14 gennaio 2020

I figli dei record. Il film di Matteo Car dedicato alla straordinaria storia della famiglia Melis di Perdasdefogu


I figli dei record, opera prima di Matteo Car, cagliaritano, 28 anni, ACT campus (Accademia del Cinema e della Televisione) di Roma, è un documentario che indaga sulla vita dei fratelli e delle sorelle Melis di Perdasdefogu, nel Guinnes come “famiglia più longeva del pianeta” per più anni. Il racconto in presa diretta dei protagonisti permette di ricostruire il percorso della famiglia su diversi piani: storico, economico, sociale.
Matteo come è nata l'idea di girare "I figli dei record"?
Quando da bambino abitavo in Germania e tornavamo in Sardegna per le vacanze, facevamo sempre un salto a Perdasdefogu e per me era come entrare in una fiaba, vivevo una quotidianità cosi diversa dalla mia, come ad esempio il poter vedere con i miei occhi da bambino Zia Claudia raccogliere le uova nel pollaio la mattina presto e poi assistere al rito della preparazione della colazione con cibi genuini; stare a contatto con queste persone che parlavano il sardo, per me una lingua sconosciuta, era come immergermi in una pura magia. Ho sempre pensato che questa magia dovesse assolutamente essere raccontata.
Cosa è diventato questo film, rispetto alle aspettative iniziali?
Il mio obiettivo sin dall'inizio è stato quello di regalare alla famiglia Melis e al paese di Perdasdefogu un documento che aiutasse a conservare memoria di questa straordinaria esperienza umana, affinché in futuro non venissero smarrite le proprie radici. Penso di avere bene assolto questo compito. Poi certamente strada strada facendo il lavoro si è intrecciato e arricchito di tutti quei contenuti - in termini di struttura narrativa dell'opera e di tecniche e stili di ripresa - che fanno parte del lavoro di un regista: in questo senso ho privilegiato il massimo della semplicità per agevolare un tipo di comunicazione il più diretto possibile.
Ti sei ispirato a qualcosa di simile?
No, non c'è nessun lavoro a cui mi sono ispirato; certo ho molto approfondito la conoscenza dei docufilm di carattere storico e antropologico, ma poi ho seguito una mia strada, cercando di portare in luce, insieme ai ricordi e alle parole dei protagonisti, l'anima stessa di un vivere comunitario di cui forse oggi si sono smarrite le ragioni.
Che reazioni stai raccogliendo?
L'accoglienza che sta avendo per ora sui mezzi di comunicazione e sui social è buona, ma per me l'accoglienza reale, quella che vivrò più intimamente, sarà solo quella del giorno della prima a Perdasdefogu, il 18 Gennaio alle 17:30 nella sala della Biblioteca comunale.

Matteo Car su Facebook

Matteo Car su Instagram


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 14 Gennaio 2020


I miei ricordi di Zia Consola Melis:


22 dicembre 2019

In che modo il cervello associa sensazioni alla musica? Risultati delle ricerche condotte all'Università Milano-Bicocca

A volte le domande che ti poni da una vita trovano risposta. Penso a questi miei due interrogativi decennali: perché ci sono musiche che classifico come allegre e altre tristi? E perché queste sensazioni non sono solo mie ma sembrano essere le stesse per tutte le persone?

Di recente ho vissuto un'esperienza che ha riacceso con forza queste mie curiosità. Ho visitato la Pinacoteca Nazionale di Cagliari con una guida semplicemente straordinaria: Marco Peri. Durante la visita Marco ha fatto provare a tutti i partecipanti sensazioni diverse, di fronte a uno stesso quadro, cambiando la musica di sottofondo. Anche questa breve ma intensa esperienza sinestetica mi ha mostrato ancora una volta la contaminazione tra sensi e sensazioni. E di conseguenza ha rafforzato la mia voglia di sapere perché ciò accade.

Uno degli ambiti in cui questa sensazione mi è affiorata più spesso è ovviamente il cinema. Negli ultimi anni la visione di film sottotitolati mi ha esposto alla descrizione dell'audio delle scene. E mi ha aiutato a cercare di individuare elementi comuni tra le diverse esperienze. In particolare ho constatato che la dicitura "Musica di tensione in sottofondo" era sempre associata a composizioni dominate dai semitoni. Ho iniziato anni fa con ossessive prove alla chitarra acustica, poi con l'elettrica e svariati effetti e più recentemente con i tasti del pianoforte. L'esperienza diretta, come sempre è impagabile, ma purtroppo non ti permette di capire tutto. Ho trovato molto utile in questo il blog di Susanna Quagliariello Musica Digitale, ad esempio il post Comporre musica da film: Horror e Thriller che spiega l'associazione tra gli effetti di tensione nei film e il ricorso ai semitoni o alle dissonanze. E, come spesso capita, cercando di dissetare le nostre curiosità possiamo incappare nell'aiuto inatteso di qualcuno che avrebbe litri di informazioni interessanti: dopo aver letto il post Lo squalo: la colonna sonora del film di Spielberg («Il famoso, quanto terrificante, motivetto che fa da sfondo alla pellicola è composto dall'alternanza di due sole note, Mi e Fa, ed ancora oggi è il leit motiv di tutte le situazioni di pericolo imminente. Uno studio condotto dall'Università della California ha evidenziato che la sensazione di pericolo legata al brano dipende in buona parte dai suoni non lineari che la caratterizzano, tra cui le urla dei bagnanti terrorizzati che cercano di sfuggire all'attacco del gigantesco squalo bianco») ho letto un commento di Maurizio Giovanni Caschetto: «il tema dello squalo è strutturato su uno scarto di semitono (Re/Mi bemolle), ossia l'intervallo più breve esistente in musica, a cui si aggiunge una terza nota (un Do grave) per due volte nella terza e quarta misura. Williams poi aggiunge una sinuosa linea ascendente affidata alla tuba, creando così ulteriore suspense e mistero»).

Ed ecco che finalmente le risposte a queste mie domande affiorano su IScience (ERP markers of valence coding in emotional speech processing) e su European Journal of Neuroscience (“Shared neural mechanisms for processing emotions in music and vocalizations”). Il cervello percepisce la musica come triste o allegra nello stesso modo in cui decodifica le emozioni della voce umana sotto forma di linguaggio verbale e di vocalizzazioni. Si tratta dei risultati di una serie di ricerche condotte all'Università Milano-Bicocca, grazie alle quali si è ora in grado di comprendere la capacità del cervello di interpretare la musica in modo innato e universale. Proprio quello che mi chiedevo da anni.


I ricercatori del gruppo di ricerca del Dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca, coordinato dalla professoressa Alice Mado Proverbio, hanno registrato la risposta bioelettrica cerebrale spontanea in 60 studenti universitari, mente altri 32 studenti hanno valutato la componente emotiva degli stimoli stabilendone la valenza negativa oppure positiva, per un totale di 92 partecipanti al progetto, durato più di 2 anni.
L'analisi era combinata con immagini anatomiche di risonanza (realizzate dal Montreal Neurological Institute).
Gli stimoli erano di carattere verbale, vocale o musicale. Si trattava di 200 enunciati verbali con valenza emotiva (per es.: “Tutti mi disprezzano…”, oppure “Assolutamente fantastico!”, oltre a 25 frasi neutre contenenti un nome, tutti pronunciati da speaker professionisti. Inoltre sono stati proposti ai partecipanti 64 file audio di vocalizzazioni spontanee di uomini e donne adulti e bambini (gridolini di gioia, grida di sorpresa, risate, pianti, grida di paura, lamenti di tristezza). Sia le voci che il linguaggio sono stati poi trasformati digitalmente in melodie eseguite al violino o alla viola/violoncello e presentati in cuffia. I partecipanti all'esperimento sono risultati in grado di riconoscere le sfumature emotive distinguendole in negative e positive – per le vocalizzazioni tra i 150 e i 250 millisecondi dopo l’inizio dell’emissione, verso i 350 millisecondi per linguaggio verbale – e a partire dai 450 ms per la musica strumentale. A partire da tale istante il cervello esibiva risposte bioelettriche simili per i 3 tipi di segnale (voce, musica, linguaggio), nella comprensione del loro significato emotivo.
Le aree del cervello attivate dalla musica sono tre: area paraippocampale destra, lobo limbico e corteccia cingolata destra; quelle attivate dalle vocalizzazioni: corteccia temporale superiore sinistra BA39; nel caso del linguaggio verbale la corteccia temporale superiore sinistra BA42/BA39.
Le aree comuni attive nel comprendere la loro natura emotiva, a prescindere dalla tipologia di suoni, per gli stimoli negativi erano il giro temporale mediale dell’emisfero destro, per quelli positivi la corteccia frontale inferiore (si veda la fig. 1 allegata). La notazione ottenuta trasformando i segnali acustici in note musicali ha mostrato come i suoni emotivamente negativi tendevano ad essere in tonalità minore o a contenere più dissonanze di quelli positivi.
«Questi dati - secondo Alice Mado Proverbio - indicano in che modo il cervello sia in grado di estrarre e comprendere le sfumature emotive dei suoni attraverso popolazioni neurali specializzate della corteccia fronto/temporale, e dedicate a comprendere il contenuto prosodico e affettivo delle vocalizzazioni e del linguaggio umano. Questo spiega la relativa universalità di certe reazioni innate alla musica, che prescindono dall’età e dalla cultura dell’ascoltatore».

Materiale audio-video fornito dall'Università Milano-Bicocca

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 22/12/2019

08 dicembre 2019

Dentro una serie tv olandese: Nieuwe buren (quarta stagione)

Nieuwe buren è una serie tv olandese prodotta da Videoland. Nel 2018 ho avuto il piacere di lavorare con il regista, Mark de Cloe, e con l'attrice Anneke Blok, su un set meraviglioso: Castelsardo. Si tratta dell'episodio 8 della quarta serie. In Olanda la serie è andata in onda qualche mese fa (poi raggiungerà Amazon Prime video) e ha portato splendide le immagini della Sardegna (costa, mare, interno e scorci di Castelsardo). Immagini che non devono essere passate inosservate in Olanda, come nel caso del blog olandese Beaufood dedicato a viaggi e gastronomia: nel post Sardinië blog #1 Eten, slapen en mooie stranden in en rondom Castelsardo si legge "Wij begonnen onze negendaagse Sardinië reis in Castelsardo. Misschien ken je dit stadje wel uit seizoen drie van Nieuwe Buren?" ovvero "Abbiamo iniziato il nostro viaggio di nove giorni in Sardegna a Castelsardo. Forse conoscete questa città dalla terza stagione di Nieuwe Buren?" [in realtà la stagione è la quarta, non la terza].
Per me come sempre un'esperienza estremamente interessante e arricchente.
La cosa più curiosa è vedermi sottotitolato in olandese.

Andrea Mameli, 8 Dicembre 2019






07 dicembre 2019

Connecting technologies and didactics. International Conference. Cagliari, 10th-11th February 2020


Cagliari, T-Hotel 
10th-11th February 2020

International Conference Organized by the Educational Technology Program of CRS4 (Center for Advanced Studies Research and Development in Sardinia)

Programme 

10th February 2020
 
8:30 - Welcome and Registration
9:15 - Institutional greetings and project presentation Sessions are introduced and moderated by: Alessandro Bogliolo
Institutional greetings:
Cristian Solinas, President of the Autonomous Region of Sardinia (ARS) (to be confirmed)
Andrea Biancareddu, Regional Councillor for Education, Cultural Heritage, Information, Entertainment and Sport, (ARS) (to be confirmed)
Maria Assunta Serra, Special Administrator, Sardegna Ricerche (to be confirmed)
Annalisa Bonfiglio, President of CRS4

Project presentation:
Carole Salis, Project Leader “Tutti a Iscol@ Linea B3”, Head of the Educational Technology program, CRS4
10:30 - COFFEE BREAK

ARTIFICIAL INTELLIGENCE
11:00 - Donald Clark, Ed Tech Entrepreneur, Visiting Professor, University of Derby, United Kingdom
Talk: AI changes everything
11:40 - Teachers give testimony of their experience
Interdisciplinarità con Intelligenza Artificiale - Un caso d’uso / Cross-curricular activities with an Artificial Intelligence module – a use case
Introduced by: Davide Zedda, CRS4 and Istituto di Istruzione Superiore Statale “Michele Giua”, Cagliari, Italy

LEARNING ANALYTICS
12:20 - Barbara Wasson, Director, Centre for the Science of Learning & Technology (SLATE), Professor, University of Bergen, Norway
Talk: Learning Analytics

13:00 - STANDING BUFFET

COMPUTATIONAL THINKING
14:10 - Daniel Schneider, Professor, University of Geneva, Switzerland
Talk: Computational Thinking and Making
14:50 - Teachers give testimony of their experience
Pensiero Computazionale con coding, robotica educativa o Internet delle Cose – un caso d’uso / Computational Thinking with coding, robotics or Internet of Things – a use case
Introduced by: Giuliana Brunetti, CRS4

PLATFORM AND ITS EVOLUTION
15:30 - Francesco Cabras, Head, Platform Development, CRS4 and Radix, Italy
Talk: Piattaforma IDEA, il cloud al servizio della didattica / The IDEA Platform, the cloud at the service of didactics
16:10 - Davide Zedda, CRS4 and Istituto di Istruzione Superiore Statale “Michele Giua”, Cagliari, Italy
Talk: Accesso Remoto Intelligente ad Esperienze di Laboratorio - RIALE (Remote Intelligent Access to Lab Experiment) / Remote Intelligent Access to Lab Experiment - RIALE
16:50 - Closing remarks and information on next day’s activities
Carole Salis, Project Leader “Tutti a Iscol@ Linea B3”, Head of the Educational Technology program, CRS4 

11th February 2020

9:00 - Welcome and Registration
9:15 - Sessions are introduced and moderated by: Alessandro Bogliolo
 
REGIONAL POLICIES FOR EDUCATION
Luca Galassi, Director of the School Policy Service - Regional Department of Education, Cultural Heritage, Information, Entertainment and Sport, Autonomous Region of Sardinia (ARS), (to be confirmed)
Francesco Feliziani, General Director Regional School Office for Sardinia (MIUR) - (to be confirmed)
Alessandro Corrias, Director, Policy Service for Tertiary Education and Youth - (to be confirmed)

10:30 - COFFEE BREAK

MOBILE LEARNING
11:00 - Kevin Burden, Professor, University of Hull, United Kingdom
Talk: What does Innovative Mobile Learning Look Like?
11:40 - Teachers give testimony of their experience
Mobile Learning - Un caso d’uso – Scuola Senza Pareti / Mobile Learning – a use case – School Without Walls
Introduced by: Stefano Leone Monni, CRS4 and Liceo Scientifico ”Michelangelo”, Cagliari, Italy

PEDAGOGICAL DESIGN
12:20 - Valéry Psyché, Professor, University Teluq, Quebec, Canada
Talk: Instructional design for Intelligent Adaptive Learning
13:00 - Teachers give testimony of their experience
Design Pedagogico – Un caso d’uso / Pedagogical Design – a use case
Introduced by: Carole Salis, Project Leader “Tutti a Iscol@ Linea B3”, Head of the Educational Technology program, CRS4

13:40 - STANDING BUFFET

ARTIFICIAL INTELLIGENCE AND EDUCATION
14:50 - Kaska Porayska-Pomsta, Professor, University College London, United Kingdom
Talk: Scaffolding learners’ socio- self-regulation through AI-enhanced learning environments
15:30 - Teachers give testimony of their experience
Interdisciplinarità con Intelligenza Artificiale - Un caso d’uso / Cross-curricular activities with an Artificial Intelligence Module
Introduce Davide Zedda, CRS4 and Istituto di Istruzione Superiore Statale “Michele Giua”, Cagliari, Italy
16:10 - Closing remarks and Future developements
Carole Salis, Project Leader “Tutti a Iscol@ Linea B3”, Head of the Educational Technology program, CRS4
9:00 - Welcome and Registration
9:15 - Sessions are introduced and moderated by: Alessandro Bogliolo

REGIONAL POLICIES FOR EDUCATION
Luca Galassi, Director of the School Policy Service - Regional Department of Education, Cultural Heritage, Information, Entertainment and Sport, Autonomous Region of Sardinia (ARS), (to be confirmed)
Francesco Feliziani, General Director Regional School Office for Sardinia (MIUR) - (to be confirmed)
Alessandro Corrias, Director, Policy Service for Tertiary Education and Youth - (to be confirmed)

10:30 - COFFEE BREAK

MOBILE LEARNING
11:00 - Kevin Burden, Professor, University of Hull, United Kingdom
Talk: What does Innovative Mobile Learning Look Like?
11:40 - Teachers give testimony of their experience
Mobile Learning - Un caso d’uso – Scuola Senza Pareti / Mobile Learning – a use case – School Without Walls
Introduced by: Stefano Leone Monni, CRS4 and Liceo Scientifico ”Michelangelo”, Cagliari, Italy

PEDAGOGICAL DESIGN
12:20 - Valéry Psyché, Professor, University Teluq, Quebec, Canada
Talk: Instructional design for Intelligent Adaptive Learning
13:00 - Teachers give testimony of their experience
Design Pedagogico – Un caso d’uso / Pedagogical Design – a use case Introduced by: Carole Salis, Project Leader “Tutti a Iscol@ Linea B3”, Head of the Educational Technology program, CRS4

13:40 - STANDING BUFFET

ARTIFICIAL INTELLIGENCE AND EDUCATION
14:50 - Kaska Porayska-Pomsta, Professor, University College London, United Kingdom
Talk: Scaffolding learners’ socio- self-regulation through AI-enhanced learning environments
15:30 - Teachers give testimony of their experience
Interdisciplinarità con Intelligenza Artificiale - Un caso d’uso / Cross-curricular activities with an Artificial Intelligence Module
Introduce Davide Zedda, CRS4 and Istituto di Istruzione Superiore Statale “Michele Giua”, Cagliari, Italy
16:10 - Closing remarks and Future developements
Carole Salis, Project Leader “Tutti a Iscol@ Linea B3”, Head of the Educational Technology program, CRS4




The IDEA Project


02 dicembre 2019

Accessibilità dai prodotti audiovisivi: sottotitolazione e audiodescrizione

L'Associazione + Cultura Accessibile Onlus e Cinemanchìo, in collaborazione con Film Commission Torino Piemonte, Museo Nazionale del Cinema, Università di Torino, Università di Parma, organizzano il corso Accessibilità dai prodotti audiovisivi: sottotitolazione e audiodescrizione, quinta edizione.
Quella di rendere accessibili i prodotti audiovisivi è una richiesta espressa dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, promulgata dall’ONU nel 2006, e ratificata dall’Italia nel 2009, "invita a prendere tutte le misure appropriate per assicurare che le persone con disabilità godano dell’accesso a programmi televisivi, film, teatro e altre attività culturali, in forme accessibili".
La resa accessibile garantisce la piena fruizione da parte di un pubblico estremamente vasto e diversificato, permette di dare continuità di “abitudini culturali” alla persone che con l’avanzare dell’età sono affette da patologie anche non gravi legate all’udito e alla vista: le traduzioni in sottotitoli o voice over rendono l’audiovisivo accessibile per chi parla lingue diverse da quella dell’originale e gli permettono di spingersi ben oltre i confini di una nazione; l’audio descrizione è a supporto di non vedenti e ipovedenti; i sottotitoli intralinguistici, infine, si rivolgono a sordi, ipoudenti, immigrati con difficoltà di comprensione della lingua parlata nel film e scritta nei sottotitoli, giovane pubblico, persone con disabilità cognitiva, ecc.

Il corso si terrà a Torino, nei locali della Film Commission (via Cagliari 42) con il seguente calendario:

  • Venerdì 24 Gennaio 6 ore, Sara Martin: "Preliminari semiologia del cinema"
  • Venerdì 7 Febbraio 6 ore, Denis Brotto: “Il montaggio e la costruzione del significato”
  • Giovedì 20 Febbraio 6 ore, Vera Arma/María Valero Gisbert: "Audiodescrizione per non vedenti"
  • Venerdì 21 Febbraio 6 ore, Vera Arma/María Valero Gisbert: "Audiodescrizione per non vedenti"
  • Giovedì 5 marzo 6 ore, Carlo Eugeni: "Sottotitolazione per non udenti"

Info: Daniela Trunfio 3396116688 daniela.trunfio@fastwebnet.it

30 ottobre 2019

Cadono dal cielo, nella mia testa è già un film

Cadono dal cielo di Giulio Concu è un libro insolito. Non ti lascia respirare, nel susseguirsi incessante di scene e azioni, proprio come in un film.
Ma è anche un libro che sprigiona scintille di arte pura: «Ci separiamo sfrigolando come pigiami acrilici»«A volte, per riportare l'armonia è necessario il caos; a volte, per poter far risplendere la saggezza è necessaria l'oscurità!»«Tutti abbiamo bisogno di raccontare per capire, per capirci».
Giulio, come ti è venuto in mente di scrivere romanzo con una trama complessa come questa?
«Io ho sempre scritto fin da ragazzino: poesie, brevi racconti, il diario personale. Sono stati esercizi molto importanti, sia per la mia crescita interiore che per imparare a esprimermi e a scrivere decentemente. Lavorando fin dal 2005 in una casa editrice, piano piano è cresciuto in me il desiderio – direi la necessità – di scrivere anch’io una storia, di confrontarmi con una sfida più complessa almeno dal punto di vista della struttura. Intorno al 2010 ho cominciato a buttare giù alcuni racconti di qualche pagina; alcuni erano delle trame di pura fiction, altri facevano riferimento ad esperienze della mia infanzia nel paese di mia madre, nel Centro Sardegna, condite con elementi di fantasia. Una di queste storie, basata su alcuni elementi autobiografici, è stata premiata a un concorso letterario e tutti mi chiedevano di farne un romanzo. Così mi sono detto: perché no? E nel 2013 ho affrontato la scalata verso una storia più lunga. È stata davvero una bella avventura, faticosa ed entusiasmante, poiché ogni riga si è rivelata un mistero, un’autentica cavalcata fra le praterie sconfinate della fantasia. Ad ogni capoverso, non sapevo mai dove sarei andato a parare. E forse questo è la caratteristica più bella della scrittura di un romanzo.»
Quanto tempo hai impiegato nella stesura del romanzo?
«In circa due anni ho buttato giù la trama principale; per un altro anno ho lavorato duramente sullo stile, poiché nel romanzo ci sono fondamentalmente due stili molto diversi: la protagonista parla al presente e in presa diretta racconta le sue incredibili avventure, utilizzando un linguaggio fatto di brevi frasi, spesso elaborate, seppure ironiche e sarcastiche prima di tutto verso se stessa. Gli altri personaggi spesso si raccontano con un linguaggio più classico e semplice, che serve anche ad alleggerire la complessità di quello della protagonista. Poi ho lavorato sulla struttura, che secondo me è l’elemento davvero originale del romanzo: ogni capitolo ha un titolo dedicato a ciò che cade dal cielo sulla testa della protagonista, in modo da creare dei quadretti che funzionano come dei segnali in una mappa per il lettore; e la storia principale è inframezzata da tre storie narrate da tre personaggi diversi che aggiungono via via degli elementi fondamentali alla trama. Tra il 2016 e il 2018, aiutato da un editor professionista, ho lavorato a limare e limitare la mia esuberanza lessicale. Altrimenti sarebbe venuto fuori un romanzo di 600 pagine. Ora invece sono “soltanto” 442.»
Con quali ispirazioni hai costruito i personaggi?
«Alcuni personaggi sono basati, seppure vagamente, su persone reali che conosco e ho conosciuto. Ma perlopiù sono frutto della fantasia, soprattutto nei loro caratteri. La caratterizzazione dei personaggi è l’aspetto che mi ha più dato soddisfazione mentre scrivevo; adoro creare da zero una persona con una sua precisa identità, un suo vissuto, una sua ben precisa psicologia. Questo è l’arte, no? Creare qualcosa che non c’è o che ha bisogno di essere tirata fuori dall’ignoto. La trama invece mi ha impegnato tantissimo, sebbene venisse fuori naturalmente; anzi ho dovuto faticare proprio per gestire questa “naturalezza”, questa facilità con cui le immagini si affacciavano alla mia mente e pretendevano di essere messe in ordine: la storia e i personaggi mi hanno realmente trascinato, suggerendomi azioni a me ignote, guidandomi su un’altra via ogni qual volta c’era bisogno di svoltare, cambiare, persino di attingere a elementi che mai avrei pensato di inserire nella storia. Potrà sembrare incredibile, ma è così. Una parte del libro l’ho pensata la notte quando cercavo di riordinare i fili della trama e dell’ordito come fosse un vero e proprio tappeto con un disegno straordinario. Infatti, una delle domande ricorrenti di chi ha letto il libro è: ma come hai fatto? A costruire una trama così fitta e complicata, tra reincarnazioni e passaggi temporali, tra buddismo e fisica quantistica. La mia riposta è: non lo so. L’ho fatto, semplicemente non ci ho pensato, perché qualcuno mi trascinava sempre. Ero guidato, insomma. Evidentemente questo libro doveva essere scritto. E come un qualsiasi scrittore, io ho fatto da tramite tra la storia e il lettore. Scrittore e lettore: non è forse lo stesso?»

Giulio Concu presenterà Cadono dal cielo il 2 Novembre 2019 Quartu Sant’Elena (Sa Dom’e Farra) alle 17:00 e in quell'occasione avrò l'onore di leggere alcuni brani.


13 ottobre 2019

Orto botanico di Cagliari, miniera di sorprese (botaniche e non solo)

Ficus macrophylla 
(Cagliari, 13 Ottobre 2019)
Le sorprese all'Orto Botanico di Cagliari non finiscono mai.

Quando frequentavo questo magnifico angolo della mia città (da studente universitario ci andavo per studiare e ricordo molto bene il fresco, i profumi, la tranquillità, il senso di protezione che mi davano qui tronchi maestosi) non conoscevo gran parte delle informazioni che ho appreso oggi, nella visita guidata organizzata dall'associazione Oltre la porta.
Il merito è della guida, Giovanni G. Scanu: paleobotanico, esperto di flora del Palaeozoic e del Mesozoic floras, PhD (con una tesi intitolata "Late Palaeozoic floras of Sardinia") e ottimo divulgatore.
Giovanni spiega l'origine delle piante, ovviamente solo alcune delle 2 mila ospitate nell'Orto Botanico, e fa capire che dietro ogni albero c'è una storia.
Storie botaniche, storie di evoluzione ma anche storie di persone e di popolazioni che con queste piante hanno avuto a che fare.
Come nel caso del Ficus macrophylla, che era già qui prima della nascita dell'Orto Botanico, con le sue radici aeree colonnari che diventano tronchi supplementari, a sostegno dell'enorme albero.
Se ne incontrano diversi esemplari, uno più maestoso dell'altro.
Le radici di questa pianta tropicale da bambino mi ricordavano la coda dello stegosauro.
Indimenticabile quello che domina il centro dei Giardini Pubblici (con il quale hanno giocato generazioni di giovanissimi cagliaritani).
Notevole anche quello presente in Via Roma, di fronte alla Darsena.

Impressionante il tronco dell'albero bottiglia - Ceiba Speciosa - completamente ricoperto di spine:
Albero bottiglia (Cagliari, 13 Ottobre 2019)

Meravigliosa anche la sopresa del Fior di Loto (Nelumbo) con le sue foglie idrorepellenti perché rivestite da cristalli di cera idrofobica di dimensioni nanometriche. 
E pensare che l'ho visto molte volte, in passato, ignorando completamente l'effetto loto!

Ecco come Giovanni Scanu descrive questa meraviglia della natura:







In natura, l'Effetto Loto è la capacità di un materiale di mantenersi pulito autonomamente. Si osserva con facilità in 𝘕𝘦𝘭𝘶𝘮𝘣𝘰, e per questo motivo i fiori di Loto sono simbolo di purezza. Per via dell'alta tensione superficiale presente sulla foglia, l'acqua scivola via in tante goccioline, portando con sé fanghiglia e piccoli organismi. Ciò è possibile perché le foglie sono superficialmente rivestite da cristalli di una cera idrofobica di dimensioni nanometriche. • • • #cagliari #casteddu #curiosità #natura #scienze #scienzenaturali #naturalista #botanica #piante #foglia #loto #lotusleaf #video #divulgazionescientifica #youtube #instagram #follow #like #love #passion #work #study #vivonatura #fever_natura #natura_in_grande #sardiniature #focus #natgeo #huaweip20pro #huaweiphotographers
Un post condiviso da Giovanni (@gio.git) in data:

14 settembre 2019

Blue Hack a San Vero Milis (27-28 Settembre 2019)

Scade il 23 Settembre l'iscrizione a Blue Hack, l’hackathon di 2 giorni promosso dalla Fondazione MEDSEA e organizzato da Open Campus, nell’ambito dell’undicesima edizione del Coast Day, il 27 e il 28 Settembre, nel Centro Visite di Comune di San Vero Milis (Oristano).
Info e iscrizioni

31 agosto 2019

Incongruenze nei film e Unbranded Product Displacement

Mi è sempre piaciuto scoprire errori e incongruenze nei film. Questa volta ho notato una inspiegabile differenza nella mascherina frontale di un taxi. La serie è "La Reina del Sur" (stagione 2, episodio 8. Al minuto 12.22 la protagonista (Teresa Mendoza) sale su un taxi, sembra una Volkswagen Passat ma stranamente non ha il marchio al centro della mascherina. Poi, al minuto 18.49, Teresa scende dal taxi e ora la mascherina ha il marchio (peraltro semi-oscurato). Da quel momento ho osservato con attenzione tutte le auto e ho notato che in molti casi il marchio sparisce o viene oscurato. Un caso di Unbranded Product Displacement?