19 gennaio 2021

Un viaggio verso l'ignoto e la scoperta del proprio ruolo nel mondo nel romanzo di Giacomo Mameli Hotel Nord America

Mesi fa ho letto avidamente due libri: "La ghianda e una ciliegia" (CUEC, 2005) e "La chiave dello zucchero" (Il Maestrale, 2019). Ci ho trovato le storie di chi è sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, raccontate da Giacomo Mameli. Storie incredibili, ma vere, che mostrano l'orrore della guerra e insieme la capacità delle persone di sapersi districare in mezzo anche al più immane disastro.

Giorni fa ho divorato "Hotel Nord America" (Il Maestrale, 2020). Qui la storia è raccontata in prima persona da una sola persona. Ma il risultato non è meno intenso degli altri due volumi. Anzi, questa storia di una levatrice "spedita in Sardegna", ha qualcosa di molto significativo. In un tempo e in luoghi in cui la mortalità infantile era molto elevata, l'arrivo di Ida Naldini ha qualcosa di salvifico. Ma questo viaggio verso l'ignoto e la scoperta di un proprio ruolo nel mondo (non a caso nel delicato compito di aiutare le nascite) sono caratteri di grande potenza, quasi senza luogo e senza tempo. Non è (solo) una storia della Sardegna e dell'Italia di quel tempo: è una storia universale.

Ovviamente c'è tutta la bravura di Giacomo Mameli nel fare in modo che la storia possa girare bene: c'è una storia forte, ma senza una magistrale narrazione a sostenerla non si reggerebbe. Ma c'è anche il fatto (che esce dal romanzo per farsi vero) che la storia di questa coraggiosa ostetrica toscano-campana è autentica. Certo, Hotel Nord America è un romanzo, ma a volte il vero può sembrare più romanzato del vero. Come la storia dell'albergo, che ha originato il titolo del libro, in cui le ospiti arrivate dal Continente ignoravano che normalmente vi si svolgessero le attività tipiche del bordello (e invece gli uomini, tenuti a bada dai Carabinieri, lo sapevano bene). O l'episodio del parto della moglie del pastore (analfabeta ma con i figli che si chiamavano Enea, Grazia, Omero, Virgilio) raggiunta con elicottero e campagnola può sembrare assurda e invece si basa su un fatto vero. 

Questo lavoro di Giacomo Mameli è stato premiato come Libro del giorno di Fahrenheit il 30 luglio 2020 e il mese scorso ha vinto il Premio FiuggiStoria XI edizione (sezione Diari, Epistolari & Memorie) a cura della Fondazione Levi Pelloni. A questo punto immagino una bella sceneggiatura e un film. Sarebbe una grande sfida.

Andrea Mameli, Linguaggio Macchina, 19 Gennaio 2021

09 gennaio 2021

Senza il mio nome, romanzo di formazione di Gianfranco Onatzirò Obinu, una storia da liberare

“Le piccole onde che increspavano la superficie della sua coscienza si sarebbero propagate nel tempo e, da leggere vibrazioni, si sarebbero tramutate in un devastante tsunami, che avrebbe lasciato solo macerie delle sue attuali credenze” è un passaggio del libro che ho appena finito di leggere: Senza il mio nome, di Gianfranco Onatzirò Obinu (Porto Seguro editore, 2020). 
In questo romanzo di formazione il protagonista vive, nell'arco di alcuni decenni, una crescente inquietudine. 
Ma non è la vita insofferente descritta Zygmunt Bauman nel celebre saggio “Vita Liquida” (2005) nel quale “La società dei consumi riesce a rendere permanente la non-soddisfazione”. 
L’insoddisfazione del libro di Gianfranco non è quella di chi consuma, ma di chi cerca sé stesso. 
Ovviamente non sveliamo, per rispetto dei lettori e delle lettrici, l’esito del lungo inseguimento. 
Ci limitiamo a tracciare i punti fermi, le coordinate che conferiscono solidità e valore a Senza il mio nome.

C’è il forte richiamo alla Sardegna: “siamo figli del mare. E figli del vento. Insoddisfatti in modo perenne, per l’eternità, alla ricerca di una forma che dia un senso al nostro continuo vagare”.

Ci sono le solide influenze esercitate dalla lunga esperienza nel teatro: “Vivere cento vite e sentirle tutte scorrere nel sangue come un flusso ininterrotto di emozioni violentissime”. 

C’è la indelebile impronta del volontariato educativo nella formazione della sua persona, vissuta nel lungo percorso dell’esperienza scout: "Lui ci credeva veramente. Allora come adesso dava alla dignità di ogni singolo individuo un valore così grande che gli era impossibile pensare a programmi educativi tirati via, prefabbricati, standardizzati"-

Ma c’è soprattutto la relazione con il padre. Una relazione ricca di rimorsi: “Babbo, parlami ancora. Raccontami di noi. Io non ho memoria del passato. E ho paura del silenzio che mi sento crescere dentro”. Una relazione autentica, spigolosa, irrequieta. Una relazione raccontata senza fronzoli, a volte nitida, altre volte annebbiata dal sogno, proprio come le memorie che conserviamo o che alteriamo nei cassetti della nostra mente. 

I caratteri per liberare questa storia sul palcoscenico di un teatro o dentro una pellicola ci sono tutti. E allora, se un giorno, da Senza il mio nome nascerà una sceneggiatura, non ditemi che non vi avevo avvertiti.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 9 Gennaio 2021

07 novembre 2020

Il bidello di Pacinotti. Il video del monologo

Règia Università di Cagliari, 1912. Un bidello racconta il suo incontro con Antonio Pacinotti. Un racconto pieno di ammirazione per lo scienziato pisano, ideatore del motore e della dinamo a corrente continua.
Nel video si vede la copia della dinamo di Pacinotti realizzata da Carlo De Rubeis.

Ringrazio Francesco Pupillo per il video, Andrea Mura per l'ospitalità nel magnifico Museo di Fisica (Dipartimento di Fisica dell'Università di Cagliari), Fabio Marceddu per la consulenza artistica, Carlo De Rubeis per la consulenza storica, Michele Saba per la consulenza scientifica. Ringrazio anche Giuliano Malloci e Gianluigi Corrias per il supporto fornito all'interno del Museo. Copyright 2020 © Andrea Mameli.

Il più bel commento al video del mio monologo finora è stato quello di Maria Paola Masala



"CARO Andrea Mameli, il tuo monologo sul bidello di Antonio Pacinotti, presentato al Festival della Scienza, ha il grande pregio di unire l'alto col basso, la tua cultura scientifica con la capacità di raccontare argomenti complessi in modo semplice. E poi, oltre che un divulgatore apprezzato, sei anche un bravo attore. Grazie!"



Il bidello di Pacinotti nel programma del Cagliari FestivalScienza 2020

 


01 novembre 2020

Il sereno periodo cagliaritano di Antonio Pacinotti, inventore e scienziato

Copia della Dinamo di Pacinotti realizzata da Carlo De Rubeis a Cagliari

Antonio Pacinotti è vissuto a Cagliari dal 1873 al 1882. In questo periodo oltre a insegnare Fisica Sperimentale per la Règia Università di Cagliari gestiva il Gabinetto di Fisica e poteva dedicarsi alla sua grande passione: l'invenzione e la sperimentazione di macchine magneto-elettriche

Questa storia mi ha sempre incuriosito, prima grazie alle parole dei professori Franco Erdas (1990, corso di Fisica 2) e Guido Pegna (1992, corso di Fondamenti di Elettronica), poi in base alle idee sempre più precise che mi sono fatto consultando decine di pubblicazioni si e su Pacinotti (compresi i libri antichi consultati nella Biblioteca centrale dell'Università di Cagliari e in quella dell'Archivio di Stato di Cagliari).

Poi nel 2013 andai a trovare Guido Pegna (che allora dirigeva il Museo di Fisica, situato nella cittadella universitaria di Monserrato) e lo ripresi in tre piccoli video:




A partire dal dicembre 2019, quando ho avuto l'idea di scrivere qualcosa sul periodo cagliaritano di Antonio Pacinotti, ho letto numerosi libri dedicati allo scienziato pisano. E ho capito che il periodo cagliaritano è stato estremamente produttivo e sereno per Pacinotti. Non è vero, come scrisse qualcuno, che a Cagliari si sentiva in esilio. Semplicemente dobbiamo pensare che, specie con i trasporti di quel tempo, trovarsi così lontano da casa non poteva che procurare uno smarrimento iniziale. Inoltre nel primo momento il suo laboratorio non era certo fornito come quello in cui aveva bazzicato (grazie alla complicità del padre, docente di Fisica a Pisa) fin da bambino. Ma in poco tempo la Règia Università di Cagliari procurò tutta la strumentazione richiesta, in particolare il tornio (che secondo Guido Pegna fu posto come condizione per andare a Cagliari).

A Cagliari Antonio Pacinotti si trovava bene anche perché poteva contare sul prezioso aiuto del signor Dessì (il "Meccanico" del Gabinetto di Fisica) insieme al quale riusciva a costruire tutto quello di cui aveva bisogno per i suoi esperimenti. 

In tutto il periodo cagliaritano Pacinotti riceveva attestazioni di stima per il suo lavoro e la conferma delle sue rivendicazioni: da ogni parte gli veniva riconosciuto il merito di aver intuito l'idea dell'elettrocalamita rotante, il cosiddetto Anello di Pacinotti.

Antonio Pacinotti a Cagliari aveva trovato casa in via Canelles. A due passi dal Municipio e dal Duomo. Negli ultimi anni di permanenza in città conobbe Maria Grazia Sequi Salazar. Si sposarono il 29 Aprile 1882, prima in Municipio e poi in Duomo.

Io credo che per lo scienziato pisano gli ultimi anni trascorsi a Cagliari siano stati davvero sereni.

Nel documentario "Antonio Pacinotti e il secolo dell'elettricità" (realizzato dall'associazione per la diffusione della cultura scientifica "La limonaia" di Pisa) il consulente calligrafico Guido Angeloni (docente di grafologia nel Corso di Laurea in Scienze grafologiche dell'università LUMSA di Roma) afferma che il periodo più sereno per Pacinotti, a giudicare dalla scrittura, è stato sicuramente quello cagliaritano.

Racconto alcuni di questi episodi nel mio monologo "Il bidello di Pacinotti" che esordirà (si fa per dire, perché parteciperà attraverso un video, non sul palcoscenico del Teatro ExMà come si pensava mesi fa) il 5 Novembre all'interno del Cagliari FestivalScienza 2020.


Ringrazio Francesco Pupillo per lo splendido video (dal quale ho tratto queste immagini), Andrea Mura per l'ospitalità nel magnifico Museo di Fisica (Dipartimento di Fisica dell'Università di Cagliari) nonché Giuliano Malloci e Gianluigi Corrias per il supporto fornito all'interno del Museo. 

Il testo del monologo è mio, quindi se non vi piace rivolgete le critiche a me. Ma se lo apprezzate sappiate che lo devo ai preziosissimi suggerimenti artistici di Fabio Marceddu, storici di Carlo De Rubeis e scientifici di Michele Saba.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 1/11/2020










Il commento di Maria Paola Masala:




24 ottobre 2020

Crowdfunding per il progetto Return to Sea and Sardinia, centenario del viaggio di D.H. Lawrence

Campagna GoFundMe per il progetto "Return to Sea and Sardinia"

In occasione del centenario del viaggio di D.H. Lawrence in Sicilia e Sardegna, e del libro Sea and Sardinia.

Ringrazio Daniele Marzeddu per questa splendida iniziativa!

Andrea Mameli blog Linguaggio Macchina, 24 Ottobre 2020

04 ottobre 2020

Island2Island Art Exhibition: tra Sardegna e Gran Bretagna. Intervista a Daniele Marzeddu, secondo classificato

Island2Island Art Exhibition: vince Gianluca Pisano; secondi classificati Ex aequo Daniele Marzeddu e Despina Symeou; terza Gabriela Drees-Holz.




Ho conosciuto Daniele Marzeddu sul set di un film ancora in lavorazione (Side Effect) e di cui quindi non posso parlare. Voglio invece raccontarvi il Secondo Premio che Daniele ha vinto al concorso Island to Island Art. Vi racconto breve chi è Daniele: è nato in Sardegna, ma si sente cittadino del Mondo, è appassionato di immagine, di musica, di archeologia e di antropologia, è passato dai nuraghi ai carnevali arcaici, dal sassofono alla produzione di documentari, fino alla fotografia.
Da fotografo Daniele ha scoperto somiglianze e differenze tra Sardegna e Gran Bretagna e sta partecipando al progetto Return to Sea and Sardinia che nel 2021 celebrerà il centesimo anniversario della pubblicazione del libro di viaggio di David Herbert Lawrence "Sea and Sardinia" (1921). Negli ultimi 5 anni Daniele ha vissuto in Inghilterra e così per lui è stato naturale provare a partecipare alla competizione artistica Island 2 Island Art. L'ha fatto con un progetto basato su una lettura di estratti dal libro di Lawrence, accompagnato dalla musica composta dal regista cinematografico Antonio Meloni per il suo film Side Effect (2020).


Daniele, come è nata la tua partecipazione a questo concorso?

«Lavoro su argomenti crossculturali da oltre 10 anni e quando mi è stato riportato questo interessante evento ho subito deciso di parteciparvi. tra il 2018 e il 2019 avevo fatto delle mostre in UK e Italia sull'onda di Sea and Sardinia, anche perché nel mio archivio possiedo migliaia di immagini sulla Sardegna che cominciai a scoprire nel lontano 1986.»

Con che cosa hai partecipato a Island2island?

«Ho presentato un video dal titolo "Sea and Our Sardinia" realizzato con il montaggio di immagini fatte durante i viaggi degli ultimi vent'anni, la lettura di passi di Sea and Sardinia e la musica di Antonio Meloni. Poi tre fotografie a cui sono particolarmente legato, tutte scattate in notturna: generalmente sono più attivo e ispirato a fare le mie ricerche fotografiche nelle ore di buio, prima di usare la camera rifletto molto e poi mi lancio a scoprire la notte.»

Puoi anticipare qualcosa sul progetto "Return to Sea and Sardinia" ai lettori del blog Linguaggio Macchina?

«Return to Sea and Sardinia è in progetto Internazionale su cui sto lavorando da quasi un anno. Il mio team di lavoro sta lanciando una campagna di crowdfunding per la produzione di un reportage fotografico e un art film tra Sicilia, Mediterraneo e Sardegna: andremo a ripercorrere i luoghi lawrenciani a 100 anni dal viaggio che portò alla pubblicazione di Sea and Sardinia.»

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 4 Ottobre 2020




Island2Island Art Exhibition
Velorose Gallery, The Barbican, London (1-9 October 2020)

EVENT is COVID 19 Compliant, pre-booking required via email info@island2islandart.com
Island2Island Art is an exhibition presenting contemporary works by British, Sardinian and International artists. The desire is to explore communalities and differences between the two islands, expressed by multiple artistic mediums as well as generate links for future research, business opportunities and creative relationships. This inaugural project hopes to bring together contemporary artists with an interest or link between the two islands of Sardinia and Great Britain in order to build a dialogue and exchange of ideas via the visual arts. The diversity of artworks presented shows how artistic practices have no boundaries and can coexist and develop in a harmonious way regardless of the geographical isolation and physical distance of the two countries. Equally, communalities of subjects and environmental similarities stimulate a fresher research approach in a process of ethnographic identification founded on the deep cultural heritage brought in by each artist. 

The artists are: Daniele Marzeddu – Alicia Monedero Carol Pintus – Clay Ferrarese – Despina Symeou – Elena McLaren – Gabriela Drees-Holz – Gianluca Pisano – Laura Parker

Guest artists and judging panel: Kate Enters (London) – Giulio Ledda (Sardinia)
Note: Island2Island Art is a privately funded project. Please connect with and follow us via: island2islandart.com Twitter & Instagram: @island2island_art
Contact: Rita Carta Manias Director & Curator / rita@island2islandart.com


30 agosto 2020

Il potere del racconto, la città e la scienza nei Passaggi di stato di Francesca Magni

La copertina del libro sotto l'ombrellone (Poetto, Cagliari, 30 Agosto 2020)
Il mio libro sotto l'ombrellone quest'anno era Passaggi di stato. Racconti e divagazioni tra scienza e città di Francesca E. Magni.
Ho conosciuto Francesca circa 30 anni fa quando frequentavamo il Master in Comunicazione della Scienza, a Trieste, tra il 1998 e il 1999. Francesca è, come me, Laureata in Fisica e giornalista pubblicista. Come me ama il teatro (e la sua Tesi di Master si intitolava "Teatro e scienza"). Insegna Matematica e Fisica al Liceo e fino al 2016 ha curato il blog fem (forza elettromotrice).
Per me il libro di Francesca ha un bellissimo titolo e un sottotitolo avvincente, merito suo e dell'editore, Scienza Express (al quale sono particolarmente legato, avendo fatto nascere il mio Manuale di sopravvivenza energetica). Così come la copertina, tratta da un disegno che la scrittrice Barbara Garlaschelli ha regalato a Francesca e rappresenta il personaggio Tanguy: la figurina di carta che sorvola Lisbona (indizio per chi ha letto il libro o lo leggerà).

Ho letto con piacere il libro di Francesca. Devo dire che in alcuni punti mi ha provocato il sano desiderio di approfondire (come nel caso del rettangolo aureo delle carte di credito) o la sensazione del "è la stessa cosa che penso io" (come nel caso della gaussiana che assomiglia a un fantasmino, o dell'aeroporto che non è aereoporto). O il semplice piacere intellettuale di riconoscere qualcosa tra le righe: Antonio Damasio e le emozioni o il Carbonio e Primo Levi. E tante altre piccole cose che fanno di un libro una cosa grande.

Francesca, in che modo una raccolta di racconti può avvicinare alla scienza?
«La narrazione può affascinare, incuriosire, far emergere alcuni aspetti interessanti della scienza: genera domande, approfondisce modi di pensare "scientifici". Il racconto breve è il formato ideale per concentrare l'attenzione su una singola idea o situazione. Non scrivo con intenzione divulgativa, però la mia formazione mi porta in maniera molto naturale verso questa visione del mondo. »

Nel racconto che chiude il volume, Veneziane, appare una gondola che fende l'acqua "taglia come un rasoio la cornea della laguna". La scena richiama quel rasoio che incide l'occhio del cortometraggio del 1929 di Luis Buñuel e Salvator Dalí, Un chien andalou, la missione rivoluzionaria del surrealismo: aprire gli occhi degli spettatori. Francesca, qui c'è qualche legame con il punto di vista della scienza?
«Ho pensato proprio a Un chien andalou. La spettatrice in particolare sono io, posta in mezzo fra il surrealismo e la scienza: in fondo vediamo con due occhi. Lo sguardo scientifico arricchisce, è un tipo di "sensibilità" che insieme a quella artistica, contribuisce a una visione meno parziale e rigida delle cose. Gli occhi si muovono in continuazione e forniscono tante finestre dinamiche sulla città: l'acqua della laguna riflette le immagini dei palazzi, crea un doppio della città, è come se fosse un enorme occhio capovolto (la città che guarda se stessa).»

Come è nata l'idea di questo libro?
«La mia intenzione era di pubblicare solo la trilogia finale perché sono i racconti più recenti, ma l'editore mi ha chiesto una raccolta più estesa, così ho scelto i testi che mi sono sembrati più significativi fra tutti quelli che ho scritto negli ultimi 25-30 anni. Li ho ordinati in tre sezioni che non sono cronologiche, quindi puoi trovare racconti che ho scritto a 25 anni come a 40... è stato un lavoro utile per me perché ho scoperto di avere dei temi che mi sono sempre stati cari, come il ruolo della matematica nella vita quotidiana, che compare quando meno te l'aspetti sotto forme astratte o concrete, oppure l'interesse per le pietre, i muri, i confini fra gli oggetti, le città, i sogni, i viaggi, gli automi (nel 1994 mi sono laureata con una tesi sugli Automi cellulari), per citarne solo alcuni. Non ho pensato a un target particolare di lettori, sono racconti che ho scritto più per me che per gli altri, nei momenti che ritenevo necessari, però alla fine ho pensato che mi sarebbe piaciuto condividerli.»

Nel racconto Potenze si scopre "un criterio rapidissimo per scomporre qualsiasi numero in fattori primi". Cosa volevi rappresentare?
«Il personaggio del racconto è una matematica ed è un'invenzione. Ho provato a immaginare come si dovesse sentire una persona in questa situazione così critica, dove un grande successo per la conoscenza è un grosso pericolo per lo stato attuale della società. Il finale è in sospeso, cosa deciderà la protagonista?»

24 agosto 2020

Underwater ripple marks: onde di sabbia sul fondo del mare


Undewater ripple marks, Cala Sinzias, Sardinia (Aug. 2020)

Ripple marks are the typical shapes assumed by the sand of the sea, caused by water flowing. Bed forms are linked to flow velocity and sediment size (the bigger is the size of the sediment granule the greater is the height of Ripples) whereas ripples are characteristic of shallow water deposition and can also be caused by wind blowing over the surface.

I Ripple marks sono le tipiche forme assunte dalla sabbia del fondo marino, generate dal moto ondoso. Le forme dei letti sono legate alla velocità del flusso e alla dimensione dei sedimenti (maggiore è la dimensione del granulo di sedimento maggiore è l'altezza delle Ripples), mentre le increspature sono caratteristiche della deposizione in acque poco profonde e possono essere causate anche dal vento che soffia sulla superficie.





Immagini da un altro mondo (images from another world) 30 Luglio 2020 (July 30th, 2020)

19 agosto 2020

Premio “Donna di scienza” in Sardegna, edizione 2020: scadenza 10 Settembre

Donna di scienza

Scopo del Premio: offrire un riconoscimento a figure femminili che abbiano contribuito a dare prestigio e avanzamenti alla Sardegna in campo scientifico.

Il Premio è organizzato dall’Associazione ScienzaSocietàScienza, presieduta da Maria Maddalena Becchere, in collaborazione con le Università di Cagliari e Sassari, l’INAF e l’Osservatorio Astronomico di Cagliari, la sezione di Cagliari dell’INFN e l’Istituto di Neuroscienze del CNR di Cagliari. 

Nel 2019 furono presentate 43 candidature (di cui 12 candidate svolgevano la loro attività di ricerca all’estero: Darmstadt, Cambridge, Lione, Losanna, Marsiglia, Nantes, New York, San Diego, Varsavia, Zurigo) nelle seguenti discipline: astrofisica, biologia, chimica, fisica, informatica, medicina, scienze biomediche. Il 14 Novembre 2019, durante il Cagliari FestivalScienza, fu proclamata vincitrice la fisica Giovanna Puddu: "Per il suo lavoro di ricerca svolto in maggior parte al CERN nel campo della fisica nucleare, in un mondo prevalentemente maschile soprattutto agli inizi della sua carriera scientifica; per il fondamentale ruolo avuto nella creazione della sezione di Cagliari dell’INFN, consentendo a tanti giovani ricercatori e ricercatrici sardi di potersi formare e progredire nella ricerca scientifica; per il suo notevole impegno nell’insegnamento universitario e nella formazione dei giovani maestri in campo scientifico; per la sua costante attenzione alla intermediazione tra didattica e divulgazione della scienza."

La giuria del Premio Donna di Scienza 2020 è presieduta da Carla Romagnino ed è composta da: Maria Del Zompo (Rettore dell’Università di Cagliari), Giulia Ceccherelli (Università di Sassari), Marta Burgay (INAF-OAC), Giuseppe Mezzorani (INFN sezione di Cagliari), Silvia Rosa Brusin (TG Leonardo, RAI), Valentina Savona (dirigente scolastico del Liceo Scientifico Pacinotti di Cagliari), Annalisa Muntoni (Istituto di Neuroscienze del CNR). 

Le candidature dovranno pervenire entro il 10 settembre 2020 all'indirizzo e-mail: premiodonna2020@gmail.com (subject: "Premio Donna di Scienza + nome e cognome della candidata"). 

Alla domanda le concorrenti (o i proponenti) dovranno allegare (preferibilmente in un unico file in formato pdf): 

  • curriculum della candidata
  • chiara descrizione delle motivazioni per cui si presenta la candidatura e, in particolare, il legame della candidata con la scienza e con la Sardegna
  • l'impegno a fornire una dichiarazione nella quale la candidata acconsente all'utilizzo dei suoi dati personali per motivi legati al Premio
  • ogni altro documento ritenuto utile ai fini del concorso. 

Ai fini della selezione la giuria terrà conto dei seguenti criteri di valutazione:

  • livello di approfondimento scientifico dell’attività svolta
  • livello di internazionalità dell’attività svolta
  • livello di coinvolgimento del pubblico sull’attività svolta
  • ricaduta dell’attività svolta sulla Sardegna.

Sono escluse dal premio le persone legate da parentela con i membri della giuria.

Info: www.festivalscienzacagliari.it e premiodonna2020@gmail.com