05 gennaio 2009

Cinema, la fabbrica delle immagini (L'Unione Sarda, 4 gennaio 2009)

A 120 anni dall’invenzione della prima cinepresa, Kinetograph, e del primo apparato per la visione, Kinetoscopio, ad opera di Thomas Edison, il cinema, nel frattempo portato alla fruzione collettiva dai fratelli Lumière, continua a regalare emozioni. Ma se l’arte filmica, per il filosofo Edgar Morin, è un sistema capace grado di influire sui comportamenti, sulle abitudini e sulle forme della percezione, allora per comprenderne i sgnificati più prodondi è necessario indagare sul piano psicologico. È questo l’approccio seguito da Teresa Biondi, docente di Analisi filmica nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata, con il libro "La fabbrica delle immagini. Cultura e psicologia nell'arte filmica" (Edizioni Magi, 2007, 288 pagine, 26 euro). Una lettura affascinante, che attraversa la storia del cinema e svela lo stretto rapporto che lega il lavoro del regista a quello dello psicologo: “il cinema è la sintesi, attraverso il montaggio, delle realtà osservate”.
La fabbrica delle immagini offre una lettura antropologica che decodifica i messaggi che raggiungono ciascuno di noi e in noi lasciano indelebili tracce: “Attraverso messaggi elaborati in prodotti culturali, qual il linguaggio, il mito, la favola, il romanzo, l’arte e i film, l’uomo si preserva dall’oblio, custodisce la cultura nell’atto del racconto; rivive e rinforza l’esperienza vissuta nell’atto del rappresentarsi, approfondendo e tramandando la conoscenza consapevole del Sé e dell’esistenza umana.”
Così il cinema si può considerare anche la fabbrica di buona parte dell’immaginario collettivo. L'autrice lo spiega molto bene nel capitolo Le azioni e il pensiero dell'uomo nei film: "Il cinema all'origine era un'arte della visione, poi con l'evoluzione delle tecniche e delle forme del racconto è divenuto rappresentazione audiovisiva dell'uomo e del pensiero umano nelle diverse forme di cultura. La rappresentazione filmica, come è stato illustrato, si basa sui diversi codici espressivi della comunicazione conosciuti dall'uomo: la parola, il gesto, la musica, i suoni, i colori, i movimenti, la mimica, i costumi, le metafore e le espressioni simboliche dell'interiorità e dello stesso intelletto umano che emergono inconsciamente tramite il pensiero narrativo e si esplicano nelle forme di rappresentazione."
Passando in rassegna oltre 200 tra film, cartoni e documentari, Teresa Biondi illustra la potenza del cinema come forma di rappresentazione delle culture, dei costumi, del pensiero umano, e ci ricorda che la rappresentazione può essere definita, come sostiene Aristotele, una forma d’arte e come tale imitazione della natura.
In questa luce il fine ultimo del cinema sembra essere il dovere di raccontare, rappresentare e preservare la memoria, sebbene attraverso la scelta di una specifica inquadratura, di una luce, di uno stile di ripresa. Il libro sarà presentato il 10 gennaio a Cagliari, per il ciclo Clara Libera, nei locali del Dipartimento di Salute Mentale (Villa Clara, ingresso via Romagna) alle 18 in collaborazione con il circolo dei lettori Miele Amaro.
La presentazione sarà curata da Salvatore Pinna, autore del volume "Uomini con la macchina da presa. Introduzione al cinema documentario" (Aipsa, 2002).

Andrea Mameli (L'Unione Sarda, Cultura, 4 gennaio 2009)

cultura

Nessun commento: