alcuni hanno anche dimostrato di saper sfruttare tutti gli strumenti a disposizione: voce, gestualità, controllo dello spazio e movimenti. E in alcuni casi anche l'uso di oggetti.
Ridurre tutto il messaggio in una comunicazione di 3 minuti impone uno sforzo di chiarezza e di sintesi non banale. Per questo ammiro la determinazione con cui i sette concorrenti hanno intrapreso questa sfida.
Per alcuni di loro era una delle prime volte che si mostravano così apertamente davanti al pubblico. Per tutti sarebbe necessario un ulteriore sforzo nella gestione della voce e nella ricerca di un tono più naturale e più "vicino" al pubblico. Mi è già capitato di avvertire questa sensazione con giovani aspiranti imprenditori, per i quali la voce evidentemente non era un aspetto cui dedicare attenzione.
Da anni sostengo che la capacità di parlare in pubblico andrebbe curata a partire dalla scuola dell'obbligo, perché a mio modo di vedere non è possibile che una persona si trovi per la prima volta nella sua vita a parlare in pubblico in occasione della discussione della tesi di laurea. Per questo ho apprezzato l'iniziativa del Minister della Pubblica Istruzione di siglare un protocollo con Ted Conference LLC per offrire agli studenti delle superiori la partecipazione a percorsi volti a migliorare la loro capacità argomentativa e quella di parlare (in italiano e in inglese).
Dopo le esibizioni dei concorrenti a me e a Daria Guidetti è stata offerta la possibilità di proporre un seminario di 30 minuti.
Daria, con l'aiuto di immagini e video, ha parlato di inquinamento spaziale e di radioastronomia. E ha mostrato come, a causa del completo disinteresse da parte di chi spediva razzi in cielo, lo spazio intorno alla Terra si sia riempito di spazzatura. Per fortuna ora (anche con l'aiuto di SRT) è possibile una raccolta differenziata.
Io ho parlato dell'importanza delle simulazioni nella ricerca scientifica della loro presunta sostenibilità. Il pubblico, composto da studenti di una scuola media di Catania e di alcune scuole superiori, a conclusione dei due interventi ha posto una serie di domande molto stimolanti. E, come spesso accade, da quelle domande ho imparato qualcosa!

Poi con la giuria abbiamo valutato la chiarezza espositiva, il carisma narrativo e la coerenza dei contenuti delle sette esibizioni.
  
Si è classificata prima Lidia Trombello, studentessa di Medicina e Chirurgia dell'Università di Catania, grazie alla forza del suo racconto sulla storia del virus che si è introdotto nel DNA umano generando una proteina che sostiene la vita e favorendo la fusione di cellule embrionali e materne. Al secondo posto Giacomo Torrisi, assegnista di ricerca al dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Catani, il quale ha portato in scena la storia di una particolare amicizia, quella tra il fotone e l’elettrone, grazie alla quale si attiva l’effetto fotovoltaico. 
I primi due (nella foto) accedono alla fase finale che si svolgerà a Maggio a Milano, preceduta, un mese prima, da una Masterclass che si terrà a Perugia. 


Al terzo posto Luisa Scucces, con una presentazione dedicata all'importanza delle cellule staminali. Tra i terzi classificati di tutta Italia potranno essere ripescati alcuni per sostituire eventuali abbandoni. Simone Valastro ha ricevuto il premio “My best talk” grazie alle preferenze del pubblico in sala.

In Italia l'organizzazione di FameLab è a cura di Psiquadro, in collaborazione con Il British Council Italia. L'incontro di Catania è stato condotto da Mauro Gemma, di Radio Zammù. Tutto è andato molto bene grazie alla meticolosa supervisione del fisico Salvo Mirabella, cui va la mia gratitudine per avermi invitato. 

Il format FameLab, ideato dal Cheltenham Festival, viene promosso a livello mondiale dal British Council in oltre trenta Paesi e localmente conta, come è stato fatto (brillantemente) a Catania, sull'iniziativa di gruppi che devono far funzionare una complessa macchina organizzativa. Il 28 febbraio tutto ha funzionato bene grazie alla lunga serie di organismi coinvolti: Università di Catania, INFN e Laboratori Nazionali del Sud, INAF-Osservatorio Astrofisico di Catania, Istituto per la Microelettronica e i Microsistemi del CNR, il Piano Lauree scientifiche, il Centro siciliano di Fisica nucleare e Struttura della Materia, la Scuola Superiore di Catania, Young Minds Catania, Accademia italiana per la Promozione della Matematica, Radio Zammù, Zammù Tv.
Le foto che ho pubblicato sono di Santo Reito  (INFN), che ringrazio vivamente.


Linguaggio Macchina, 2 Marzo 2019

27 febbraio 2019

A Catania per Famelab 2019

Domani, giovedì 28 febbraio, nell’aula magna del dipartimento di Agricoltura Alimentazione e Ambiente (Polo bioscientifico, via Santa Sofia 100), dell'Università di Catania, saranno in sette a contendersi i due posti in palio per la finale nazionale di Milano del "talent per scienziati" Famelab 2019.
Ai partecipanti sarà richiesto di essere brillanti, coinvolgenti, chiari e creativi, per illustrare un argomento scientifico che li appassiona, in soli 3 minuti di tempo.
A valutarli sarà la giuria di esperti composta da Daria Guidetti (INAF), Andrea Mameli (CRS4), Salvo Bordonaro (Unict) e Alberto Conti (Radio Zammù).
Guidetti e Mameli saranno inoltre gli ospiti d’onore della mattinata, testimonial di un modo efficace e accattivante di comunicare la scienza i rispettivi talk su "Bellezze e sporcizia nell’Universo. Scoprile su RadioAstronomia!" e "Scienza Sostenibile".
L’evento, ideato dal Cheltenham Festival e promosso a livello mondiale dal British Council in oltre 30 differenti Paesi, è una competizione per giovani ricercatori con il talento della comunicazione. In Italia è organizzato da Psiquadro in collaborazione con il British Council Italia e numerosi altri partner territoriali, tra i quali, per la sede etnea, l'Università di Catania, l’Inaf – Osservatorio Astrofisico di Catania, i Laboratori Nazionali del Sud e la sezione di Catania dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare, l’Istituto per la Microelettronica e i Microsistemi del Cnr, il Piano Lauree scientifiche, il Centro siciliano di Fisica nucleare e Struttura della Materia, la Scuola Superiore di Catania, Young Minds Catania, Accademia italiana per la Promozione della Matematica, Radio Zammù e Zammù Tv.
I due vincitori dell’edizione catanese parteciperanno alla FameLab Masterclass, un workshop di formazione in comunicazione della scienza, che si svolgerà a Perugia dal 12 al 14 aprile e successivamente disputeranno la finale nazionale del concorso in programma a maggio a Milano.

03 febbraio 2019

Premio Asimov 2019, ritornano le recensioni per le scuole superiori

Ecco di nuovo il premio Asimov per l'editoria scientifica divulgativa!


Istituito nel 2015 dal Gran Sasso Science Institute (GSSI) con il nome “Premio Asimov per l’editoria scientifica divulgativa”, da un’idea di Francesco Vissani, si ispira ai premi assegnati dalla Royal Society. Alla prima edizione (2016) parteciparono 200 studenti, 2300 alla terza (2018). La quarta edizione si preannuncia ancora più ricca perché il Premio avrà undici centri di coordinamento (in Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria.

Il Premio è intitolato allo scrittore Isaac Asimov e si rivolge agli studenti delle scuole secondarie superiori che aderiscono all’iniziativa, secondo un regolamento in 14 articoli.

La quarta edizione del “Premio Asimov” è promossa e organizzata da: INFN, Comitato di Coordinamento della III Missione, Gran Sasso Science Institute (GSSI), Laboratori Nazionali del Gran Sasso, Sezioni di Bologna, Cagliari, Lecce, Napoli e Perugia dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Dipartimento di Matematica e Fisica ′′E. De Giorgi′′ dell’Università del Salento, Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania, Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria, dal Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università di Bologna, dalla Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino, dall’Università di Napoli Federico II, dal Centro Siciliano di Fisica Nucleare e Struttura della Materia, dall’Associazione Librai Italiani (ALI).

L’iniziativa è patrocinata dalla Regione Abruzzo, dalla Società Italiana di Fisica (SIF), dall‘Accademia dei Lincei, dalla Società Italiana di Relatività Generale e Fisica della Gravitazione (SIGRAV), dal Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze (CICAP), dai Laboratori Nazionali del Sud, dalle Sezioni di Catania e dal Gruppo collegato di Cosenza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), dall’Università di L’Aquila, dall’Università di Camerino, dall’Università di Cagliari, dal CRS4 (Centro di Ricerca, Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna) e dall’Institute of Applied Sciences and Intelligent Systems (ISASI-CNR).

Come l'anno scorso (Premio Asimov 2018, una delle cose più belle degli ultimi anni) avrò l'onore di portare i miei consigli sulla scrittura delle recensioni in alcune scuole della Sardegna.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 3 Febbraio 2019

20 gennaio 2019

Cry Havoc a Cagliari: Stephan Wolfert combatte contro i fantasmi (e le ipocrisie) della guerra

Se sono qui, due ore dopo la fine dello spettacolo, a tentare di riannodare il filo delle sensazioni, significa che Stephan Wolfert ha centrato il bersaglio. La storia che l'attore, ex militare, ha portato sul palcoscenico del TeatrExMa contiene l'archetipo degli archetipi: l'eroe. In più è una storia vera. In più, ancora, la storia del reduce di guerra che scopre la forza della narrazione di Shakespeare grazie a un incontro fortuito con il Riccardo III è la sua storia. Così in "Cry Havoc!" c'è tutta la potenza delle parole e del corpo, ovvero le armi che Stephan Wolfert ha imbracciato dopo aver smesso l'uniforme dell'esercito USA.
Dallo spettacolo (500 repliche, in 32 stati Usa e in giro per il mondo) è poi nato un programma di recupero per veterani di guerra colpiti da traumi, basato sul teatro - De-cruit - di cui Stephan Wolfert è ideatore e i cui risultati sono raccolti in pubblicazioni scientifiche. La battaglia di "Cry Havoc!" contro i fantasmi della guerra si combatte sul palcoscenico. Ma fa bene anche a chi non è mai stato in guerra, perché non trasmette solo emozioni: c'è un abbondante passaggio di informazioni verso lo spettatore, una seria e onesta diffusione di conoscenza intorno alla guerra, alle sue crudeltà e alle sue ipocrisie. Stephan Wolfert lo fa con il senso di responsabilità di chi conosce bene, per averlo provato sulla sua pelle, quello che succede sul fronte (e nell'addestramento): una disumanizzazione integrale, che al rientro a casa non viene risolta. E l'ipocrisia è tutta in questo addestrare alla guerrra e osannarla senza poi disinnescarla, riconoscendone l'inadeguatezza come strumento di risoluzione dei conflitti.
Stephan Wolfert incolla gli spettatori dalla prima scena (quando ci porta insieme a lui sul tetto di un treno), all'ultima (quando riassume tutto il percorso con l'aiuto della musica e della danza) e lo fa in jeans e maglietta, senza alcun oggetto sul palco. Dando prova di capacità attoriali notevoli.
A Cagliari Stephan Wolfert si è commosso ricordando le ingiustizie subìte dal soldato afroamericano Henry Lincoln Johnson, cui la Francia tributà la Croix de Guerre per eroisimo (sul fronte della prima guerra mondiale con il 369-simo reggimento di fanteria “Harlem Hellfighters") nel 1918, mentre gli Usa gli conferirono la Medaglia d'Onore solo nel 2015.
E io ringrazio vivamente il Teatro dall'armadio e il Consorzio Camù per aver portato Stephan Wolfert a Cagliari.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 20 gennaio 2019


Some publications:
  • The Therapeutic Effects of Imagination: Investigating Mimetic Induction and Dramatic Simulation in a Trauma Treatment for Military Veterans on The Arts in Psychotherapy. Authors: Alisha Alia, Stephan Wolferth, Patricia Fahmya, Meghan Nayyara, Amna Chaudhrya
    Abstract - The concept of mimesis has existed since the time of the ancient Greeks and continues to be debated by artists and scholars alike concerning its meaning and implications for our understanding of the effects of theatre and fiction. In this article, we consider the possible therapeutic potential of mimesis, which can be seen as a way of thinking about theatre as a form of simulated story in which we can imagine ourselves. We focus on the healing effects of the imagination by analyzing its application through DE-CRUIT, a theatre-based treatment program for traumatic stress in military veterans. Through examples of specific veterans who have taken part in DE-CRUIT, we show how the imagination opens up emotional and psychological space for the exploration of trauma, thereby constructing a path to recovery that draws upon the human capacity for story-telling and meaning-making.
  • Intersecting modes of aesthetic distance and mimetic induction in therapeutic process: Examining a drama-based treatment for military-related traumatic stress on Drama Therapy Review, Volume 4 Issue 2, October 2018. Authors: Alisha Ali, Stephan Wolfert, Ingrid Lam, Tazmin Rahman.
    Abstract - Can Shakespeare be a treatment for posttraumatic stress in military veterans? This is the question that our research team has been examining through the empirical investigation of the DE-CRUIT program. DE-CRUIT uses Shakespeare’s verse to help veterans with the articulation, sharing and processing of trauma. In this article, we focus specifically on the therapeutic process of the program that involves various modes of aesthetic distance in combination with mimetic induction, a treatment technique in which fictionalized narrative reflects the real-life experience of trauma. After describing that process, we illustrate these various intersecting therapeutic components through the case of ‘D.’, a military veteran who took part in DE-CRUIT after many years of living with a secret, non-disclosed trauma.