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You do not really understand something unless you can explain it to your grandmother
Non hai veramente capito qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarlo a tua nonna
A. Einstein

07 marzo 2011

La NASA: ecco i batteri alieni (Journal of Cosmology, 2011, Vol 13)

Hoover La Nasa annuncia una nuova scoperta di fossili di provenienza aliena. L'articolo di Richard B. Hoover (NASA/Marshall Space Flight Center), pubblicato sul numero di marzo della rivista Journal of Cosmology, 2011, Vol 13, si intitola "Fossils of Cyanobacteria in CI1 Carbonaceous Meteorites".
Hoover, astrobiologo della NASA (Marshall Space Flight Center) ha visitato per oltre 10 anni le aree più remote dell'Antartide, della Siberia e dell'Alaska, raccogliendo e studiando meteoriti rarissime: le "CI1 condriti carboniose". Ma ora di fronte a questa scoperta potenzialmente rivoluzionaria il ricercatore della NASA non si scompone e rivolge un appello a esperti di ogni parte del mondo affinché lo aiutino verificare la sua ipotesi: "Members of the Scientific community were invited to analyze the results and to write critical commentaries or to speculate about the implications".
Alcuni dei fossili analizzati da Hoover sembrano simili ai batteri terrestri noti con il nome di Velox Titanospirillum.


Ivuna CI1 meteorite filament (0.8 μm diameter) with dark lines C, partially encased in thin carbon-rich sheath.

06 marzo 2011

Un libro fatto di alghe. Una proposta di cambiamento. Una storia d'impresa marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com

marcominghetti La storia di questo libro è una storia di curiosità e di intraprendenza. La curiosità è il motore principale, quello che ha spinto me a scavare a fondo tra i consumi e le loro sfaccettature. L'intraprendenza è quella degli editori, Sebastiano Bagarotto, Luciano Celi e Daniele Gouthier, che hanno deciso non solo di pubblicare il manuale ma anche proprio di fondare una casa editrice: Scienza Express. E le due storie ovviamente si fondono nel prodotto finale di questo felice sforzo: il “Manuale di sopravvivenza energetica” (sottotitolo: “Come consumare meglio ed essere felici”) da pochi giorni in libreria.
Sinceramente se un anno fa, quando iniziai a pensare a questo libro, mi avessero detto che la carta sarebbe stata fatta di alghe, non ci avrei creduto. E invece è successo: l'editore Scienza Express ha scelto concretamente di proporsi con qualcosa di nuovo. E ha deciso di utilizzare una carta speciale, frutto dell'ingegno italico. Una carta derivata in larga percentuale dalle alghe in eccesso della laguna di Venezia: “Shiro Alga Carta”.
Di manuali ne esistono tanti. Alcuni sono dedicati alla sopravvivenza in ambienti ostili, altri consigliano come cavarsela nella giungla metropolitana o sul luogo di lavoro o in casa o tra le bollette. Un manuale di sopravvivenza energetica non è nessuna di queste cose e tutte quante insieme. Lo slogan riportato in copertina aiuta a capire: "Con questo libro risparmi 1.000 euro all'anno". Perché sommando tutte le possibili minori spese consigliate nel volume, detratti gli acquisti di prodotti che aiutano a risparmiare, si arriva una cifra non proprio simbolica. La prima chiave di lettura è proprio questa: ti consigliamo come risparmiare sulle spese energetiche, l'elettricità e i combustibili.
Ma il libro è dedicata alla mia mamma, venuta a mancare nel periodo di rilettura delle prime bozze, perché "mi ha insegnato a spegnere la luce uscendo da una stanza". E allora la seconda chiave di lettura risiede nella prima fonte di energia: il nostro stesso comportamento. Possiamo realmente cambiare le cose modificando le nostre azioni? Sicuro: dal modo in cui usiamo gli elettrodomestici, il riscaldamento e le pompe di calore, al nostro stile di guida, dall'abitudine a spegnere completamte il televisore al modo di vestirci, fino a giungere al fatidico spegnimento della lampadina quando non serve, tutti i nostri gesti quotidiani hanno un impatto energetico. In parte questo nostro impatto è misurabile, e possiamo realmente constatare quanto possiamo risparmiare in bolletta o al distributore. In parte non è quantificabile, ma ci resta un tesoro altrettanto prezioso: la soddisfazione di aver compiuto delle scelte che possiamo definire sostenibili. Qundo parlo di pigrizia, motore del mondo, intendo da un lato la forte spinta all'innovazione, legata al bisogno di inventare soluzioni al problema, e dall'altro la forte incidenza energetica del nostro comportamento pigro: pago e consumo energia per ridurre i miei sforzi. Trasporto in definitiva verso l'esterno il bisogno di produrre con il mio corpo l'energia (mentale e fisica) necessaria a compiere le mie azioni: un esterno fatto di auto, moto, calcolatori, telefoni, elettrodomestici.
E qui arriviamo alla terza chiave di lettura del mio libro. La chiave della coscienza ambientale ovvero della consapevolezza che i miei consumi incidono sull'ambiente. Su questo tema, generalmente, si tende a essere categorici. O me ne infischio: consumo, ergo sum. Oppure tendo a enfatizzare nel considerare il tema ambientale. Il Manuale di sopravvivenza energetica si pone nel mezzo di queste due posizioni e mi invita misurare la mia impronta sulla superficie del pianeta.
Ci sarebbe anche una quarta chiave, ma non vorrei sembrare un San Pietro della conoscenza. Ma in fondo è quella cui più tengo. E sono in buona compagnia, avendo accanto un editore fortemente motivato in tal senso. La chiave divulgativa. Il concetto di energia, uno dei più complessi da spiegare e da capire, si svela quando lo si tocca con mano. O meglio, quando si cerca di scoprire cosa c'è dietro i movimenti, le trasformazioni, il riscaldamento e il raffreddamento. Sotto sotto il libro vorrebbe anche aiutare a capire cosa significa energia. Ma in realtà aiuta più che altro a incuriorirsi ancor di più e a cercare una spiegazione. In questo ho chiesto aiuto a un grafico, Fabrizio Piredda, il cui tratto aiuta a svelare e a incuriosire. Spero di esserci riuscito.
Dimenticavo, il blog. Alcuni mesi prima della nascita del libro abbiamo dato vita a un blog, nel quale riportiamo notizie e consigli. Visitatelo e scrivetemi:
sopravvivenzaenergetica@gmail.com
ANDREA MAMELI
5 marzo 2011

[Il post originale: "Un libro fatto di alghe. Una proposta di cambiamento. Una storia d'impresa"]
Dal blog Le Aziende In-Visibili di Marco Minghetti & Living Mutants Society

05 marzo 2011

Un motorino elettrico costruito con parti di lego

motorino lego Un motore elettrico si compone di parti elettriche e meccaniche. Per le prime la soluzione è quasi sempre riconducibile ai tipici avvolgimenti di fili di rame e alle mini calamite. Per le seconde la fantasia può spaziare liberamente. Come in questo post del blog Jose Pino Electric 'LEGO' Motor (2/7/2007), in cui il motorino è stato costruito avvolgendo filo di rame intorno alle ruotine di costruzioni Lego. Del resto per creare un bel motorino cosa c'è di meglio di oggetti che si incastrano perfettamente tra loro e possono ruotare su un asse?
Trovate lo stesso post tradotto in italiano nel blog elettronica open source: Fai-da-te motore elettrico utilizzando pezzi di Lego

04 marzo 2011

Il 16 marzo, a Cagliari, presentazione del Manuale di sopravvivenza energetica (Scienza Express, Torino, 2011)

Manuale di sopravvivenza energetica Il 16 marzo 2011 alle 18, nei locali della Libreria Piazza Repubblica libri (Cagliari, piazza Repubblica 23), presentiamo il nostro Manuale di sopravvivenza energetica.
Intervengono, insieme a me, il grafico Fabrizio Piredda (autore dei disegni contenuti nel libro) e il fisico Michele Saba.
Il confronto che nascerà nel corso della presentazione proseguire nel blog Sopravvivenza Energetica.
Attraverso il blog è possibile segnalare errori e suggerimenti, partecipare al Concorso energetico e organizzare la propria Settimana senza emissioni.

03 marzo 2011

Let’s Science, radioincorso, Trieste

Let’s Science Let’s Science è il nome della trasmissione radiofonica ideata dagli studenti del Master in comunicazione della scienza della Sissa (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste). La prima puntata di Let’s Science ha realizzato una pillola di scienza e cinema: La versione di Barney e gli oscuri meandri della memoria raccontati da Alessandro Treves, neuroscienziato alla Sissa. Che cosa succede al nostro cervello mentre ascoltiamo la musica? Perché la musica ci piace così tanto? E perché l’evoluzione ha selezionato quest’umana passione? Dai microfoni di Let’s Science ne parlia Pierpaolo Battaglini, neurofisiologo e coordinatore del centro BRAIN per le neuroscienze dell’Università di Trieste, insieme a Franco Calabretto, direttore del Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine.

02 marzo 2011

Nella Grotta di Solinas i fossili del pensiero umano (L'Unione Sarda, 2 marzo 2011)

L'Unione Sarda 2 marzo 2011 «Sui resti di Gipeto e Avvoltoio Monaco evidenti i tagli lasciati da utensili di pietra». I neandertaliani e la “capacità artigianale”. Marco Peresani spiega la scoperta di Fumane
La scoperta della Grotta di Fumane è di quelle che lasciano il segno: da uno strato risalente a 44 mila anni fa affiorano tracce che indicano chiaramente l'adozione da parte di individui Homo neandertalensis di ornamenti che finora si ritenevano in uso solo ai Sapiens. Ciò significa che il pensiero astratto, a cui sono riconducibili le massime espressioni culturali umane, ovvero l'arte e la scienza, non era solo appannaggio dei Sapiens, ma ha albergato anche nei nostri “concorrenti evolutivi”: i Neanderthal.
Questo importante sito archeologico, precedentemente noto con il nome di “Riparo Solinas” dal nome di uno dei primi scopritori, l'archeologo di origine sarda Giovanni Solinas, e oggi conosciuto come Grotta di Fumane, in provincia di Verona, rivelò l'esistenza di un groviglio di cavità quasi del tutto riempite dei detriti di un corpo di frana, rimosso in vari momenti dopo il 1995. Sotto questi detriti affiorano ora i resti degli abitati dei gruppi di cacciatori neandertaliani e dei primi Sapiens, tutti in ottimo stato di conservazione.
Un sito ben noto a Marco Peresani, coordinatore della ricerca svolta all'Università di Ferrara e pubblicata il 22 febbraio nella rivista PNAS (Proceedings of National Academy of Sciences).
Cosa avete scoperto?
«Ossa di uccelli in ottimo stato di conservazione. Ciò ha permesso di effettuarne la determinazione tassonomica, attribuendo la maggior parte dei reperti al genere o alla specie di uccello e individuare, così anche quelli riferibili a grandi rapaci come il Gipeto e l'Avvoltoio Monaco. Ma la scoperta più importante è stata riconoscere i classici tagli lasciati dai coltelli di pietra che, in questo caso, erano stati utilizzati per distaccare le lunghe penne remiganti. Altri uccelli venivano, per così dire “spennati”, come il Falco cuculo, il Gracchio alpino e il Colombaccio».
Ora dovremo retrodatare la comparsa del pensiero astratto nella storia evolutiva umana?
«Sicuramente. Anzi, bisognerà aggiornare la nostra immagine del Neandertal. Tuttavia, se è vero che Fumane marca la più antica testimonianza al mondo dell'uso delle penne come elementi ornamentali, voglio ricordare che in altri siti europei il Neandertal faceva uso di coloranti per l'ornamento del corpo, ma che in Sud Africa e nel vicino Oriente l'emergenza del comportamento simbolico avviene tra i Sapiens, diverse migliaia di anni prima, come testimoniato da conchiglie forate e rocce coloranti».
La reale capacità di espressione simbolica nei neandertaliani ha alimentato un acceso dibattito nella comunità scientifica. La Grotta di Fumane rappresenta già uno spartiacque in tal senso?
«Da decine di anni gli archeologi e gli antropologi ne discutono incontrandosi almeno un paio di volte all'anno oppure dibattendo nella scena internazionale, parteggiando per ipotesi estremamente contrastanti: imitazione? Modernizzazione indipendente? Scambio di oggetti? Ipotesi spesso basate su testimonianze archeologiche poco affidabili, incerte, mal documentate. Fumane non conosce questi problemi. Gli strati sono bene visibili, i reperti sono rimasti al loro posto da decine di migliaia di anni, le superfici delle ossa raccontano un'enormità di cose quando osservate al microscopio. Lo spartiacque sta nel poter sostenere con sicurezza le nostre ipotesi e nell'aprire un'enorme finestra sulla ricerca scientifica».
Semplifichiamo troppo se affermiamo che i Neandertaliani non erano poi così diversi da noi? Quali differenze siamo in grado di rilevare attualmente?
«Il problema è capire quanto sia ampia questa distanza comportamentale e cognitiva tra noi e i Neandertal. Alcuni sostengono che sia nulla, altri notevole. Di certo è che Sapiens, forse anche forte di una maggiore densità demografica o forse di un diverso grado di mobilità, lascia molte testimonianze del suo passaggio e queste testmonianze sono molto vicine al nostro modo di concepire un tipo di vita “moderno”, per quanto primitivo esso sia. Lo si evince dall'organizzazione degli accampamenti, dall'allargamento della dieta, dall'arte e dall'ornamento, nonché da tutte le forme di tecnologia applicata: pietra scheggiata, osso, ecc. Tutte cose che, tuttavia, il Neandertal, se escludiamo l'arte, aveva inventano poche migliaia di anni prima di scomparire».
Chi era Giovanni Solinas e che ruolo ha avuto nello scoperchiare la pentola della storia in quel particolare sito archeologico?
«Era un notevole ricercatore, dotato di un fiuto sopraffino per comprendere la preistoria, la localizzazione dei siti più importanti nei Monti di Verona. Gli dobbiamo grande riconoscenza».
Merita un approfondimento anche la partecipazione delle autorità e degli enti locali.
«Per me è sempre grande motivo di commozione poter restituire alle comunità locali, che si sono adoperate a diverso titolo nel sostenere le nostre ricerche, un patrimonio così ricco. Ricordo il supporto più che ventennale del Comune di Fumane, della Comunità Montana della Lessinia, del Parco naturale regionale della Lessinia, della Regione del Veneto e della Fondazione Cariverona. Le reazioni, dopo tanti anni di investimento, non possono essere che positivamente unanimi».
ANDREA MAMELI
L'Unione Sarda, Cultura, 2 marzo 2011

01 marzo 2011

Incisioni neandertaliane su ossa di rapaci

Alpine chough Ivana Fiore Incisioni sulle ossa di Gracchio Alpino (Pyrrhocorax graculus) rinvenute nella Grotta Fumane (VR).
Pictures: Ivana Fiore. Courtesy of Marco Peresani (Università di Ferrara)