18 settembre 2015

Social Carpet: un tappeto che cresce ogni giorno.


Social Carpet, Expo 2015
Un tappeto che cresce ogni giorno. Fatto di lana, ma non solo: contiene legumi, cereali, terra cruda, paglie vegetali, lana di mare, semi di cacao del Ruanda, chicchi di caffé del Burundi e dell'Uganda, riso del Laos. La lavorazione è iniziata a Cagliari, Iglesias e Gonnosfanadiga il 3 Settembre. Poi ha viaggiato fino a raggiungere Milanoo, nello spazio dedicato alla Sardegna all'EXPO 2015. E da domani percorrerà altre strate. Oggi ho provato anch'io: la cardatura manuale è una tecnica semplice e regala qualche momento di serenità.
Social Carpet nasce da un'idea di Daniela Ducato.
Social Carpet, Expo 2015
Social Carpet, Expo 2015
Social Carpet, Expo 2015
Social Carpet, Expo 2015

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 17 Settembre 2015

15 settembre 2015

Le razze non esistono: «Veniamo tutti dall'Africa» (L'Unione Sarda, 15 Settembre 2015)

Pochi giorni fa in una grotta del Sud Africa sono stati portati alla luce 1.500 reperti fossili appartenenti a 15 individui di una nuova specie di ominidi. I ricercatori hanno chiamato la nuova specie Homo naledi e l'hanno descritta come dotata di alcune caratteristiche tipiche degli australopitechi, altre dei sapiens e altre mai viste prima in nessuna specie ominide. Questo ritrovamento renderà ancora più complessa la storia della nostra specie? O contribuirà a delineare meglio il puzzle evolutivo?
Gli antropologi spiegano che discendiamo dal gruppo umano che sessantamila anni fa partì dall’Africa, raggiunse l'Europa, dove c'erano i Neandertal, ed ebbe la meglio su tutte le altre forme umane preesistenti. Così all'interno della nostra spece, esistono e sono evidenti molteplici differenze, ma sono distribuite in modo continuo nello spazio geografico, così le caratteristiche di ogni popolazione si sovrappongono e sfumano gradualmente in quelle delle popolazioni vicine. Come si inserisce Homo naledi in questo scenario? Noi Sapiens siamo parenti della specie recentemente scoperta in Sudafrica o facciamo parte di rami evolutivi separati?
Ne abbiamo parlato con il genetista dell'Università di Ferrara Guido Barbujani, esperto di biodiversità umana e di DNA antico (ha studiato in particolare l'uomo di Cro-Magnon, gli Etruschi e i nuragici).
Barbujani, siamo parenti dell'Homo Naedi?
«Molto difficile dirlo finché non si riesce a stabilire l'età di questi fossili. I reperti erano sul pavimento della grotta e per questo non è possibile datarli geologicamente. Inoltre sono troppo antichi per essere datate con il Carbonio 14. Parlare dei nostri rapporti di parentela con questa specie è del tutto prematuro».
La scoperta riveste in ogni caso una notevole importanza?
«Non abbiamo altri umani fossili documentati così bene come questi. È importante continuare a studiarli. Si tratta di un ritrovamento molto intrigaante, perché non sappiamo ancora dove collocarlo esattamente: se molto arcaico dovremmo porlo alla base del nostro albero evolutivo mentre se fosse più recente allora vorrebbe dire che si è sviluppato quando i nostri antenati africani erano già abbastanza simili a noi. In merito all'importanza della scoperta aggiuno che i ricercatori guidati da Lee Berger, una volta riportati i resti in superficie, hanno organizzato due settimane di incontri con giovani studenti per raccogliere i loro commenti, evidentemente si partiva dal presupposto che fosse qualcosa di così nuovo e da studiare in maniera particolare. Inoltre National Geographic ha creato l'evento internazionale: tutto è stato seguito passo passo sui social media».
Perché siamo tutti africani?
«Perché tutti quanti tornando indietro nel tempo possiamo fare risalire la nostra genealogia a un gruppo di alcune di migliaia di africani, con un cranio e uno scheletro come il nostro, che 60 mila anni fa hanno abbandonato l'Africa e hanno colonizzato l'intero pianeta».
All'autore di "Sono razzista, ma sto cercando di smettere" possiamo chiedere qualche consiglio per guardare il mondo con più serenità?
«Potete chiedermelo ma non c'è l'ho. Possiamo forse dire che l'emigrazione secondo gli studi più seri durerà altri vent'anni e quindi dobbiamo attrezzarci per affrontarla e non sperare in un miracolo che ci porti a un passato che ormai è alle nostre spalle».
Su questo tema lei cita spesso il Manifesto degli scienziati razzisti del 1938. Cosa contiene? 
«In questo documento, in cui i cattivi scienziati fascisti definiscono gli italiani in quattro modi contraddittori fra di loro (ariani, italiani, mediterranei occidentali, europei), ci si scontra con le stesse contraddizioni che non sono riusciti a risolvere i pur bravi scienziati che nel corso di tre secoli hanno tentato invano di stabilire quali fossero le razze umane».
Lei spiega che le razze non esistono. Ma esiste il razzismo. C'è forse qualche ragione evolutiva che ci spinge a riconoscere "gli altri" e che fa scattare in noi reazioni negativa? 
«Forse sì visto che il fenomeno è così diffuso. Ma ci sono anche ottime ragioni sociali e culturali per combatterlo e vincerlo».
ANDREA MAMELI

Articolo pubblicato nella pagina della Cultura del quotidiano L'Unione Sarda il 15 Settembre 2015

13 settembre 2015

Ecco il nostro antenato. Eccezionale scoperta in Sudafrica: i fossili di una nuova specie (L'Unione Sarda, 11 Settembre 2015)

Altezza: un metro e mezzo. Peso: 45 chili. Abilità: svelto nella corsa, agile sugli alberi. Cervello: poco sviluppato. Una scimmia? No, un nuovo tipo di umano, con caratteristiche simili a noi Sapiens, come la quella di seppellire i morti della propria specie.
Questo sorprendente Homo naledi, scoperto in Sudafrica, da ricercatori dell'Università Witswaterstrand di Johannesburg, dalla National Geographic Society e del Dipartimento per la Scienza e la Tecnologia/National Research Foundation del Sudafrica, fu rinvenuto nella grotta Rising Star, a una cinquantina di chilometri dalla capitale Pretoria. Un evento scientifico straordinario, sia per la quantità dei reperti (con oltre 1.500 parti fossili è il più grande ritrovamento di ossa di ominini), sia per l'importanza della scoperta: 15 individui di questa nuova specie (altri verranno alla luce successivamente).
Per il paleontologo Lee Berger, coordinatore del progetto di recupero: «Abbiamo a disposizione esemplari multipli di quasi tutte le ossa del suo corpo, quindi la specie fossile Homo naledi è già diventata la meglio conosciuta nella linea evolutiva dell'uomo».
Studiando lo scheletro completo (e perfettamente conservato) di bambino ominide Lee Berger e i suoi collaboratori ritengono di doverlo collocare in un livello evolutivo intermedio tra l’australopiteco, circa 4 milioni di anni fa, e l’homo habilis, il primo ominide noto, circa 2,5 milioni di anni circa. C'è già chi ipotizza che potrebbe trattarsi dell'anello mancante tra Australopithecus e Homo habilis.
Il sistema di grotte di Sterkfontein nella Provincia di Gauteng in Sudafrica è un sito archeologico designato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO (1999) e Patrimonio nazionale (2004) di eccezionale importanza perché vanta la maggiore concentrazione al mondo di fossili di primi ominidi scoperti. La zona del ritrovamento era quindi molto nota ai paleontologi e alcuni di loro vi avevano riconosciuto le qualità della "culla dell'umanità". Ma i fossili giacevano in una cavità accessibile solo tramite un pozzo strettissimo, per superare il quale sono stati scelti speleologi particolarmente magri. Basterebbe questo particolare a far cogliere l'eccezionalità della scoperta, che sarà presentata ampiamente, con testi e immagini, sul numero di Ottobre della rivista National Geographic Italia. I primi due studi su Homo naledi sono stati pubblicatisulla rivista scientifica eLife.
Per il paleontologo dell'università di Cagliari Gian Luigi Pillola «si tratta di uno di quei lavori solidi, che saranno di riferimento per l’accuratezza delle descrizioni, l’abbondanza di resti scheletrici finora recuperati e, in maniera generale, per il modo in cui è stato affrontato il lavoro. Anche l’ampia discussione e i confronti (diagnosi differenziali) con altri resti di ominidi conosciuti in letteratura sono rimarchevoli in quanto, in molti casi, sono stati visionati i tipi delle rispettive specie di Homo. L’abbondanza di dati morfometrici, disponibili anche con dati supplementari in files separati, e le ricostruzioni virtuali completano egregiamente l’insieme».
Si tratta quindi di una scoperta di enorme importanza?
«Sfortunatamente non sono stati forniti dati precisi sull’età dei resti descritti. Le possibili relazioni filogenetiche saranno certamente argomento di nuovi lavori: i caratteri morfologici riscontrati in Homo naledi sono in parte più simili a specie di Australopithecus, come ad esempio le dimensioni del cervello, mentre altri sono più simili a quelli mostrati da Homo. Anche se il tempo nel quale vissero specie ormai scomparse non sempre permette di ipotizzare eventuali rapporti antenato/discendente. E questo anche in virtù delle eterocronie di sviluppo e della pressione selettiva, si tratta comunque di un ritrovamento eccezionale che permette di situare H. nadeli fra i primi rappresentanti del genere Homo, fra i quali H. habilis, H. rudolfensis e H. erectus».
ANDREA MAMELI

Articolo pubblicato l'
11 Settembre 2015 sul quotidiano L'Unione Sarda