«Storie di naturale follia» a Cagliari (50 anni dopo che Marco Cavallo varcava il recinto dell’Ospedale Psichiatrico di Trieste)

Foto: Dietrich Steinmetz 

Il 25 febbraio 1973, quando Franco Basaglia, i suoi pazienti, i suoi collaboratori e tanti semplici cittadini, varcarono il recinto dell’Ospedale Psichiatrico di Trieste, insieme a Marco Cavallo: la macchina teatrale azzurra, di legno e cartapesta. Un progetto maturato in ambito artistico ("Marco Cavallo, 1973, un’esperienza di comunicazione su schema vuoto nell’ospedale psichiatrico di Trieste diretto da Franco Basaglia" di Giuliano Scabia). Era l’inizio di una rivoluzione che portò alla legge 180 (13 maggio 1978) e a una lenta ma graduale trasformazione di quelle istituzioni nate per nascondere e reprimere. Per la volontà politica di nascondere e reprimere, centinaia di migliaia di persone (19 mila solo a Cagliari) hanno sofferto duramente e lungamente. Ricordarlo non è solo un esercizio intellettuale. E’ anche un dovere civile.
Per questo il progetto «Storie di Naturale Follia. Arte, Ambiente e Marginalità» assume grande importanza: ideato dalla compagnia Impatto Teatro APS di Cagliari (con tante iniziative culturali per tutto il 2023) va oltre la performance portata in scena – in questi giorni, insieme ad Abaco Teatro – al Parco di Monte Claro di Cagliari.

Nella locandina dello spettacolo Basaglia ci ripete: «La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia; invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla».

“Storie di Naturale Follia” è un progetto che fa incontrare arte, teatro, letteratura e impegno civile. Raccontando le storie degli ultimi, degli invisibili, nascosti da qualche parte nelle città. Spesso proprio nei bellissimi parchi… in cui sorgevano orrendi manicomi. «Storie di Naturale Follia» è un progetto realizzato anche attraverso laboratori artistici sviluppati insieme a persone che vivono ai margini della società; partendo da memorie biografiche, che altrimenti sarebbero rimaste chiuse dentro le cartelle cliniche. Una messa in scena – quella di – che si sviluppa come spettacolo itinerante in cui il pubblico viene accompagnato all’interno di un’esperienza multisensoriale di rara intensità.

Dal 21 al 24 luglio il parco cagliaritano Monte Claro – una delle più rigogliose oasi verdi della città – ha fatto da palcoscenico a queste storie di vite «al limite»: separati da alberi, cespugli e teli stesi, alcuni personaggi hanno offerto qualche punto di contatto con una realtà altrimenti invisibile.
Aprendo così la sedicesima edizione del Festival Internazionale della Sostenibilità – “Giardini Aperti 2023” organizzata da Abaco Teatro, con il debutto in prima nazionale: una performance di teatro e natura sulla cosiddetta marginalità, prodotto da Impatto Teatro APS e Abaco Teatro; scritto, diretto e interpretato da Karim Galici; aiuto regia Rocio Herrera; con Beppe Martini, Adriana Monteverde, Tiziano Polese.
“Bosch”, che, come un medico ciarlatano, è convinto di poter curare tutto e tutti con poteri magici e strani oggetti…
“L’autarchica”, che non si è arresa ad una città che l’ha rifiutata e si è rifugiata nel suo mondo vegetale…
“Il pittore” che – abbandonato fin da piccolo – vive come un animale in mezzo alla natura selvaggia…
“Il dottore” che voleva aiutare i folli, ma nei decenni passati in manicomio ha visto talmente tante atrocità che i suoi occhi hanno smesso di vedere...
Per il regista Karim Galici: «Sono personaggi che vivono ai margini. Alcuni per scelta propria, ma sempre oltre il confine di ciò che il senso comune può mediamente accettare. ‘Insensati, mentecatti, alienati o pazzerelli’ come venivano definiti quelli a cui si spalancava il cancello del manicomio. Sono per l’appunto «storie di naturale follia» per indagare quello che ci appartiene, ma che spesso non vediamo o non vogliamo vedere».
L’allestimento ha visto la partecipazione di Mara Agus, Anna Cardis, Sara Broi, Cristina Copez, Maria Dessì, Manuel Etzi, Rosalba Fadda, Andrea Mameli, Daniela Mormile, Carla Orrù, Raffaelangela Pani, Gianluca Picciau, Susanna Vacca, Alessandra Zurrida. Collaborazione drammaturgica di Matteo Porru e degli allievi del Laboratorio di scrittura creativa, cura delle scenografie di Roberta Vanali, opere pittoriche di Stefano Cozzolino e Tiziano Polese, musiche originali ed elaborazioni audio/video di Alessandro Ruzzier.
Per informazioni: aabaco@gmail.com, impattoteatro@gmail.com

Andrea Mameli (Linguaggio Macchina)





P.S. Marco Cavallo si ispira a un vero cavallo, utilizzato nell’Ospedale Psichiatrico di Trieste per il trasporto della biancheria, che fu salvato dal macello e fu eletto a simbolo della libertà di chi era vittima di quella psichiatria antiquata, basata sulla reclusione, contro la quale Basaglia lottava.

Commenti

Anonimo ha detto…
Uno spettacolo intendo e commovente che scuote le coscienze

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