Consumare meno e vivere felici (Pietro Greco, “L'Unità”, 28 marzo 2011)
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Mille sono i modi per consumare meglio (e vivere felici). Ma il principale è: consumare meno.
Risparmiare è di gran lunga la maniera più efficace per minimizzare l’impatto umano sull’ambiente.
Ma, contrariamente a quanto si crede, per risparmiare e vivere felici non occorrono meno scienza e meno tecnologia. Al contrario, ne occorrono di più. Il bello è che, utilizzando le migliori tecnologie già esistenti, come ci invita a fare Andrea Mameli, potremmo già risparmiare un bel po’ di energia in ciascuno dei tre settori dove ne consumiamo di più: nel sistema produttivo, nel sistema dei trasporti, nella climatizzazione di case e uffici. Le imprese, per esempio, possono abbattere l’intensità energetica per le loro produzioni. Grazie all’innovazione tecnologica, in Cina l’energia necessaria a licenziare il medesimo prodotto è stata abbattuta, in media, del 19% negli ultimi 5 anni. A causa della mancata innovazione tecnologica l’Italia che, fino a una ventina di anni fa, era prima in Europa per intensità energetica oggi si ritrova scavalcata da quasi tutti i paesi dell’Unione.
Grazie alle nuove conoscenze scientifiche e all’alta tecnologia la Germania ha potuto elaborare una legge che impone alle casi di contenere i consumi entro i 70 chilowattora per metro quadro l’anno, meno della metà dell’energia impiegata per riscaldare e raffreddare le nostre italiche dimore.
Con un utilizzo accorto delle conoscenze scientifiche e un impiego di tecnologie innovative, Greenpeace ha messo a punto auto capaci di effettuare fino a 120 chilometri con un litro: almeno sei volte più efficiente delle utilitarie che guidiamo.
Molti analisti sostengono che utilizzando le tecnologie innovative già esistenti potremmo risparmiare oltre il 30% dell’energia che consumiamo. Attenzione al «paradosso di Jevons», ci hanno avvertito di recente la rivista inglese Nature e gli analisti del Breakthrough Institute di Oakland, in California. Il minor consumo per unità di prodotto abbatte anche i costi e invita a consumare di più. Con il risultato, paradossale appunto, che l’efficienza energetica può trasformarsi in un boomerang ambientale. A meno che non impariamo tutti a consumare meglio. Per farlo e per continuare a vivere felici (ovvero aumentare e non diminuire il benessere e l’equità sociale) occorre però modificare il modello di sviluppo. Passando da un modello fondato sul consumo individuale dei beni a quello fondato sull’utilizzo di «beni comuni».
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