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Quando il drago dell'incuria sconfigge San Giorgio. Muri abbandonati a Cagliari

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Quel rudere di via Mandrolisai , angolo via Sarrabus , lo conosco da più di vent'anni. Ma solo domenica scorsa - quando sono andato a scattare qualche foto per il concorso #eurecagliari - ho avvertito la curiosità di sapere che cos'è e a quale periodo risale. Per appagare la mia curiosità, dopo alcune infruttuose ricerche nel Web, ho interpellato l'archeologo Nicola Dessì e ho così scoperto che si tratta della chiesa di San Giorgio , realizzata presumibilmente attorno alla prima metà del 1600 per volere della famiglia Carroz . Purtroppo non sono riuscito a recuperare altre notizie. Prima riflessione. Sul posto manca qualsiasi informazione: mi sembra assurdo che negli ultimi decenni nessuna amministrazione comunale si sia sentita in dovere di piantare un cartello. Seconda riflessione. Se questo concorso, ideato a sostegno della candidatura di Cagliari a Capitale europea della Cultura 2019 , aveva lo scopo di far (ri)scoprire la città, allora direi che...

Una necropoli punica nel colle di Monte Claro? Intervista all'archeologo Nicola Dessì (esclusiva Linguaggio Macchina)

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Cagliari, Parco di Monte Claro, due anni fa. Dopo una normale operazione di manutenzione del verde emergono i resti di una costruzione. Una persona osserva la scena e avverte immediatamente la Soprintendenza per i Beni Archeologici. Quella persona è Nicola Dessì , un archeologo specializzato in preistoria e protostoria della Sardegna, autore di altre scoperte. Per cercare di capire il significato e le possibili implicazioni di questa scoperta ho interpellato Nicola Dessì. Cosa si vedeva?  «Resti di una costruzione circolare, forse un pozzo sacro di tradizione nuragica. Il sopralluogo della Soprintendenza, al quale ho partecipato, ha confermato che la struttura è di natura archeologica. Tuttavia è prematuro attribuire una funzione certa in assenza di scavi sistematici. Dopo alcuni giorni un passante ha segnalato la presenza di frammenti anforacei visibili in superficie». E poi? «Sono passati due anni dalla scoperta e grazie alla collaborazione dell’associazione “Amici di ...