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L'Accabadora di Enrico Pau, un film contro la guerra: "dimenticare sarebbe peggio"

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Ieri ho visto L'Accabadora di Enrico Pau al cinema Odissea di Cagliari. Rientrato a casa ho aperto una bottiglia di moscato Simieri del 1998. Ho riempito un bicchiere e ho cercato di raccogliere le idee sul film. Ma ho iniziato con il ricordo delle mie sensazioni sul set (un'esperienza microscopica ma che mi ha fatto riflettere molto). [Foto: Nicola Casamassima. Set L'Accabadora, Cagliari, 2014] Così è affiorato nitido (complice il Simieri) un ricordo di quel settembre 2014 : percorrevo piazza Carlo Alberto ricoperta di macerie e riportata alla devastazione di quei giorni e pensavo alle storie di quelle persone, alle loro fragilità, alle loro paure e alla loro forza. E nella mia mente rimbalzava anche l'eco delle parole di mia madre su quelle tragiche vicende, parole di chi le ha vissute sulla sua pelle... forse è questo il motivo della mia espressione nella foto che riporto qui accanto (per gentile concessione di Nicola Casamassima). E forse è per questo che tr...

Enrico Pau: la mia Accabadora a Cagliari, tra memoria, bombe e cemento.

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«Il cinema rappresenta la realtà attraverso la realtà»  (Gilles Deleuze) "Il dramma" (Agosto 1940) sul set del film Un vecchio giornaletto tra i calcinacci. Una cinepresa in cima alle scale. Gli oggetti di scena e la tecnologia usata per le riprese, le due facce del cinema, sospese in un equilibrio sottile tra reale e finzione. Concetti illustrati molto bene da Teresa Biondi nel saggio La fabbrica delle immagini. Cultura e psicologia dell'arte filmica (Edizioni Magi, 2007): "In Italia è la stagione del neorealismo che illustra l'uso del reale nel cinema come scelta e senso primo della rappresentazione filmica. Nei film che appartengono a questa corrente il cinema mette in luce l'essenza verista del rappresentato, che tutt'oggi costituisce il punto di arrivo più alto della cinematografia italiana, riconosciuta come opera d'arte nel mondo intero. Il neorealismo porta il cinema nelle strade fuori dai teatri di posa, rende protagonista la ...

La nostalgia dell'immortalità. Quando mio babbo e mio suocero si incontrarono sotto le bombe. In ricordo di Enrico Pili.

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Quando l'uomo arrivò alla porta del rifugio era quasi senza respiro. Aveva percorso i due chilometri che separano il porto di Cagliari dai Giardini Pubblici tutti di corsa. "Anti sciusciau tottu"... Esclamò quando lo fecero entrare nelle antiche grotte scavate nel calcare. E subito richiusero la porta: le esplosioni sarebbero durate ancora a lungo. "Hanno distrutto il porto!" Gridò ancora poi fu soltanto silenzio in quella spelonca. Un silenzio interrotto, a ondate, dai motori degli aerei e delle loro bombe. Era una domenica fredda ma solare, quel 28 febbraio 1943 e quando mancavano dieci minuti all'una apparvero in cielo 46 quadrimotori Boeing B 17 “Flying Fortress”, scortati da 39 caccia Lockheed P-38J “Lightning”. A Cagliari tutti si stavano sedendo a tavola, tranne chi lavorava al porto o in una delle due stazioni ferroviarie e pochi altri, quando si scatenò l'inferno. Gli aerei “alleati” scaricarono 538 bombe sul porto e la stazione della città. I...