Perdita di memoria collettiva, sparizioni, controllo delle menti... non aggiungo altro per non bruciare la voglia di leggerlo: è La fine dei giorni (Il Maestrale, 2008) , il nuovo romanzo di Alessandro De Roma. L'atmosfera è quella tipica (ma di tipico c'è ben poco) della Distopia (l'utopia negativa resa celebre da 1994 di Orwell). La scrittura è quella senza fronzoli cui Alessandro ci aveva abituato con il primo romanzo, Vita e morte di Ludovico Lauter (Il Maestrale, Premio Dessì 2007). Qui la traccia è il diario del protagonista: un tentativo di resistenza alla follia dilagante intorno a lui e alla sua stessa demenza. Sullo sfondo un progetto di controllo sociale che sarebbe riduttivo definire allucinante. Alessandro De Roma è nato nel 1970 a Carbonia (mi fanno notare che il padre è di Boroneddu, non lontano da Ghilarza, dove nacque Antonio Gramsci, mentre la madre è di Villacidro, luogo natale di Giuseppe Dessì). Dopo la laurea in Filosofia, a Cagliari, Alessandro ha ...