21 giugno 2006

Non avrai altro sistema operativo al di fuori di GNU. Richard Stallman in Sardegna (Giugno 2006)

Dopo la laurea in fisica a Harvard Richard M. Stallman ha lavorato per undici anni nel laboratorio di Intelligenza Artificiale del Massachusetts Institute of Technology per poi abbandonare la ricerca e dedicarsi alla creazione di un nuovo sistema operativo GNU e alla stesura nel 1985 del Manifesto GNU, la base su cui si fonda la Free Software Foundation. Stallman ha raccontato la sua esperienza e ha esposto i punti fermi del suo movimento a Pula (Cagliari) il 13 giugno 2006.
In conclusione una sferzata di (auto)ironia sulla mistica che sembra avvolgere il movimento del free software, con tanto di aureola e enunciazione dei dogmi a partire dal celebre "Non avrai altro sistema operativo al di fuori di GNU". Il suo commento è il seguente: "For those who are curious, the halo of Saint IGNUcius is not an old computer disk. But it was a computer disk in a previous existence."
Testo e foto: Andrea Mameli

Stallman, Free Software: ideale di libertà
Lo ha messo in chiaro da subito: il nostro è un movimento che punta alla liberazione degli utenti, partendo dal software. Le oltre 200 persone che riempivano l'auditorium del Parco scientifico della Sardegna, Polaris, non sono rimaste deluse: Richard M.Stallman è una persona capace di trasmettere efficacemente il proprio pensiero. Questo pensiero, la filosofia del Free Software, dal 1985 in poi, ha contagiato centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. "Qual'è - ha chiesto Stallman alla platea - il metodo per non avere dilemmi esistenziali? Semplice, non avere amici. Questo è il metodo scelto dalle aziende produttrici di software proprietario. Lo spirito del free software, invece, e quello di chi si pone i problemi, si interroga e si confronta per risolverli, con l'obietivo di aiutare il prossimo. La nostra è una posizione di rigore etico".
Con una lunga serie di esempi, Stallman ha poi evidenziato le criticità legate al controllo esercitato dalle grandi case produttrici di software, definite i veri nemici della libertà, non solo per la dipendenza generata negli utenti, ma anche per le tecniche di intrusione nei dati personali: "la Microsoft si giustifica dicendo che conduce ricerche di mercato con quei dati".
Durante il dibattito che ha seguito la conferenza a chi gli chiedeva se l'introduzione del software libero potrebbe avere dei riflessi negativi sull'occupazione, Stallman ha risposto che il reale pericolo per l'occupazione sono le conseguenze dell'inaridimento dovuto all'uso del software di nicchia: "chi lavora con il free software - ha sottolineato - è adatto ai cambiamenti, sa scrivere programmi ma li sa anche migliorare, sa adattarsi e sa fornire lavoro di supporto... se il software libero toglie posti di lavoro, cosa tutta da dimostrare, sicuramente ne crea altri". Stallman si è poi soffermato sull'importanza di distribuire conoscenza in campo scientifico, anche come contributo concreto alla riduzione del digital divide, favorendo la libera circolazione dei testi universitari, in seconda pubblicazione. Dichiarandosi pronto a "fornire idee e suggerimenti a governi regionali e nazionali" Stallman si è detto disponibile, rispondendo a una precisa domanda, a collaborare anche con centri di ricerca e istituzioni locali della Regione Autonoma della Sardegna.
Gli esempi portati da Stallman sui successi nell'introduzione del Free Software in campo amministrativo e dei servizi al cittadino riguardano la regione spagnola dell'Estremadura e i governi di Brasile, India e Venezuela. Infine alla domanda: "cosa è più importante, tra libertà e conoscenza?", Stallman ha risposto senza esitazione: "La libertà. Un programma importante ha bisogno di libertà per essere scritto".
Andrea Mameli (Archimede webzine, 16 Giugno 2006)

Scegliere il mondo nell'era della tecnoscienza.



Quali sono le forme di partecipazione pubblica in ambito tecnoscientifico? Prova a rispondere Massimiano Bucchi con il recentissimo "Scegliere in mondo che vogliamo. Cittadini, politica e tecnoscienza" (Il Mulino, 2006, 190 pagine, 12 euro). "I dilemmi della tecnoscienza non emergono solo perché la ricerca e l'innovazione hanno accelerato il passo e mettono sul tavolo spinose questioni a un ritmo crescente. I dilemmi emergono dalla necessità delle democrazie contemporanee di gestire le trasformazioni della tecnoscienza in un contesto democratico anch'esso profondamente trasformato".

Massimiano Bucchi, docente di sociologia della Scienza all'Università di Trento, ha scritto: "Science and the Media" (Routledge, 1998; tradotto in italiano nel 2000 da McGraw-Hill con il titolo "La scienza in pubblico") e "Scienza e società" (Il Mulino, 2002; pubblicato in inglese come "Science in Society", Routledge, 2004).