01 dicembre 2007

Ma Eymerich è davvero così cattivo?

"Eymerich non è totalmente cattivo - ci ha risposto Valerio Evangelisti - la sua crudeltà nasce da una sorta di idealismo. Senza contare che è sempre molto superiore, per intelligenza e cultura, a tutti i suoi nemici."
Perché piace tanto un inquisitore spagnolo intelligente, cinico e politicamente scorretto?
"Perché è una figura credibile, che riassume tendenze negative, intolleranza, asocialità, autoritarismo, presenti in molti di noi e nella società."
Ma Evangelisti condivide la necessità di travalicare i confini tra generi letterari espressa dal movimento New Weird?
"È qualcosa che ho praticato prima ancora che nascesse il termine New Weird. Credo che i miei romanzi, almeno quelli con Eymerich protagonista, siano difficilmente inquadrabili in un genere preciso. Fantascienza, horror, avventura? Francamente, è un problema che non mi sono mai posto."

Il ritorno del crudele inquisitore (L'Unione Sarda, 1 dicembre 2007)


Il ritorno del crudele inquisitore

Valerio Evangelisti ripropone il personaggio di Eymerich

L’impero bizantino ripiegato sulle proprie macerie, nel 1300, e l’Iraq del 2200 dilaniato da una guerra sempre più feroce e insensata. Dentro questi scenari si svolgono le vicende dell’ultimo romanzo di Valerio Evangelisti: La luce di Orione (Mondadori, pagine 334, euro 15,50). Mondi scenari distanti nel tempo ma accomunati da presenze mostruose: quei giganti che appaiono e scompaiono, facendo rivivere a distanza di secoli la maledizione di Orione, ovvero il Nembrot dell'Inferno di Dante (Canto XXXI).
Il ritorno dell’inquisitore Eymerich dopo una tappa a Padova (dove si scontra con Francesco Petrarca) si compie sotto le insegne smeraldine di Amedeo di Savoia, il Conte Verde, da Venezia a Costantinopoli, per sottrarre la città alla pressione dei turchi ottomani. Ancora una volta la vicenda dell’inquisitore sottile e spietato, si intreccia con l'alchimia, i riti magici, le lotte per il potere: contrastandoli, Eymerich si comporta da autentico supereroe. E Valerio Evangelisti gioca con i lettori portandoli a identificarsi con un personaggio che è l'incarnazione stessa dell'intolleranza.
Il personaggio di Nicolas Eymerich, realmente vissuto fra il 1320 e il 1399 compare in un saggio del giurista Italo Mereu (Storia dell’intolleranza in Europa. Bompiani, 1979).
Iniziata 13 anni fa, la saga dell’inquisitore è giunta al nono capitolo. Nel 1996 sbarca in Sardegna: al seguito della corona aragonese (siamo nel 1354) giunta a soffocare la ribellione di Mariano d’Arborea, Eymerich contribuisce alla caduta di Alghero e interrompe il secolare culto satanico del Sardus Pater praticato nella grotta di Nettuno, imprigionando Tanit nel sottosuolo. Qualche accenno nelle opere successive fa presagire un ritorno dell’inquisitore nella nostra isola.
A chi pone Evangelisti fuori dal recinto della fantascienza è facile rispondere che la grande letteratura di genere si interessa più alla società che alla tecnologia, con un realismo visionario che non è facile riconoscere. I romanzi di Evangelisti nascondono strutture complesse (tri o quadripartite) e sono ricche si rimandi a simboli e archetipi dell'immaginario medioevale, introdotti per puntare direttamente all’inconscio del lettore. Come Franz Kafka, che scava nell’animo umano utilizzando ipotesi fantastiche (svegliarsi nel corpo di uno scarafaggio), così Evangelisti mette a nudo l’uomo dentro scenari fantasiosi.
Le descrizioni di guerre sanguinose e massacri globali, proiettate nel futuro (come le migliori distopie di William Gibson e Philip K Dick) richiamano le grandi problematiche del nostro tempo: povertà e malattie, guerre mascherate e lotte senza scrupoli per il potere e per il dominio economico. Nei capitoli iracheni La luce di Orione trae ispirazione anche dalla scienza: dalla cosiddetta non località quantistica o entanglement del fisico Alain Aspect (una minima azione su una particella in determinate condizioni ha effetti su una particella gemella anche se lontana milioni di anni luce), al controllo dei segnali bioelettrici generati e dal cervello (il BioMuse, brevettato nel 1992), fino al concetto di mente estesa del biologo Rupert Sheldrake.
Ma l’ultimo Eymerich saprà ripetere il successo delle precedenti avventure?
"Pare di sì – risponde Evangelisti – ormai è nelle classifiche dei romanzi italiani più venduti da tre settimane. Nemmeno io mi aspettavo tanta rispondenza del pubblico: il libro è alla seconda edizione e se ne prepara una terza, in presenza di scarsissima promozione mediatica."
A sinistra: studi preparatori per la versione a fumetti di NICOLAS EYMERICH, INQUISITORE (2000) di Giuseppe Palumbo.

Andrea Mameli - L'Unione Sarda (1/12/2007, pagina 35)

27 novembre 2007

La Voce di Avenal per evadere dal carcere (L'Unione Sarda, 27 novembre 2007, pag. 20)

avenal, parlanti, anedda Carlo Parlanti, fisico detenuto negli Usa, comunica attraverso il blog curato dalla compagna cagliaritana
Una finestra sul mondo, in un luogo come il carcere che per definizione non offre visuali aperte. Una finestra virtuale, nel senso che chi è dentro non si può affacciare.
Sono i blog che offrono ai detenuti uno spazio per comunicare con il mondo. Indirettamente, dato che Internet è interdetto negli istituti di detenzione, quindi attraversofogli stampati il cui contenuto viene poi inserito sul sito da persone esterne al carcere. Come www.dentroefuori.org nato nel 2005 (primo in Italia) in una sezione della Casa circondariale di Lorusso e Cutugno (Vallette, Torino). O come vocediavenal.blogspot.com (in inglese avenalvoice.blogspot.com) a disposizione dei detenuti della prigione di Avenal (California). L'idea di creare La voce di Avenal è venuta otto mesi fa a Katia Anedda, cagliaritana, legata sentimentalmente a un italiano detenuto negli Usa.
Lui, Carlo Parlanti, è un fisico, che, come tanti suoi colleghi, ha trovato lavoro negli States in campo informatico. Condannato a 9 anni di detenzione per violenza nei confronti della ex convivente reato di cui si proclama da sempre innocente (al punto da rifiutare il patteggiamento della pena), Parlanti è stato recluso ad Avenal dal giugno del 2005. Il 24 settembre è stato trasferito in un carcere più vicino al tribunale incaricato di pronunciare una nuova sentenza: l'udienza, prevista per il primo ottobre, è slittata al 10 dicembre, giornata mondiale dei diritti umani. Nelle
sue lettere Parlanti racconta le privazioni dei diritti più elementari, come quello di poter accedere a cure adeguate, e la durezza del carcere: le gigantesche celle di Avenal ospitano fino a 400 detenuti. Anedda e Parlanti a Avenal Katia Anedda ha sollevato il caso Parlanti attraverso un sito (www.carloparlanti.it) ma ha poi sentito il bisogno di creare La voce di Avenal per offrire anche agli altri carcerati un mezzo di comunicazione con l'esterno. L'impatto delle lettere dei detenuti, amplificato dai blog, diventa notevole. Si tratta di persone che desiderano lanciare la loro voce oltre quelle mura insuperabili. E nel farlo toccano anche la nostra coscienza. Come fa Mel Tarpley, quanto scrive (in un messaggio pubblicato il 3 aprile sul blog di Avanal: "Il più grosso problema in questo posto è la mancanza di vera amicizia. Nessuno è veramente affidabile, è impossibile trovare qualcuno a cui importi. Se potessi chiedere un regale a Babbo Natale, qualunque regalo, è questo che probabilmente chiederei: qualcuno a cui importare." La voce di Avenal fa anche da vetrina alle borsette create da Julio Martinez, ai quadri firmati da Greg Van Gundy, alle struggenti poesie di Paul Lara. C'è spazio anche per gli articoli di Carlo Parlanti dedicati a scienza e tecnologia, storia delle migrazioni e sofraffollamento carcerario.
Quali sono le particolarità di Avenal?
"Dovrebbe essere un carcere di secondo livello - spiega Katia Anedda - ma in realtà è uno dei peggiori: sovraffollamento, violenza, punizioni di massa e disagi. Le cronache raccontano di detenuti morti per non essere stati curati."
Come sta Carlo Parlanti?
"E' stato trasferito nel carcere di Wasco, ufficialmente a causa delle precarie condizioni di salute. Si tratta di una prigione peggiore perché qui il detenuto è isolato, non può chiamare l'esterno ed è sottoposto alla tortura psicologica di sentirsi dire ogni due giorni che lo devono spostare. Ma come se come se non bastasse gli fanno impacchettare tutta la sua roba, quindi rimane senza materiale per scrivere."
Cosa significa per lui scrivere?
"Penso che per Carlo, che in questo momento può comunicare soltanto così, scrivere voglia dire rimanere in vita."

Andrea Mameli
L'Unione Sarda, 27 novembre 2007, pag. 20

26 novembre 2007

Blog: finestre aperte sul carcere.

avenal In California esiste un carcere con camerate da 400 letti (foto a sinistra). Lo sappiamo notizie grazie al Blog La voce di Avenal creato da Katia Anedda con la collaborazione di Carlo Parlanti, fisico italiano detenuto negli Usa dal 2004. Gestire un Blog carcerario non è impresa banale: occorre raccogliere tutti i contributi (testi, disegni, foto) in forma cartacea e poi digitarli alla tastiera. Per una comunicazione bidirezionale si rende necessario portare in carcere le stampe dei commenti e ricevere eventuali repliche. Julio Martinez borsetta Avenal La voce di Avenal si basa sulla passione di Katia, del compagno Carlo e di alcuni amici. Leggiamo poesie, riflessioni, approfondimenti, e possiamo ammirare le splendide borsette realizzate da Julio Martinez con materiali poveri (foto a destra). La nascita di Dentro e fuori (il primo in Italia) è stata possibile grazie alla collaborazione tra la redazione del giornale telematico Il Contesto e la Casa Circondariale Lo Russo e Cotugno di Torino e con il regista teatrale Claudio Montagna.