10 settembre 2014

CAVES2014: @astro_luca e i cavenauti nelle grotte sarde

C'è anche Luca Parmitano nel gruppo di astronauti che in questi giorni esplora il sottosuolo sardo: è il volto più famoso in un gruppo straordinario.
L'avventura è iniziata!
Ed ecco il primo video di CAVES2014.

This is the first video from the CAVES 2014 campaign that is now underway in Sardinia. The team gathered at their base over the weekend and have spent the first few days preparing for their underground expedition.

The Microbiological World of Caves
After uncovering exceptional diversity within the Sardinian cave ecosystem, we are able to look at, in detail, the energy source these organisms feed on and what cellular elements are necessary for this granddaddy of bacteria to not only survive...

ESA-CAVES: astronauti sani in grotte sarde (Linguaggio Macchina 20 agosto 2014)




Andrea Mameli: “Vi racconto come vivo la scienza” (paroleacolori.com 10 Settembre 2014)


Andrea Mameli, laureato in Fisica all’università di Cagliari, è un giornalista free-lance, esperto di comunicazione scientifica. Nell’intervista ci racconta un modo di vivere la scienza ad ampio raggio, basato sulla divulgazione attraverso il suo blog, Linguaggio macchina. Perché l’informazione on-line può affiancare quella su quotidiani e riviste per raggiungere un pubblico sempre più ampio.

Come nasce la passione per la scrittura e l’idea del blog?
Ho capito che mi piaceva scrivere a 15/16 anni, dopo aver letto molto e dopo aver provato l’emozione di pubblicare qualcosa di mio. Ma la conferma definitiva l’ho avuta nel 1994, quando mandai un articolo al quotidiano di Cagliari, L’Unione Sarda, e fu pubblicato nella pagina della cultura. Da allora ho scritto per periodici e quotidiani e nel 1997, dopo aver avuto a che fare con il web a partire dal 1994 (dopo aver fatto l’Html-lista a Video On Line e dopo aver insegnato Html in corsi di formazione e all’Università di Cagliari) ho avuto l’idea di aprire un blog. Avevo appena finito di frequentare il Master in Comunicazione della scienza (alla Sissa di Trieste) e la tematica non poteva essere che quella: Scienza e Tecnologia. Il blog l’ho alimentato prima sporadicamente, ma da alcuni anni pubblico grossomodo un post al giorno. Per la cronaca, pochi giorni fa ha raggiunto il mezzo milione di visualizzazioni (oggi siamo a 505.146), per 2178 post pubblicati fino a ieri. E nelle classifica e-Buzzing dei blog di scienza, in lingua italiana, è ventesimo (negli ultimi tre anni stabilmente nei primi cinquanta).
Il titolo, “Linguaggio macchina”, si deve a qualcosa di particolare?
Due cose mi affascinano in modo particolare: i nomi delle cose e la storia della scienza (e della tecnologia). Mi piace il nome “Linguaggio Macchina”, attribuito al linguaggio in cui sono scritti i programmi eseguibili per computer, una sorta di esperanto al livello più vicino al calcolatore. Quindi più lontano dall’umano, rispetto a ogni altra forma di comunicazione. Questo nome racchiude quel sogno universale del dar vita a qualcosa di artificiale. E del dialogare con le cose: è quel grido strozzato in gola («Perché non parli!?») che a mio avviso è tanto dell’artista quanto di chi, con la tecnologia, forgia oggetti che fanno qualcosa.
Quali sono i tuoi obiettivi?
Non ho nessuna pretesa di fornire informazioni scientifiche e tecnologiche complete su un ampio orizzonte dello scibile umano. Quello a cui aspiro, invece, è di appagare le mie curiosità, raccogliendo notizie e cercando di raccontarle a parole mie e usando, laddove possibile, immagini mie. Il mio concetto di blog ha a che fare con la visione originaria: quella del diario da condividere. Diciamo che la linea editoriale coincide con la mia curiosità. Non a caso i post dei blog si intrecciano bene, secondo me, con i social media: c’è un rilancio reciproco tra Linguaggio macchina e il profilo twitter @linguaggiomacc e a volte anche il mio profilo Facebook.


[INTERVISTA COMPLETA: http://paroleacolori.com/andrea-mameli-vi-racconto-come-vivo-la-scienza/]

09 settembre 2014

Claudia Casu, così spiego i culurgiones ai giapponesi

Claudia Casu
Potete chiamarla maestra di pasta e dolci sardi. O artista della cucina tradizionale. O missionaria del sardolicesimo. Ma lei, Claudia Casu, sassarese trapiantata a Tokyo, si definisce semplicemente insegnante di food design. E basta guardare le sue creazioni, su Instagram #sardegnacookingstudio o su Facebook “Sardegna Cooking Studio”, per capire quanto conti per Claudia lavorare nel campo del design e della comunicazione da circa vent'anni. I suoi sono autentici gioielli gastronomici, fedeli alla tradizione o reinterpretati con grande rispetto, che stanno facendo innamorare i giapponesi (e non solo loro). Alla base di tutto c'è il desiderio di mantenere viva la cultura culinaria sarda rispettando la stagionalità e tradizione dei piatti. E il rigore nel ricercare la freschezza e la località di quasi tutti gli ingredienti.  
Che cosa insegna?
«Cucina sarda tradizionale, in particolare pasta fresca, pane e dolci. Inoltre propongo spesso, e con grande successo, le mie creazioni originali. Le mie sono vere e proprie lezioni di food design.»
E i suoi allievi apprezzano?
«Sono tutti molto appassionati di cucina italiana in generale: ci sono insegnanti di cucina italiana, casalinghe, chef di ristoranti italiani, semplici appassionati e ricercatori di grosse industrie alimentari. La cucina sarda, che in alcuni lati si differenzia notevolmente dalla cucina italiana, è per loro una sorpresa continua, soprattutto nel design e nei sapori.»
Su cosa si basa per riscoprire le tradizioni?
«Fondamentalmente chiedo a mia madre, alle mie zie, alle donne sarde appartenenti alle ultime generazioni. Tutte loro custodiscono forse le ultime importanti notizie su certe tradizioni quasi scomparse.»
E quali novità introduce?
«Piatti innovativi come le lorighittas bicolore, i ravioli tatami, i culurgiones a sa corbula, sono sicuramente il lato che mi diverte di più. Le introduco però solo dopo aver accuratamente studiato e presentato agli allievi il prodotto nella sua forma originale.»
Quale pasta preferisce?
«Amo molto la pasta ripiena, è quella che mi dà più soddisfazione nelle forme e nei sapori. Il ripieno poi richiede particolare cura, è importante sia la sua consistenza che la quantità che si inserisce in ogni pezzo.»
Come ha iniziato?
«Per puro caso. Una carissima amica giapponese un giorno mi ha chiesto di insegnarle a cucinare: si è presentata a casa mia con le amiche e dopo la prima lezione hanno chiesto di continuare per mesi e mesi.»
Difficoltà principali?
«Le difficoltà non sono molte, ci sono però periodi in cui è più difficile raccogliere adesioni, altri in cui non riesco a far fronte a tutte le richieste. Ma la difficoltà più grande è essere soddisfatta del risultato. Dopo ogni lezione prendo sempre nota di ciò che, secondo me, non sono riuscita a raccontare o a realizzare come avrei dovuto.»
E le soddisfazioni?
«La soddisfazione più grande è quella di vedere le foto dei piatti che i miei allievi realizzano dopo aver studiato con me. Culurgionis chiusi perfettamente, piatti decorati con grande cura e, soprattutto, il loro entusiasmo nel far assaggiare questi piatti ai loro famigliari. Ci sono signore che, dopo cinque ore di lezione con me, appena tornate a casa riproducono esattamente il menu presentato per farlo assaggiare al marito.»
Riesce a procurarsi ingredienti sardi in Giappone?
«In Giappone si trovano molti prodotti sardi: pasta, pane carasau, pomodori pelati, pecorino, olio, sale. Io però realizzo praticamente quasi tutto da zero, perciò se escludiamo la semola, l'olio e alcuni formaggi, che mi faccio inviare appositamente dalla Sardegna, per il resto utilizzo solo prodotti a km zero.»
Quanto conta il fatto che sua madre sia nata e cresciuta a Montresta, luogo che vanta interessanti tradizioni culinarie?
«Certamente la cucina di mia madre, delle mie zie e di mia nonna ha influito moltissimo sui miei gusti. Ognuna di loro poi ha sviluppato un proprio stile, e ci sono piatti di ciascuna di loro ormai indelebili nella mia memoria.»
Le sue competenze in comunicazione visiva contano?
«Il mio lavoro principale è quello di Designer e consulente di comunicazione. Senza queste basi professionali avrei sicuramente difficoltà a promuovere il mio lavoro. Amo la fotografia e cerco di usare in modo intelligente i social media, cercando di parlare un linguaggio semplice e chiaro per raggiungere gli utenti. È però vero che la stragrande maggioranza dei miei allievi arriva a me con il metodo forse più antico di propaganda: il passaparola.»
ANDREA MAMELI, articolo pubblicato nell'inserto Estate del quotidiano L'Unione Sarda (8 Settembre 2014)
Culurgiones a sa corbula (Claudia Casu)
 
Lorighittas bicolore (Claudia Casu)
 

08 settembre 2014

CNR: simulazione di un incidente aereo nel Golfo di Cagliari.

Un aereo passeggeri Boeing 737-800 in volo tra Trapani e Cagliari con 105 persone a bordo, tra cui otto bambini, è costretto a un ammaraggio di emergenza nelle acque del Golfo di Cagliari a causa di avarie ai motori.
Lion Air flight JT904 from Bandung to Denpasa, crashed into the water Apr 13, 2013

È lo scenario cui dovranno far fronte domani, 9 Settembre, le forze aeree, navali e terrestri messe in campo per la vasta esercitazione di ricerca e recupero di persone disperse a mare Squalo 2014, organizzata dalla Direzione Marittima di Cagliari e inserita nell’ambito degli accordi internazionali S.A.R. MED/OCC tra Italia, Francia e Spagna.
L’esercitazione, finalizzata a testare e perfezionare i sistemi di sicurezza nell’eventualità di ammaraggio aereo, vedrà lo schieramento di circa trenta mezzi tra navi, aerei ed elicotteri, e sarà distinta in due fasi: una prima ricognizione della zona di ammaraggio, seguita dalle operazioni di ricerca e recupero dei superstiti dispersi in mare, impersonati da oltre ottanta figuranti che simuleranno i sopravvissuti e venti sagome indicanti i cadaveri.
Attraverso la caratterizzazione dinamica e fisica marina superficiale dell’area di ammaraggio il Gruppo di Oceanografia Operativa dell’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Cnr (Iamc-Cnr) di Oristano offre un contributo scientifico utile ad affinare le capacità predittive del sistema di ricerca e soccorso in mare. 
«La previsione del movimento di un oggetto a mare è un problema di difficile risoluzione - spiega il ricercatore dell’Iamc-Cnr di Oristano Roberto Sorgente - a causa dell’imprevedibilità delle traiettorie che esso può assumere in un fluido turbolento come quello marino. Di fondamentale importanza per il successo di un’operazione di ricerca in mare è la conoscenza in tempo reale dell’intensità e della direzione nello spazio e nel tempo della corrente marina, che rappresenta il principale vettore di spostamento dei corpi in mare. Il sistema integrato di osservazioni a mare e i modelli numerici di simulazione ad alta risoluzione spaziale sviluppati dall’Iamc-Cnr consentono di compiere una simulazione numerica di onde e correnti e di poter quindi offrire utili dati sulla loro possibile evoluzione a breve termine e sul movimento dei corpi in mare, riducendo sensibilmente tempi di ricerca e costi delle operazioni
La caratterizzazione dinamica e fisica dell’area avverrà attraverso l’utilizzo di boe che saranno lanciate in mare per diverse ore per essere successivamente recuperate a bordo delle motovedette. Trasportate dalle correnti superficiali, esse trasmetteranno in tempo reale posizione e temperatura via satellite.
«Le informazioni raccolte - sottolinea Sorgente - possiedono un elevato valore economico e ambientale. I dati osservati, infatti, verranno da noi integrati nel sistema di previsione della circolazione marina del Mar Mediterraneo Occidentale sviluppato dall’istituto Cnr di Oristano nell’ambito dei progetti Ritmare e Medess-4ms per la calibrazione e la validazione del modello di circolazione a supporto delle operazioni di anti-inquinamento marino da idrocarburi, salvataggio e recupero e dello sviluppo sostenibile di tutte le attività produttive associate al mare

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina
Fonte: ufficio stampa CNR