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Visualizzazione dei post con l'etichetta Plos

PLOS Journal: the redesign is done.

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In the tenth anniversary PLOS journals announce that the redesign is done. The three goals of this initiative were to: Ensure that readers can quickly assess the relevance and importance of an article through a figure browser and highly visible Article-Level Metrics Improve site navigation to help users discover content more easily Launch a flexible platform from which to build out future innovations This refresh offers users more effective ways to access and read content, updates the overall appearance of the sites and harmonizes them with our new PLOS look announced earlier this year. PLOS is taking advantage of the most powerful web technologies to improve our reader experience, promote Open Access and encourage conversation around the latest research to accelerate progress in science and medicine and lead a transformation in research communication. Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 19 Dicembre 2012

Alla ricerca della prima capra sarda. Studio pubblicato su PLoS One il 17 Febbraio 2012

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Un gruppo di ricerca coordinato da Daniela Piras (Istituto di Genetica delle Popolazioni, CNR, Sassari) ha analizzato le 5 razze di capre presenti in Sardegna (Alpina, Maltese, Saanen, Sarda, Spagnola) determinando il ceppo fondatore della capra sarda. Lo studio, pubblicato su PLoS ( Haplotype Affinities Resolve a Major Component of Goat (Capra hircus) MtDNA D-Loop Diversity and Reveal Specific Features of the Sardinian Stock ), ha permesso di identificare i gruppi maggiormente rarappresentativi delle capre sarde. La ricerca ha mostrato anche gli effetti delle pratiche di allevamento sulla composizione del pool genetico materno e ha consentito di identificare i tipi di DNA mitocondriale che potrebbero essere utili per recuperare la componente materna delle razze più antiche della Sardegna. Lo studio, originato da un progetto “De minimis” avviato nel 2008 in cui collaboravano il CNR (Istituto di Genetica delle Popolazioni), l'Associazione degli allevatori della Sardegna e la Facol...

Neanderthal e scheggiatura della pietra. La morfometria per analizzare la lavorazione con tecnica Levallois

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Capacità cognitive molto simili alle nostre rese evidenti dalle sofisticate lavorazioni delle pietre da parte dei Neanderthal. Sono i risultati della ricerca, condotta da un gruppo di antropologi dell'Università del Kent, che fornisce per la prima volta prove tangibili della lavorazione delle pietre da parte dei Nenderthaliani. Lo studio, pubblicato su Plos One il 23 gennaio 2012. Grazie alla combinazione di archeologia sperimentale, di morfometria e di analisi statistica multivariata, i ricercatori hanno dimostrato per la prima volta che sassi lavorati con tecnica Levallois (metodo di scheggiatura della pietra utilizzato nel Paleolitico Medio) potevano essere alla portata dei Neanderthal. Why Levallois? A Morphometric Comparison of Experimental ‘Preferential’ Levallois Flakes versus Debitage Flakes Metin I. Eren, Stephen J. Lycett (Department of Anthropology, University of Kent, Canterbury, United Kingdom). Plos One , Published: January 23, 2012 Abstract Background Middle Palae...

La senescenza cellulare non ferma il tumore. Uno studio pubblicato su PLoS Computational Biology (Senescent cells in growing tumors)

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La senescenza cellulare spontanea nelle cellule di melanoma non ne arresta la crescita. Lo evidenzia uno studio firmato da ricercatori del CNR, dell'Università di Milano e della Cornell University (New York). I risultati, appena pubblicati su PLoS Computational Biology , accertano anche la presenza delle staminali tumorali nel melanoma, responsabili della sua crescita e quindi potenziali obiettivi terapeutici. Le cellule tumorali, inserite in un ambiente nutritivo e di crescita adatto, tendono a proliferare indefinitamente. Questo ha fatto supporre che la senescenza cellulare potesse rappresentare una barriera alla loro crescita. Una collaborazione interdisciplinare tra l’ Istituto per l’energetica e l’interfasi del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Ieni-Cnr) , l'Università di Milano e la Cornell University (New York) ha mostrato come la senescenza cellulare, che avviene spontaneamente nelle cellule di melanoma, non ne arresta la crescita. I risultati dello studio...

Quante specie vivono sulla Terra? 8 milioni e 700 mila. Una ricerca pubblicata ieri su Plos Biology.

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Sono circa 2 milioni le specie classificate e descritte negli ultimi due secoli e mezzo. Ma quante ce ne sono realmente? Uno studio pubblicato ieri su PLoS Biology risponde a questa domanda con una cifra precisa: 8 milioni e 700 mila. Ciò significa che più dell'85 percento delle specie non è stato ancora scoperto. E alcune rischiano di scomparire prima che si riesca a individuarle. Il sistema di classificazione ideato nel 1758 dallo scienziato svedese Carl Nilsson Linnaeus ha permesso finora di archiviare un milione e 25 mila specie. In 253 anni sono 4.940 all'anno, quindi di questo passo a classificarle tutte ci vorrebbero 1.356 anni. Lo schema illustrato nell'articolo è il seguente: circa 7.77 milioni di specie di animali (di cui 953,434 sono stati descritti e catalogati), circa 298.000 specie di piante (215,644 già note), circa 611.000 specie di funghi (43,271 già note), circa 36.400 specie di protozoi (organismi unicellulari con comportamento simil-animale, di cui ...

Delogu e l'H5N1 team «Così abbiamo snidato il virus dell'aviaria» (L'Unione Sarda, 20 luglio 2010)

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  Il virus dell'influenza aviaria si annida tra le piume degli uccelli acquatici. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Plos (Public Library of Science) il 25 giugno, porta la firma di Mauro Delogu e di altri 9 ricercatori italiani e stranieri. Il segreto del virus H5N1 è dunque svelato: aspetta gli uccelli migratori nell'acqua, aderisce al loro piumaggio quando si immergono e nei momenti in cui si fermano a lisciarsi le piume con il becco ingeriscono il virus. In questo modo si infettano e diventano veicoli di nuova diffusione. Virologo dell'università di Bologna, originario di Bitti, Delogu è noto per aver isolato nel 2005 il virus a bassa aggressività dell'aviaria in Italia. È vero che l'intuizione sul virus imprigionato dal grasso che riveste le piume nasce osservando le anatre selvatiche nella laguna di Orbetello? «Sì, seguire gli animali in natura è stato determinante per intuire che l'incontro tra il virus e il suo ospite non poteva essere...