11 giugno 2020

Quando un documentario del 1963 sembra girato oggi. CRISIS di Robert Drew



CRISIS Behind a Presidential Commitment è un documentario di Robert Drew.

Girato nel 1963, sembra realizzato oggi, per la modernità del montaggio e per la capacità di entrare nella storia riuscendo a non perturbarla. Con inquadrature ravvicinate (a cogliere i dialoghi e le reazioni nei volti) e con il montaggio incrociato (che contribuisce a creare apprensione per gli esiti del braccio di ferro tra Governo federale e Governo statale), questi maestri del documentario riescono a far entrare nella vicenda senza pause e senza fronzoli.

La storia è nota: un tribunale federale aveva ordinato all’Università dell’Alabama di accettare l’iscrizione di due studenti neri, Vivian Malone e James Hood, contro il parere del Governatore George Wallace; di conseguenza il Presidente John Fitzgerald Kennedy chiese al fratello Bob, allora Attorney General (ministro della Giustizia), di affrontare e risolvere il problema.
Robert Drew, già noto ai Kennedy e apprezzato per il documentario Primary (realizzato insieme a Richard Leacock, D.A. Pennebaker e Albert Maysles), fu autorizzato a riprendere i dialoghi e le telefonate di quei giorni complicati. L'unica condizione posta dai Kennedy fu di poter visionare il lavoro prima della sua diffusione. In Alabama il compito di seguire il dialogo tra il vice Ministro della Giustizia, Nicholas Katzenbach, e il governatore Wallace, fu affidato a Richard Leacock e James Lipscomb. Di Vivian Malone e James Hood si occuparono Hope Ryden e Abbot Mills.

La casa di distribuzione cinematografica I Wonder Pictures ha deciso di condividere gratuitamente il documentario, con sottotitoli in italiano. L'obiettivo è aiutare a capire meglio gli USA scossi dall'omicidio Floyd e con il presidente Trump che minaccia la guardia nazionale per sedare le proteste. In Crisis vediamo Bob e John Fitzgerald Kennedy utilizzare guardia Nazionale in difesa dei diritti di tutti, a partire da Vivian Malone e James Hood.





Davvero un documento da non perdere.

Ringrazio di cuore I wonder pictures.


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 11 Giugno 2020


Sullo stesso argomento:

10 giugno 2020

101 candeline per Armando Marci: la Blue Zone colpisce ancora

Oggi, di fronte a quelle 101 candeline, per Armando Marci bisognerà inventare una nuova formula di auguri diversa da "A cent'annos": il traguardo andrà portato più avanti, ma sicuramente che ci avranno già pensato dato che il traguardo non è per niente raro dalle sue parti (Ogliastra: all'interno della cosiddetta Zona Blu o Blue Zone).
Nato a Perdasdefogu il 10 Giugno 1919, Armando ne ha visto di tutti i colori: ha attraversato indenne le due più grandi pandemie dell'era moderna (Spagnola e Covid-19), è stato 5 anni in guerra, ha lavorato in campagna per una vita: ha iniziato da bambino e ha smesso a 93 anni.
Appassionato di storia, patito di Garibaldi e di Lussu, Armando ama la cucina semplice, con molta verdura e poca carne. Tra le sue pietanze preferite: i culurgiones e il casaxedu.
Ringrazio Virginia Marci per le fotografie del babbo Armando, scattate pochi giorni fa, perché mostrano un uomo attivo e sereno. Ma anche spiritoso e pronto a raccontare episodi della sua vita, come faceva Zia Consola Melis (105 anni nel 2012).
Tanti auguri Armando!

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 10 Giugno 2020 












Sullo stesso tema:

07 giugno 2020

Troop Zero: un film sull'amicizia, non con gli alieni ma tra umani


Nel 1977 la NASA ha allestito le sonde spaziali del programma Voyager con una grossa novità: oltre i soliti strumenti (spettrometri, magnetometri e tanti altri) insieme ai sistemi di trasmissione (con i quali le sonde hanno prodotto e inviato al nostro pianeta informazioni sui giganti gassosi del sistema solare e continueranno a spedire dati fino al 2025) si è pensato di inserire oggetti in grado di fornire una rappresentazione di vita e cultura terrestre.
L'obiettivo dichiarato è presentare la Terra e i suoi abitanti. Il difficile compito fu affidato all'astronomo Carl Sagan (noto al grande pubblico come autore del romanzo di fantascienza Contact da cui nel 1997 fu tratto il film omonimo, diretto da Robert Zemeckis).
Così all'interno delle sonde Voyager furono collocati due dischi d'oro contenenti 115 immagini che mostrano alcune capacità umane e descrivono il Sistema Solare; una selezione di suoni naturali, versi di animali, brani musicali di varie epoche e culture, i saluti in 55 lingue.
Da questa pagina di storia dell'esplorazione spaziale trae spunto l'idea di base del film Troop Zero, prodotto da Amazon e diretto da Amber Finlayson e Katie Ellwood (registe note con il nome collettivo di Bert e Bertie). La sceneggiatura è di Lucy Alibar (ispirata alla commedia "Christmas and Jubilee Behold The Meteor Shower") e la storia è la stessa di "Re della terra selvaggia" ("Beasts of the Southern Wil") film del 2012 diretto da Benh Zeitlin e sceneggiato da Zeitlin e Lucy Alibar su un'opera teatrale di Lucy Alibar ("Juicy and Delicious").
Nel film, ambientato nel 1977, compare un funzionario della NASA che si reca a scuola per comunicare che la necessità di registrare "persone di ogni parte del mondo che salutano nella loro lingua". Così in Troop Zero appare subito chiara la missione affidata a Christmas Flint (interpretata da Mckenna Grace), una bambina di nove anni profondamente affascinata dallo spazio. Ma l'obiettivo per la bambina non è solo tentare di contribuire a una missione spaziale: il pensiero di mandare un messaggio alla mamma che non c'è più ("forse è tra stelle, comete e meteore") è impetuoso. Così la piccola protagonista, che a scuola non ha molti amici, si circonda di coetanei e affronta l'incredibile sfida.


Troop Zero costruisce, su una solida base storico-scientifica, una piacevole favola sull’amicizia, sul rispetto, sull’accettazione della diversità, sull'importanza di credere nei propri sogni e di non scoraggiarsi mai.
Senza scomodare paragoni con l'astrofisica di Contact, Eleanor "Ellie" Arroway (Jodie Foster), la piccola Christmas fa del suo meglio e la giovanissima attrice è sempre all'altezza (del resto come tutti gli altri piccoli attori, complimenti a chi ha curato il casting).

Indimenticabile il discorso con il quale la piccola protagonista riesce a dare una bella lezione a tutti:
Mi chiamo Christmas Flint. 
Sono una femmina umana. 
A volte me la faccio sotto quando sono nervosa. 
Non so perché. 
Non vorrei farlo. 
Voglio solo dirvi… che spero… viviate una buona vita. 
Spero che abbiate amici. 
Spero che abbiate ciò che ho io.









La colonna sonora di Troop Zero è disseminata di canzoni di David Bowie, in particolare Major Tom (utilizzata anche in scena) e Starman (al 19º posto tra le 100 canzoni che hanno cambiato il mondo secondo il mensile Q).
Il film si conclude con i veri saluti dai bambini del pianeta Terra registrati sui dischi d'oro delle sonde Voyager.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 7 Giugno 2020