07 giugno 2020

Troop Zero: un film sull'amicizia, non con gli alieni ma tra umani


Nel 1977 la NASA ha allestito le sonde spaziali del programma Voyager con una grossa novità: oltre i soliti strumenti (spettrometri, magnetometri e tanti altri) insieme ai sistemi di trasmissione (con i quali le sonde hanno prodotto e inviato al nostro pianeta informazioni sui giganti gassosi del sistema solare e continueranno a spedire dati fino al 2025) si è pensato di inserire oggetti in grado di fornire una rappresentazione di vita e cultura terrestre.
L'obiettivo dichiarato è presentare la Terra e i suoi abitanti. Il difficile compito fu affidato all'astronomo Carl Sagan (noto al grande pubblico come autore del romanzo di fantascienza Contact da cui nel 1997 fu tratto il film omonimo, diretto da Robert Zemeckis).
Così all'interno delle sonde Voyager furono collocati due dischi d'oro contenenti 115 immagini che mostrano alcune capacità umane e descrivono il Sistema Solare; una selezione di suoni naturali, versi di animali, brani musicali di varie epoche e culture, i saluti in 55 lingue.
Da questa pagina di storia dell'esplorazione spaziale trae spunto l'idea di base del film Troop Zero, prodotto da Amazon e diretto da Amber Finlayson e Katie Ellwood (registe note con il nome collettivo di Bert e Bertie). La sceneggiatura è di Lucy Alibar (ispirata alla commedia "Christmas and Jubilee Behold The Meteor Shower") e la storia è la stessa di "Re della terra selvaggia" ("Beasts of the Southern Wil") film del 2012 diretto da Benh Zeitlin e sceneggiato da Zeitlin e Lucy Alibar su un'opera teatrale di Lucy Alibar ("Juicy and Delicious").
Nel film, ambientato nel 1977, compare un funzionario della NASA che si reca a scuola per comunicare che la necessità di registrare "persone di ogni parte del mondo che salutano nella loro lingua". Così in Troop Zero appare subito chiara la missione affidata a Christmas Flint (interpretata da Mckenna Grace), una bambina di nove anni profondamente affascinata dallo spazio. Ma l'obiettivo per la bambina non è solo tentare di contribuire a una missione spaziale: il pensiero di mandare un messaggio alla mamma che non c'è più ("forse è tra stelle, comete e meteore") è impetuoso. Così la piccola protagonista, che a scuola non ha molti amici, si circonda di coetanei e affronta l'incredibile sfida.


Troop Zero costruisce, su una solida base storico-scientifica, una piacevole favola sull’amicizia, sul rispetto, sull’accettazione della diversità, sull'importanza di credere nei propri sogni e di non scoraggiarsi mai.
Senza scomodare paragoni con l'astrofisica di Contact, Eleanor "Ellie" Arroway (Jodie Foster), la piccola Christmas fa del suo meglio e la giovanissima attrice è sempre all'altezza (del resto come tutti gli altri piccoli attori, complimenti a chi ha curato il casting).

Indimenticabile il discorso con il quale la piccola protagonista riesce a dare una bella lezione a tutti:
Mi chiamo Christmas Flint. 
Sono una femmina umana. 
A volte me la faccio sotto quando sono nervosa. 
Non so perché. 
Non vorrei farlo. 
Voglio solo dirvi… che spero… viviate una buona vita. 
Spero che abbiate amici. 
Spero che abbiate ciò che ho io.









La colonna sonora di Troop Zero è disseminata di canzoni di David Bowie, in particolare Major Tom (utilizzata anche in scena) e Starman (al 19º posto tra le 100 canzoni che hanno cambiato il mondo secondo il mensile Q).
Il film si conclude con i veri saluti dai bambini del pianeta Terra registrati sui dischi d'oro delle sonde Voyager.

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 7 Giugno 2020

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