24 aprile 2006

Le mele di Chernobyl sono buone. Se ben sotterrate.


E' in libreria LE MELE DI CHERNOBYL SONO BUONE (Sironi Editore, 2006, 256 pagine, 16 Euro). Ne abbiamo parlato con l'autore, Giancarlo Sturloni, che si occupa dei rapporti fra scienza e società e in particolare delle problematiche associate ai rischi tecnologici per la salute e per l’ambiente alla Sissa di Trieste (è titolare dei moduli Comunicare il rischio e Comunicare la medicina al Master in Comunicazione della Scienza).

A vent'anni dall'incidente di Chernobyl, che causò un deterioramento dell'immagine della scienza, si possono ancora rilevare conseguenze significative?"Nel giro di pochi giorni la nube radioattiva coprì quasi tutta l'Europa e, come aveva anticipato il sociologo tedesco Ulrich Beck, diventò più chiaro a molti che i rischi tecnologici della modernità, il nucleare come le piogge acide, non conoscono confini tra nazioni. Non solo. Le autorità sovietiche ma anche molti governi occidentali cercarono maldestramente di nascondere o sminuire l'accaduto, amplificando il sospetto che la realtà dei fatti fosse molto più grave di quanto non era ufficialmente ammesso. Infine, di fronte a un'opinione pubblica sgomenta, anche la comunità dei cosiddetti esperti si presentò divisa, incapace di offrire una visione unitaria e credibile delle cause e dei possibili rimedi, finendo talvolta per dare l'impressione di difendere interessi di parte."
Non fu dunque solo emozione del momento? "Chernobyl svela al mondo il lato oscuro della tecnologia, fonte di innegabili benefici ma anche di rischi non sempre ritenuti accettabili. Se negli anni Cinquanta e Sessanta l'energia nucleare veniva presentata come la migliore garanzia del progresso tecnologico e sociale, il lasciapassare dell'umanità per un futuro radioso di prosperità, Chernobyl mostra che il progresso delle conoscenze può anche generare tragedie. E, come disse Michael Gorbacev nel celebre discorso televisivo del 14 maggio 1986, spezzando finalmente il silenzio su Chernobyl, questa tragedia non poteva che essere interpretata come «un campanello d'allarme, un severo ammonimento: l'era nucleare richiede un nuovo modo di pensare e di fare politica".
Il rapporto uomo-tecnologie, anche in virtù del costante incremento dei settori raggiunti dall'innovazione tecnologica, è un argomento particolarmente complesso?
"La storia del progresso tecnologico è assai poco lineare ed è difficile distinguere a priori tra ricadute dell'impresa scientifica a breve e lungo termine. Indubbiamente le applicazioni sanitarie, che incidono direttamente sulla qualità della vita delle persone, godono di maggiori favori del pubblico. Alcune indagini sociali promosse dalla Commissione Europea a partire dai primi anni Novanta i cittadini europei sono molto attenti agli sviluppi del progresso tecnologico, nei cui confronti mostrano una grande fiducia, nella convinzione che nei prossimi decenni il loro sviluppo contribuirà a migliorare la nostra vita: il 78% è convinto che la scienza e la tecnologia renderanno la nostra esistenza più salubre, facile e confortevole, l'88% che saremo in grado di sconfiggere malattie come il cancro e l'Aids”.