25 febbraio 2010

Ragazzi, quando la natura batte la tv (L'Unione Sarda, 25 febbraio 2010)

Un manuale per fare educazione ambientale moderna. Un libro per riflettere sul rapporto tra i ragazzi e la scienza. Uno strumento didattico per integrare al meglio le tecnologie della comunicazione. “I bambini e l'ambiente. Per un'ecologia dell'educazione” (edizioni Sonda, 2009, 14 euro, 190 pagine) è tutte queste cose insieme. Se oggi, grazie a cartoni e videogiochi, i bambini conoscono meglio i dinosauri delle specie viventi, riavvicinarsi alla natura potrebbe significare riappropriarsi del proprio ambiente. Se ne parlerà a Cagliari il 3 marzo (via Orlando, libreria Tuttestorie, ore 18) con l'autore, Paolo Beneventi.
«Da trent'anni - spiega Beneventi (laurea al Dams di Bologna nel 1980 con una tesi sul teatro per ragazzi) - faccio animazione con i bambini, espressione teatrale, invenzione di storie, esplorazione d'ambiente, cercando di partire da quello che sono e che sanno, dal loro modo “naturale” di imparare il mondo attraverso il gioco. Quello che manca sono adulti che li ascoltino e, senza accontentarli in ogni capriccio, rispettino il loro essere bambini.»
Come nasce questo libro?
«L'incontro giocato con l'ambiente naturale è un'esperienza intensa e produttiva, che in un tempo brevissimo sembra “risolvere magicamente” tanti problemi spesso descritti come insormontabili: i bambini sono attenti, imparano e si ricordano tutto, collaborano con l'adulto e con i compagni, sono contenti del contatto reale con l'ambiente fisico, che diventa inaspettatamente interessante, e usano in modo attivo e appropriato i mezzi tecnologici che di solito sono abituati a consumare distrattamente e con superficialità. Ho provato a descrivere le esperienze e a ragionare sul perché, con un occhio al contesto culturale e alla discipline coinvolte in questo tipo di attività. Il libro è una via di mezzo tra un manuale per gli educatori e un saggio sulla società ai tempi del web 2».
Dal blog al museo virtuale: per colmare un vuoto o per passione per l'educazione?
«Il vuoto, a giudicare dalle reazioni che vengono dall'estero, non è solo in lingua italiana. Per i bambini c'è molta didattica, anche di buon livello, c'è molto entertainment, ma si sono prodotte finora poche occasioni di effettiva condivisione delle esperienze, sfruttando adeguatamente le potenzialità della rete. Soprattutto, a parte qualche collezione di disegni, la loro presenza in prima persona è limitata. Nel blog “Bambini Oggi, alla scoperta del villaggio globale”, ho la possibilità di comunicare le esperienze oltre i limiti della parola scritta, utilizzando i video e le registrazioni sonore con le voci dei bambini. Il museo è lo sviluppo naturale della raccolta di immagini che si realizza durante le esplorazioni. Viene spontaneo domandare ai bambini del resto del mondo: “Quanto sono grandi i ragni da voi?”. È un progetto internazionale e la cornice scientifica serve a rendere un'idea del mondo animale a una generazione che, spontaneamente, ha studiato e imparato i Pokemon!»
Perché dopo le elementari il fascino per i temi scientifici sembra calare?
«Il calo non inizia dopo le elementari e non riguarda solo i temi scientifici. Se da un lato, la televisione e i videogiochi stimolano i bambini con una mole enorme di informazioni, dall'altra questa overdose di stimoli non si traduce di solito in chiarezza di idee, né in una maggiore coscienza di sé, anche perché la scuola fatica a fornire gli strumenti per mettere ordine. I modelli dominanti incoraggiano alla pigrizia e al conformismo, non a sviluppare la curiosità».
Domenica lei sarà a Quartucciu per la prima del teatro dei lombrichi: di cosa si tratta?
«Tempo fa pubblicai sul blog una videoclip da una vecchia canzone di cui avevo scritto il testo: “Il Lombrico Joe”. La cosa è piaciuta alla regista teatrale Grazia Dentoni e mi ha chiesto di poterla eventualmente usare per lo spettacolo Il Signore degli Anellidi»
ANDREA MAMELI

Non c'è più religione (era: Non ci sono più le stagioni di una volta!)

Alfonso Fuggetta ha ragione: Non ci sono più le stagioni di una volta! e nel suo interessantissimo blog si chiede: "Ma che diavolo vuol dire?"
Tutto parte da qui: “Microsoft Corp. said it reached a patent licensing agreement with Amazon.com Inc. that gives the online retailer rights to use open-source software in its Kindle electronic book reader and servers based on the Linux operating system.”
Una prima risposta la troviamo su Fortune del 14 maggio 2007: (Microsoft takes on the free world): Microsoft claims that free software like Linux, which runs a big chunk of corporate America, violates 235 of its patents. It wants royalties from distributors and users. Users like you, maybe.
The conflict pits Microsoft and its dogged CEO, Steve Ballmer, against the "free world" - people who believe software is pure knowledge. "We live in a world where we honor, and support the honoring of, intellectual property," says Ballmer in an interview. FOSS patrons are going to have to "play by the same rules as the rest of the business," he insists. "What's fair is fair."
Sono passati quasi 3 anni e la lista dei 235 brevetti violati non si è ancora vista. Forse la spiegazione è semplice: il software è un algoritmo matematico e per questo non può essere brevettato. O forse il discorso è più complesso. Vedremo.
Di sicuro non finisce qui.
Andrea Mameli, Cagliari, 25 febbraio 2010.