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Due fossili scoperti in Africa forniscono nuove informazioni sull'evoluzione dei primati.

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Comparison of Nsungwe Formation primates with representative stem and crown catarrhines. Un gruppo internazionale di paleontologi ha scoperto i fossili più antichi dei primati.Analisi geologiche sul luogo del ritrovamento indicano un'età di 25 milioni di anni, molto più dei fossili studiati finora. Entrambi i reperti sono stati ritrovati nel 2011 a Nsungwe, in Tanzania. Si tratta di un molare di quella che risulta essere la più antica specie di scimmie del Vecchio Mondo battezzata Rukwapithecus fleaglei in onore di John Fleagle e di una mandibola di una nuova specie che è stata denominata Nsungwepithecus gunnelli (in onore del paleontologo Gregg Gunnell ). Lo studio pubblicato su Nature : Palaeontological evidence for an Oligocene divergence between Old World monkeys and apes . Nature (2013) doi:10.1038/nature12161 Published online: 15 May 2013 Abstract Apes and Old World monkeys are prominent components of modern African and Asian ecosystems, yet the earliest pha...

Vint Cerf, Peter Gabriel e la comunicazione interspecie (ma Sawyer lo aveva previsto)

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Sembra che un'altra delle trovate letterarie di Robert J. Sawyer (che come sapete apprezzo moltissimo) sia in procinto di avverarsi. Meno di un anno fa riportai la notizia di un sistema di visione bionica sperimentato in Australia simile a quello descritto da Sawyer in "www1: Risveglio" (Urania, Mondadori, 2011). Oggi il web, sempre lui, mi fornisce un nuovo, fenomenale, assist : leggo di un progetto di comunicazione interspecie: una "Interspecies Internet" . L'idea è venuta a un gruppo di pensatori straordinari: Vint Cerf (coinventore del protocollo Tcp/Ip e per questo conosciuto come uno dei padri della rete Internet), il musicista Peter Gabriel , il fisico dell'MIT Neil Gershenfeld e la psicologa Diana Reiss , i quali ne hanno parlato durante una delle ultime conferenze TED2013: The interspecies internet: Diana Reiss, Peter Gabriel, Neil Gershenfeld and Vint Cerf at TED2013 . Diana Reiss, esperta di comunicazione tra e con i delfini, ha illu...

Riconoscere gli oggetti: capacità umane ancora non eguagliate dalle macchine. Un articolo su Journal of Neuroscience offre nuovi scenari.

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Cosa c'è alla base del riconoscimento visivo degli oggetti che ci circondano? Per tentare di rispondere a questa fondamentale domanda Davide Zoccolan (nella foto), direttore del Laboratorio di neuroscienze visive della Sissa di Trieste, insieme a James DiCarlo (MIT) e Nicole Rust (Università della Pennsylvania), hanno condotto uno studio, culminato in un articolo pubblicato su Journal of Neuroscience. Il riconoscimento visivo è un processo di elaborazione dell'informazione estremante complesso: nei primati non umani metà della corteccia cerebrale è destinata allo svolgimento di compiti visivi. Zoccolan e il suo team hanno scoperto recentemente che anche i ratti riescono a codificare in modo invariante gli oggetti, il loro sistema visivo è in grado cioè di identificare un oggetto nonostante appaia di volta in volta in posizioni, dimensioni e contesti differenti. «Noi - spiega Zoccolan dal 2009 alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste - siamo in grado di...