07 ottobre 2012

Tredici indizi per un suicidio. Matteo Pompili svela Turing a Tuttestorie 2012

Quando scrisse il trattato  Computing machinery and intelligence aveva appena 22 anni.
Quando fu trovato morto, accanto a una mela al cianuro, aveva solo 41 anni.
Una mente formidabile quella di Alan Turing che sicuramente avrebbe potuto offrire altro alla scienza e allo sviluppo tecnologico, se fosse vissuto non dico fino a 100 anni ma almeno altri 25 anni in più. Non solo la straordinaria innovazione, divenuta famosa come Test di Turing, sulla quale, per fare un esempio, si basano i sistemi automatici di riconoscimento degli umani: i Captcha. E non solo per una morte entrata nella leggenda, con quel (presunto) suicidio, forse troppo marcatamente ispirato a Biancaneve e alla sua mela avvelenata.
C'è dell'altro in questa storia, come la capacità del genio inglese di amare la scienza senza disprezzare la manualità sperimentale, andando decisamente (e non è certo una novità) controcorrente.
C'è il suo intuito logico che lo spinse a ipotizzare l'esistenza di una macchina in grado di eseguire operazioni logiche, sfruttando due soli stati, creando così le basi per il moderno computer.
Questi sono solo alcuni degli spunti emersi nel corso della game-conference "L'incomprensibile vita del dottor Turing" tenuta stamattina da Matteo Pompili (vicepresidente associazione Tecnoscienza) in collaborazione con Editoriale Scienza, al Festival Tuttestorie di Cagliari. Tredici indizi da esaminare insieme, divisi in squadre, e cercare di capirci qualcosa.
Un modo nuovo di affrontare la storia di uno scienziato, ovvero uno degli aspetti che più di altri rischia di risultare noioso.
Stamattina qull'ora e 10 minuti di attività sono letteralmente volate, segno che Matteo Pompili ha azzeccato la formula, quella dell'inchiesta simulata, che merita di essere riproposta anche per svelare altri temi.

Testo e foto: Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it - 7 Ottobre 2012

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