28 agosto 2016

Terremoto e stress post trauma. Una nota dell'Istituto di fisiologia clinica Ifc-Cnr di Pisa

Una nota dell'Istituto di fisiologia clinica Ifc-Cnr di Pisa dedicata allo stress causato dal terremoto. Rischi psicologici, casistica e consigli per affrontare il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS).

Quali sono gli effetti e i rischi psicologici provocati dal terremoto? 
Le calamità naturali come il terremoto che ha colpito l’Italia nei giorni scorsi sono eventi che superano l'ambito della normale esperienza e che quindi, dal punto di vista psicologico, rappresentano traumi tali da indurre stress in chiunque li abbia vissuti. Come è comprensibile, essere travolti da un evento di questo tipo mette a durissima prova le nostre capacità di adattamento e la nostra salute psicologica, sebbene le reazioni di stress vengano considerate una reazione normale a eventi eccezionali. Fondamentalmente, i rischi per la sfera psicologica sono legati all’insorgenza di patologie, spesso gravi, conseguenti alla cronicizzazione della paura, che diventa angoscia quando l’evento sismico non si esaurisce in breve ma si protrae nel tempo. Una simile sollecitazione emotiva innesca una serie di effetti tipicamente legati all’esposizione cronica di stress, quali modificazioni dei livelli ormonali (cortisolo e catecolamine, nelle donne anche gli estrogeni), alterazioni del sonno e, nel lungo termine, variazioni cardiovascolari associate a un maggior rischio di sviluppare ipertensione, tachicardia e talvolta infarto del miocardio. Tutto questo crea una via preferenziale per l’insorgenza di patologie come la depressione e il Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS). Inoltre è necessario distinguere tra la percezione dello stress degli adulti e dei bambini, dato il differente approccio con cui vivono un’esperienza così traumatica e le diverse terapie a cui dovranno essere sottoposti.
Quali emozioni innesca il terremoto nelle popolazioni che lo subiscono?
Il terremoto produce nelle persone uno choc emozionale intenso, tipicamente scatenando ansia, paura e attacchi di panico. L’ansia è generalmente un’emozione a due facce: da un lato può spingere l’individuo a dare il massimo mediante una serie di processi dinamici neurali, fisiologici, comportamentali e cognitivi che portano all’adattamento; dall’altro può limitare l’esistenza dell’individuo stesso inducendo alterazioni neurali, fisiologiche, comportamentali e cognitive che aumentano la vulnerabilità a manifestare patologie.
Alcuni studi hanno dimostrato come, anche in situazioni drammatiche come sopravvivere a un terremoto, le vittime possano sperimentare emozioni positive, altrettanto intense e persistenti di quelle negative. E’ noto infatti che l’esposizione ad eventi avversi provoca una vasta gamma di reazioni psicopatologiche; tuttavia, non è così chiaro come l’esistenza di emozioni positive possa in qualche modo ridurre o mediare l’impatto del trauma. Studi specifici sull’adattamento allo stress hanno dimostrato come i fattori di personalità relativamente stabili, ad esempio la felicità e l’ottimismo, possano mediare gli effetti negativi dello stress. A questo proposito, evidenze sperimentali indicano che, di fronte a eventi di vita negativi, persone che in precedenza hanno avuto esperienze positive, attingevano da questo “bagaglio emotivo” per poter esercitare un tale controllo psicologico in modo da adattarsi allo stress, ed esibendo una minor vulnerabilità a sviluppare le classiche patologie stress-correlate.
Inoltre, per meglio comprendere l’impatto di un terremoto sulla sfera emotiva, è necessario conoscere le alterate funzioni cerebrali evidenti già nelle prime fasi dell’adattamento al trauma. Studi in modelli animali dell’impatto dello stress acuto e cronico, hanno evidenziato cambiamenti fisiologici e morfologici in molte regioni cerebrali, in particolare nell’amigdala, nell’ippocampo e nella corteccia prefrontale. Questi risultati sono coerenti con quanto riscontrato in uno studio umano condotto nei sopravvissuti al terribile terremoto di magnitudo 8.0 che sconvolse una zona della Cina nel 2008, in cui si monitorò la funzionalità cerebrale per mezzo della risonanza magnetica funzionale (fMRI). Rispetto ai controlli, i sopravvissuti mostravano, già 25 giorni dopo l’evento, un’iperattività a livello del sistema limbico e della corteccia pre-frontale e un’attenuata connettività funzionale nelle aree limbiche frontali e nelle regioni striatali, notoriamente coinvolte nel processa mento delle emozioni.
L’esposizione a fattori di stress di natura così intensa, oltre a modificazioni di funzionalità cerebrale, innesca, nel giro di pochi minuti, anche alterazioni a livello molecolare, in particolare a carico delle proteine c-fos e NGF e predisponendo così allo sviluppo della sintomatologia depressiva e del Disturbo Post Traumatico da Stress.
Che tipo di assistenza psicologica è necessaria?
Innanzitutto occorre fare una prevenzione primaria, in cui si mette l’individuo in condizioni di conoscere le proprie emozioni e saper controllare gli effetti che queste hanno sul comportamento e sulla salute psicologica, attraverso una formazione specifica con l’aiuto di corsi e tecniche da attuarsi ovviamente in periodi precedenti al disastro.
Riuscire ad educare la nostra mente e il nostro corpo mediante ad esempio la meditazione, ci permetterebbe di controllare le nostre emozioni, le nostre ansie e paure in modo da essere in grado di adattarci anche a situazioni drammatiche quali sono gli eventi sismici.
Ad una prevenzione primaria, deve seguire una prevenzione secondaria, in cui vengono programmati interventi di sostegno psicologico, successivi all’evento sismico, per sostenere le persone colpite dalla reazione acuta di stress (attacco di panico), evitando così che questo si trasformi in un disturbo post-traumatico da stress, ad esempio mediante centri di ascolto post-emergenza.
Dal momento che ad un evento traumatico è spesso connesso un particolare livello di stress. Cosa accade quando una persona soffre del Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS)?
Numerosi dati della letteratura confermano come un disastro naturale, produca un elevato stress con conseguenze a lungo termine, di carattere sia fisiologico che psicologico, e sintomi residui post-traumatici soprattutto nei soggetti più giovani. In particolare, studi recenti mostrano come l’esposizione ad un evento traumatico aumenti maggiormente la vulnerabilità a sviluppare il Disturbo Post Traumatico da Stress nelle donne rispetto agli uomini. Questo dato è supportato anche da evidenze sperimentali ottenute in una ricerca condotta negli individui sopravvissuti all’attacco terroristico alle Torri Gemelle e ai terremoti in Molise nel 2002 e dell’Abruzzo nel 2009 che mostra come circa la metà dei soggetti studiati sviluppavano questa patologia. E’ importante tenere conto le differenti modalità individuali di risposta al trauma, e il fatto che ogni reazione soggettiva deve essere analizzata anche in termini oggettivi sulla base delle caratteristiche del trauma stesso, quali ad esempio l’imprevedibilità e l’intensità. Ovviamente, più un trauma è grave e persiste nel tempo, più intense e durature saranno le conseguenze sull’individuo. Generalmente, la persona affetta da DPTS tende a “rivivere” l’evento traumatico, perdendo improvvisamente il contatto con la realtà e arrivando a provare un disagio ed un terrore molto intensi. Talvolta, si possono manifestare delle vere e proprie amnesie legate all’evento sismico, correlando questo senso di evitamento ad una certa difficoltà di provare emozioni (amnesia emotiva); nelle situazioni più gravi si possono verificare comportamenti di autolesionismo e tentativi di suicidio legati alla visione totalmente negativa del futuro.
Solitamente, queste reazioni psicofisiologiche possono manifestarsi mesi o anni dopo l’evento traumatico, sebbene mediamente la comparsa dei primi sintomi si registra a partire dal secondo e terzo mese successivo al trauma. L’intervento precoce sui sopravvissuti a un trauma come il terremoto, indipendentemente dalla presenza di una diagnosi di DPTS, dovrebbe essere quindi un obiettivo primario nell’ambito di un programma di Salute Pubblica, attuando una terapia immediata per evitare negli anni l’instaurarsi di patologie psicosomatiche (cardiovascolari, immunitarie, gastroenteriche, nervose e metaboliche) e psicologiche (ansia, depressione e schizofrenia) stress-correlate.
Quali sono i consigli per affrontare questo disturbo?
Sicuramente non bisogna far passare troppo tempo, ma occorre cominciare una terapia il prima possibile dall’insorgenza dei sintomi. In particolare, in questi casi viene utilizzata la terapia cognitivo-comportamentale, che prevede l’inizio della cura nei primi giorni successivi al trauma. L’obiettivo è quello di aiutare ad elaborare la tragedia e a “incanalare” le emozioni, in modo da arrivare lentamente a non viverle più. Di solito viene effettuata direttamente “sul posto” da un’équipe di psicologici specializzati negli interventi immediati; nonostante la terapia, in alcuni soggetti il trauma psicologico può persistere o addirittura peggiorare trasformandosi in cronico.
La triste storia degli ultimi anni, dai terremoti che hanno colpito l’Aquila, l’Emilia Romagna fino a quello dei giorni scorsi, e dato il rischio sismico in buona parte dell’Italia, ci portano a non poter, né a dover non prendere in considerazione l’importante ruolo dello psicologo dell’emergenza sia in condizioni di calamità naturali che in quelle legate ad attacchi terroristici. La Psicologia dell’emergenza rappresenta un ampio insieme di contributi diversi della psicologia, dalla Psicologia clinica, Psicologia sociale, fino alla Psicologia di comunità e della salute, finalizzata a comprendere i processi psicologici, sia psicofisiologici, cognitivi, emotivi, che comportamentali, attivati in tali condizioni. Tutto questo ovviamente senza trascurare gli esiti nel breve e nel lungo termine che andranno inevitabilmente ad incidere sulle capacità di adattamento e sul benessere delle persone e delle comunità colpite. Gli interventi dovranno essere indirizzati sia alle persone coinvolte direttamente nell’evento, che i soccorritori che a loro volta hanno vissuto in prima persona o meno gli eventi critici verificatisi.
In generale, dal punto di vista psicologico, le due categorie più a rischio sono soprattutto i bambini e gli anziani; in questo caso, si devono predisporre delle strategie da adottare individualmente. Nel caso dei bambini, per esempio, si continua con la psicoterapia, che viene praticata anche sui genitori e sugli insegnanti, in modo da creare una vera e propria rete attorno al piccolo, per aiutarlo nella guarigione. È un lavoro da portare avanti con delicatezza, ma senza perdere tempo. Ci sono studi che, nei bimbi vittime di traumi importanti, hanno evidenziato il pericolo di un ritardo nello sviluppo fisico e cognitivo, difficile da recuperare se non si interviene subito.

26 agosto 2016

Terremoto in Italia centrale del 24 agosto: la stima della magnitudo dell'INGV

INGV (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia)
Nota Stampa
Roma, 26 agosto 2016 (20:13)

Terremoto in Italia centrale del 24 agosto: la stima della magnitudo dell'INGV 

Il valore della magnitudo non è utilizzata per il risarcimento dei danni prodotti dai terremoti; per questo scopo in passato sono stati utilizzati i valori di intensità calcolata sulla base della scala Mercalli (in realtà la scala Mercalli-Cancani-Sieberg).
 
·         Come qualsiasi parametro fisico, la stima della magnitudo è affetta da incertezza. In particolare il valore di magnitudo calcolato dall'INGV è 6.0 ± 0.3.

·         Le stime fornite dall'INGV, dall'USGS e da altre agenzie internazionali rientrano nella variabilità aspettata.

·         I dati utilizzati e i parametri del modello crostale di riferimento possono differire contribuendo all'incertezza della stima. L'INGV utilizza un modello delle velocità crostali calibrato proprio per l'Italia centrale e una densità di stazioni sismiche maggiore di quello delle altre agenzie internazionali che utilizzano modelli di velocità globali.

·         Anche L'INGV, utilizzando i modelli globali e un'altra tecnica di analisi dei dati (RCMT) ottiene un valore di magnitudo pari a 6.2.

·         Esistono diversi definizioni e metodi di stima delle magnitudo (magnitudo locale, magnitudo momento, magnitudo dalle onde superficiali e di volume, magnitudo durata, ...). Queste vengono utilizzate a seconda del tipo di strumentazione che ha registrato le onde sismiche rilasciate dal terremoto e della distanza tra le stazioni e l'epicentro (scala locale, regionale o globale). Per il medesimo evento sismico, dovrebbero fornire stime della magnitudo identiche, ma effettivamente forniscono valori leggermente differenti anche se di norma all'interno delle incertezze di ciascuna stima.




25 agosto 2016

La missione di Simone Mori: lottare contro il linfoma di Hodgkin, con #tenaciaetenerezza

Il giorno di Ferragosto ha compiuto 40 anni. Da uno e mezzo ha ingaggiato una lotta contro un Linfoma di Hodgkin. E lo fa pubblicamente, con l'hashtag #tenaciaetenerezza.
Simone Mori su twitter infonde coraggio ("Il cancro si impossessa della quotidianità. Io proverò fino alla fine ad ostacolarlo") e speranza ("Molti pensano che il tumore sia come la fine. Non deve passare questo messaggio"), rivendicando solo dignità ("Devo essere nei cuori di tutti voi per quello che sono, per quello che esprimo e non per la malattia che ho").

Secondo l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro questo linfoma ("tumore che prende origine nel sistema linfatico, ovvero nelle cellule e nei tessuti che hanno il compito di difendere l'organismo dagli agenti esterni e dalle malattie e di garantire una corretta circolazione dei fluidi nell'organismo") è relativamente raro: rappresenta circa lo 0,5% di tutti i casi di tumore diagnosticati.

Simone, quando hai scoperto la malattia?
In maniera conclamata a Maggio 2015

Quali sono stati i primi sintomi?
Debolezza e febbre persistente. Vivo con una vita differente da prima, certo, ma non sono morto. Si combatte fino alla fine.

Perché hai deciso di affrontarla pubblicamente?
Questa è stata una decisione istintiva. Dopo la diagnosi sono rimasto due giorni senza parlare con nessuno. Poi mi son detto: visto che le possibilità di guarire ci sono, allora perché non essere utile agli altri? Così ho deciso di raccontare tutto sui social. Fa bene anche a me perché così la esorcizzo. E poi vedo che raccontare la mia malattia fa bene anche agli altri. Finora ho trascorso almeno 3 mesi negli ospedali ma la vita va avanti.

Cosa sono i braccialetti con l'hashtag ?
Il braccialetto è semplicemente perché ho voluto celebrare il mio quarantesimo compleanno con questi braccialetti: 15 mesi fa non era scontato che sarei arrivato a 40 anni. Il ricavato è servito a sostenere due associazioni che ho scelto spontaneamente (Vidas e L'arcobaleno della speranza). L'hashtag racchiude quello che penso e quello che gli altri pensano di me. Per la precisione "Tenacia e tenerezza" nasce dalla definizione che il mio amico Moreno Marinozzi ha dato di me.. penso che mi abbia letto nel profondo di come sono.


Cosa ti provoca più fastidio?
L'insulto gratuito, la cattiveria insensata, l'ignoranza presuntuosa. Poi vedo che manca la tenerezza tra di noi, ma la tenerezza non deve essere scambiata per debolezza.

Cosa di regala più soddisfazione?
Quando riesco a dare forza agli altri sono contento. Quando leggo i messaggi di tutte quelle persone che mi scrivono che stanno meglio grazie ai miei tweet sto meglio anch'io. Condividere le emozioni, anche quelle negative, è fondamentale, come pure essere empatici. Anche ricevere messaggi da persone sconosciute e da personaggi famosi, che spesso mi chiedono di non essere citati, è incoraggiante. Io trovo forza nelle persone: è davvero bellissimo aprire i social e trovare queste cose. Spero solo di essere utile a più persone.

Grazie!

Se volete incontrare Simone sui social:


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina

24 agosto 2016

Terremoti nelle province di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia: i comunicati INGV delle 5:00 e delle 7:00


Comunicati stampa dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia 

INGV, Roma, 24 agosto 2016
Sequenza sismica tra le province di Rieti, Perugia, Ascoli Piceno, L'Aquila e Teramo: aggiornamento e approfondimento

Al momento (7:00) sono state registrate numerose repliche e sono 39 gli eventi sismici localizzati di magnitudo pari o maggiore di 3.0. I più forti sono avvenuti nella zona di Norcia (PG) con magnitudo 5.1 e 5.4, alle 04:32 e alle 04:33, rispettivamente.
In tabella la lista degli eventi sismici localizzati dopo il terremoto delle ore 03:36 italiane:


La zona interessata dalle repliche (aftershocks), che in prima approssimazione rappresenta l’estensione della faglia attivata, è pari a circa 25 km ed è allineata in senso NNO – SSE. Questa dimensione è coerente con un terremoto di magnitudo 6. La mappa di scuotimento del terremoto più forte, calcolata con i dati delle reti accelerometriche dell’INGV e del Dipartimento della Protezione Civile, indica uno scuotimento del terreno relativamente più alto nella zona Nord-Occidentale. I valori di picco più alti registrati sono pari a circa il 45% di g alla stazione della Rete Accelerometrica Nazionale di Arquata del Tronto, a 11 km dall’epicentro.
Il terremoto avvenuto questa notte nella zona dell’Appennino centrale alle ore 3:36 (ora italiana) ha avuto epicentro in provincia di Rieti (vicino Accumoli) ed ha interessato anche le province di Perugia, Ascoli Piceno, L’Aquila e Teramo. I comuni più vicini all’epicentro sono: Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto.
La magnitudo locale (Richter) del terremoto è pari a 6.0. La magnitudo momento Mw, calcolata con l’analisi delle forme d’onda della Rete Sismica Nazionale, è pari a 6.0. Secondo i questionari arrivati fino a questo momento sul sito http://www.haisentitoilterremoto.it/, il terremoto di questa notte è stato risentito in gran parte dell’Italia centrale. Di seguito la mappa (aggiornata alle ore 06:53) che mostra la distribuzione dei risentimenti sul territorio in scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg).

Ingv_nota stampa_Terremoti nelle province di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia: aggiornamento delle ore 5:00
INGV, Roma, 24 agosto 2016

In riferimento agli eventi sismici, avvenuti questa mattina nelle province di Rieti, Ascoli Piceno e Perugia, ti segnalo la nota di aggiornamento pubblicata sul Blog INGVterremoti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), dove potrai trovare in seguito ulteriori approfondimenti. Dopo il terremoto di magnitudo ML 6.0 delle 03:36 si sono verificati altri eventi sismici nell'area, con due scosse più forti di magnitudo ML 5.1 e ML 5.4 alle 04:32 e alle 04:33 rispettivamente, a 5 km da Norcia (PG). Di seguito la mappa dei terremoti localizzati fino ad ora (5:00).

20 agosto 2016

Una risata vi disseppellirà

Chi li conosce sta preparando il fazzoletto perché sa che riderà a lacrime. E dall'incontro tra Lercio e Spinoza (Cagliari, 20 Agosto, Centro per lo spettacolo Intrepidi Monelli, viale Sant'Avendrace 100, ore 21, biglietti da 10 euro) il divertimento, satirico, è assicurato. Non mancherà la musica, con il gruppo rock sassarese “La plonge”: Domenico Canu voce e chitarra, Felice Carta basso, Francesco Marini chitarra, Massimiliano Lai (autore di Spinoza) batteria. Due esempi scelti a caso - “È morto l'uomo più alto del mondo. Adesso è l'uomo più lungo del mondo” (Spinoza.it), “Inventa la nave a energia eolica, ma i Fenici lo accusano di plagio” (Lercio.it) - non bastano a capire cosa sono questi siti. Così abbiamo interpellato due autori: Stefano Andreoli per Spinoza e Alessandro Cappai per Lercio.
Chi siete? Che cosa fate?
SPINOZA «L'idea è di Alessandro Bonino e risale al 2005 quando c'era solo qualche germe di socialità su Internet. Il sito è nato in un pomeriggio di noia, ancor prima di sapere cosa farne. Bonino l'ha chiamato Spinoza perché nutre simpatia per il filosofo, e ha iniziato a metterci dentro foto, aforismi, cose più o meno divertenti trovate in giro. Poi ha coinvolto altri, tra cui me, e abbiamo cominciato a pubblicare battute su politica e attualità. Non pensavamo che completi sconosciuti ci avrebbero spedito battute. Invece è successo e accade tuttora. In poco tempo è nata una vera e propria community. Poi con l'arrivo dei social abbiamo trovato il notro ambiente ideale su Twitter e Facebook, ma Spinoza resta sempre un sito che prende a colpi di satira il giornalismo, pesca le frasi fatte e le espressioni vetuste che ancora si usano. E fa la parodia di quello stesso linguaggio.»
LERCIO «Lercio nasce da un'idea di Michele Incollu, un ragazzo di Cagliari che a un certo punto decide di fare la parodia di Leggo.it che infatti subito il boom di Lercio ha cambiato la grafica per somigliare il meno possibile a Lercio perché all'inizio erano identici. Io, Michele e altri autori scrivevamo già in un altro blog, Acido Lattico. Abbiamo iniziato a fare grandi numeri quando gran parte dei lettori credeva che le notizie fossero vere. Inizialmente ci siamo rimasti male, perché non era questo il nostro obbiettivo. Poi per fortuna le persone hanno capito. Tutti gli autori di Lercio hanno iniziato nella palestra di Luttazzi, una rubrica che aveva inserito nel suo sito, ogni giorno tra le nostre battute sceglieva le migliori e ci dava consigli.»
La vostra missione?
S «Dare una lettura originale e comica delle notizie, lanciando al contempo un messaggio. Renard diceva “Cerca il grottesco in qualsiasi cosa e lo troverai”. Ci riconosciamo molto in questa frase. Ma poi, stringi stringi, l’obiettivo di tutto quel che facciamo è far ridere, e se possibile scandalizzare i bigotti. “Quando si scherza bisogna essere seri”, aveva ragione il Marchese del grillo. In fondo la battuta è un esercizio di stile raffinato e per dare corpo alla satira non basta l'intuizione. Il modello televisivo di Daniele Luttazzi a Mai dire gol è la nostra ispirazione.»  
L «a risata è una parte del nostro lavoro ma ci piace andare oltre. Vogliamo solo che la gente ci legga, capisca le nostre battute e si diverta insieme a noi. Stiamo attenti a quello che scriviamo, al messaggio che si vuole mandare, a patto che si voglia mandare un messaggio. Certo ci vuole impegno ma un minatore si impegna molto più di me.»
Fa più ridere la realtà o la finzione?  
S «La realtà è in vantaggio sulla fantasia, perché la fantasia deve sforzarsi di essere credibile mentre la realtà non deve farlo. Comunque siamo sicuri di una cosa: la realtà non smetterà mai di dare linfa all'ironia.»
L «Spessissimo noi di Lercio ci troviamo in difficoltà perché la realtà ci supera. Nelle nostre serate dal vivo abbiamo una rubrica che si chiama Vero Lercio: prendiamo due perone dal pubblico e devono indovinare se un titolo è di Lercio o è di un giornale reale. Spesso è difficilissimo capire. Noi stessi ci dimentichiamo e a volte non sappiamo più se l'abbiamo scritta noi o è reale.»

Andrea Mameli

articolo pubblicato sul quotidiano L'Unione Sarda il 19 Agosto 2016


18 agosto 2016

Le belle risate si ricordano

Io le belle risate me le ricordo. Per esempio questa nella foto a destra è una bella risata con Zia Consola Melis (a Perdasdefogu il 26 Agosto 2013, quando aveva appena compiuto 106 anni). Sicuramente lei aveva sparato una delle sue battute micidiali e aveva trascinato me e tutti gli altri presenti; ho scritto qualcosa in questo post: Una risata NON vi seppellirà. Chi ride può campare più di cent'anni.

Ricordo risate da non riuscire a respirare, con i miei figli, per alcune gag di Mr. Bean.

Ricordo una favolosa risata collettiva (con amici e gente del posto) nella stazione di San Candido (Agosto 1983).

Ricordo risate a lacrime, spesso da solo, di fronte a qualche trovata geniale di Lercio. Ne ricordo in particolare tre:
Quali saranno le prossime risate memorabili?

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 18 Agosto 2016

Per approfondire:


17 agosto 2016

In attesa di Nuova Era e L'Accabadora riaffiora una foto scelta da La Nuova Sardegna nel 2012

Mentre aspetto di vedere Nuova Era (Manuele Trullu, 2015) e L'Accabadora (Enrico Pau, 2016) e di capire quanti secondi comparirò in questi film, riaffiorano ancora una volta i ricordi del set di Bellas Mariposas, complice la curiosità di amici che non hanno ancora visto il film di Salvatore Mereu.
E così riscopro (mi ero proprio dimenticato) che Ignazio Sanna e Antonio Pintus si erano suffermati sulla mia breve apparizione. In fondo fare le comparse serve a questo: farsi notare dagli amici. Ma a giudicare dalla foto scelta a pagina 36 del quotidiano La Nuova Sardegna del 27 Luglio 2012 (sotto). La foto fu scattata da un mio amico (Francesco Primavera) esattamente 5 anni fa (il 17 Settembre 2011) a bordo set, in una pausa tra le riprese (che nei 5 giorni di lavorazione a cui ho partecipato duravano generalmente dalle 18:00 alle 6:00).
La foto incredibilmente ritrae me e non le protagoniste del film, Sara Podda e Maya Mulas, o altri personaggi. Non esiste una spiegazione razionale per questo fatto, dato che le redazioni erano sicuramente in possesso di foto di scena. E un motore di ricerca è sempre a disposizione. Anzi forse proprio per questo, dato che la pubblicai il 9 Ottobre 2011 e chi sceglieva le foto per quella pagina probabilmente cercava un'immagine diversa dalle altre (La Nuova Sardegna ha dedicato ampio spazio a quel film a partire dall'inizio delle riprese). In ogni caso la scelta di quella foto resta per me uno dei più grandi misteri del cinema; o meglio: del rapporto tra cinema e quotidiani; o meglio ancora: dei quotidiani, punto.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 17 Agosto 2016

12 agosto 2016

La palestra per il cervello. Il segreto? Imparare giocando e divertendosi

Carlo Carzan e Sonia Scalco
Questo non è un libro ma una palestra. E non solo per la capacità di Carlo Carzan e Sonia Scalco a trasformare un manuale di giochi in un allenatore per il cervello. Qui c'è davvero tutta la bravura di Ignazio Fulghesu che con le sue ilustrazioni trasforma l'oggetto libro in qualcosa di diverso: così i disegni sembrano parlare con il testo e la grafica non è un ornamento ma uno strumento prezioso. E c'è anche la mano di un editore che da Trieste continua a coniare modelli di comunicazione: Editoriale Scienza.
Carlo Carzan, esperto di didattica ludica e fondatore della ludoteca palermitana “Così per gioco”, con la quale nel 2009 ha vinto il Premio Andersen, economista (per La Meridiana ha scritto “Economia felice. Educare i bambini a uno stile di vita consapevole”) ci spiega come è nato AllenaMente.
«La chiave di tutto è imparare giocando. Questo libro nasce come un manuale per bambini e ragazzi per imparare a usare al meglio il proprio cervello e di farlo in modo piacevole. Io e Sonia abbiamo formalizzato un metodo che si propone di formare teste ben fatte. Un metodo che mette insieme narrazione, gioco, socialià, logica, e li trasforma in strumenti utilissimi per la vita quotidiana di ogni ragazzo. Per crescere o migliorare sotto il profilo formativo. Utilizzare un metodo capace di fare del gioco uno strumento potente di scoperta e di piacere per la lettura. È la filosofia del nostro progetto Scuola ludens con cui facciamo formazione per gli insegnanti e attività con i ragazzi.»
Sotto l'ombrellone, in classe o con gli scarponi ai piedi?
«Questo è un libro pensato per tutte le stagioni. Abbiamo voluto farlo uscire in primavera perché fosse un libro per l'estate in modo che accanto ai compiti per le vacanze ci sia un modo simpatico per tenere il cervello in allenamento lontano dalla scuola. Sappiamo che leggono anche molti adulti e poi lo usano per giocare con i figli. Alcune attività possono essere sfruttate sotto l'ombrellone o in montagna. Ma anche in città per le feste di compleanno. Da settembre in poi riprenderà il suo ruolo istituzionale di manuale operativo per bambini e ragazzi, da usare anche a scuola. Un libro che potrebbe essere utile anche a insegnanti e genitori desiderosi di fornire idee stimonanti. Alcune scuole lo hanno preso quasi come libro di testo. Capire come combattere le distrazioni e organizzarsi per migliorare il metodo di studio sono strumenti utilissimi per scuola.»
Carlo Carzan è una nostra vecchia conoscenza: che rapporto lega il ludomastro palermitano a Cagliari?
«La collaborazione è intensa che inizia Centro Regionale di Documentazione Biblioteche per ragazzi della Provincia di. Cagliari e prosegue con il festival Tuttestorie. E con l'ingresso di Ignazio Fulghesu come illustratore del volume il triangolo Cagliari, Palermo, Trieste si rafforza. Questo libro avrà uno spazio a Tuttestorie 2016, la palestra AllenaMente.»
Che cosa c'è dietro?
«Con lo staff di Editoriale Scienza e con Ignazio Fulghesu abbiamo ragionato su come far interagire al meglio le pagine del libro con il cervello: grafica, illustrazioni, font, tutto è scelto per aiutare la mente a concentrarsi. Abbiamo cercato di abolire gli stretti vincoli nella lettura del libro. E crediamo che possa aiuta il cervello a orgazzare al meglio le informazioni. Abbiamo cercato il meglio dalla tradizione anglosassone dei manuali di auto-aiuto condendolo con il gusto estetico italiano.»
Andrea Mameli 

Articolo pubblicato l'11 Agosto 2016 nella pagina della Cultura del quotidiano L'Unione Sarda

07 agosto 2016

Mani di terracotta (IV-III secolo AC) Cagliari

Mani di terracotta (IV e il III sec. AC) rinvenute nella laguna di Santa Gilla (Cagliari) nel 1891. 
Le ho viste per la prima volta ieri al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

06 agosto 2016

Ha dormito 36 mila anni. Ora il vulcano si risveglia

Dopo un sonno durato 36 mila anni sembra dare segni di risveglio. È l'area vulcanica dei Colli Albani, alle porte di Roma, attiva a diversi chilometri di profondità. A stabilirlo, uno studio multidisciplinare condotto da ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell’Università La Sapienza” di Roma.
Per Fabrizio Marra, ricercatore dell’INGV: «Il risultato sorprendente è che non solo il vulcano è tutt'altro che estinto, ma ha appena iniziato un nuovo ciclo di alimentazione delle camere magmatiche che potrebbe portarlo nel prossimo millennio, da uno stato dormiente a quello di risveglio.»
In quanto tempo il magma potrebbe riuscire a trovare una via di risalita e dar luogo a un'eruzione?
«Questo è difficile da stabilire con precisione. Quel che è certo è che i tempi fisici per cui ciò possa avvenire sono alla scala delle diverse migliaia di anni. Tutt'altra storia rispetto al Vesuvio, dove le eruzioni sono avvenute in tempi storici e i tempi di ritorno dell'attività vulcanica sono dell'ordine delle decine e delle centinaia di anni. Ai Colli Albani tutto procede con tempi delle migliaia e delle decine di migliaia di anni. A cominciare dai tempi di ritorno delle eruzioni.»
A quali risultati siete giunti?
«A partire da 600 mila anni fa ci sono stati 11 cicli eruttivi. L'ultimo, avvenuto al Cratere di Albano, è iniziato 41.000 anni fa e si è concluso intorno a 36.000 anni fa. Questo significa il vulcano deve considerarsi attivo e pronto per un nuovo futuro risveglio.»
I ricercatori hanno accertato che nel periodo di attività più recente, a partire da 100.000 anni fa, i tempi di ritorno si sono leggermente accorciati: circa 30.000 anni. Attualmente gli indicatori geofisici mostrano l’esistenza di una campo di forze estensionali ai Colli Albani e nell'area romana, compatibile con un sollevamento in atto e favorevole alla eventuale risalita di magma.
Ma allora i romani possono dormire sonni tranquilli o devono iniziare a temere di fare la fine dei pompeiani?
«Nessun elemento derivante dalle osservazioni geochimiche e geofisiche in atto lascia ipotizzare che un’eruzione possa avvenire né in tempi brevi né medi. Quindi, se una ricarica dei serbatoi magmatici è in atto, questa durerà senz'altro migliaia di anni prima che possa dar luogo a un'eruzione.»
Si fa presto a dire vulcani: le eruzioni sono ragionevolmente lontane nel tempo. In fondo, il rischio maggiore è costituito dalle emissioni di gas dal sottosuolo che si registrano in diverse zone dei Colli Albani: il Radon, il Disolfuro di Idrogeno e l’Anidride Carbonica, gas pericolosi per gli esseri viventi. In particolare il radon e i prodotti del suo decadimento sono la principale causa di esposizione alla radioattività naturale e rappresentano la seconda causa per tumore al polmone nel mondo dopo il fumo. Ma questi fenomeni, noti con il nome di degassamenti, sono causati più dal prosciugamento delle falde acquifere che da fenomeni connessi con le attività vulcaniche. Ancora una volta i pericoli vengono da mano umana.
Andrea Mameli
Articolo pubblicato il 5 Agosto 2016 nel quotidiano L'Unione Sarda, pagina della Cultura dell'inserto Estate