30 settembre 2009

Nei magici mondi di Archimede Pitagorico (L'Unione Sarda, 29 settembre 2009)

Archimede Unione Sarda Leggendo le storie delle invenzioni e dei brevetti si nota l'importanza nella vita quotidiana di piccole e grandi innovazioni. Leggendo più a fondo colpisce la varietà di condizioni che hanno portato alla nascita e al miglioramento di dispositivi e tecnologie, a volte alla base di veri mutamenti epocali. Colpisce osservare quante volte la casualità degli eventi ha permesso risultati che altrimenti non sarebbero mai arrivati o sarebbero giunti molto più tardi, come la finestra lasciata aperta cui dobbiamo la scoperta degli antibiotici. Non sempre le storie sono tali: spesso si tratta di leggende o mezze verità (e mezze invenzioni).
INVENTORI E IMPOSTORI Altre volte la paternità di un'idea non appartiene al nome cui viene normalmente associata ma vi sono altri nomi, altre storie. E, come racconta Inventors and Impostors. How history forgot the true heroes of invention and discovery (“Inventori e Impostori, come la storia dimentica i veri eroi delle invenzioni e delle scoperte”, Crimson Publishing, 2008), a volte l'invenzione nasce dalla convergenza di più idee. Il libro, non ancora tradotto in italiano, arretra la scoperta del continente americano al tempo dei Fenici e quella del motore a vapore a Erone D'Alessandria, azzera le controversie sulle origini del telegrafo e del telefono introducendo inventori quasi del tutto sconosciuti. Scritto dagli storici Daniel Diehl e Mark P. Donnelly, dedica le ultime pagine alla ricercatrice Rosalind Franklin la quale condusse gli esperimenti che hanno permesso di fotografare ai raggi X la struttura del Dna. La Franklin, se non fosse stata uccisa dal cancro a 37 anni, il 16 aprile del 1958, forse a causa della massiccia esposizione alle radiazioni, avrebbe svelato da sola la struttura del Dna, così il Nobel per la Medicina del 1962 fu consegnato a James Watson e Francis Crick.
Una serie di storie che si discostano da quelle “ufficiali”sono raccolte anche da Carlo Gubitosa in Hacker, scienziati e pionieri, storia sociale del ciberspazio e della comunicazione elettronica (Stampa Alternativa, 2007). Una “deformazione della storia” che ha mietuto molte vittime: «Samuel Morse - scrive Gubitosa - non ha inventato il telegrafo, Thomas Edison non ha inventato la lampadina, Alexander Bell non ha inventato il telefono, Guglielmo Marconi non ha inventato la radio, Bill Gates non ha inventato l'MS-Dos, o almeno non l'hanno fatto secondo il senso e l'accezione comune che diamo al termine invenzione».
IL GENIO DI SEUI Ci sono poi inventori i cui nomi si scoprono solo se qualche museo conserva qualche traccia. È il caso di Augusto Bissiri, nato a Seui il 10 settembre 1879, a 26 anni emigra in America e si distingue per creatività: a suo nome esistono una decina di brevetti depositati negli Usa. Una targa del sindaco di New York, dedicata a Bissiri, è esposta nell'archivio dell'emigrazione di Casa Farci a Seui (dove il Liceo Scientifico porta il suo cognome). In un articolo di 11 anni fa pubblicato dal mensile Il Messaggero Sardo, intitolato Augusto Bissiri inventore della televisione , si legge che nel 1905 l'inventore sardo si trasferisce nella Grande Mela e cita L'Unione Sarda del 22 maggio 1906: «Ai valorosi che, come il giovane Bissiri, per il bene dell'umanità si sacrificano, vada il nostro plauso e la nostra ammirazione».
Nel 1906 Bissiri riesce a trasmettere una fotografia da una stanza a un'altra e nel 1917 da Londra e New York con un apparecchio, di sua invenzione, brevettato il 4 gennaio 1928 a Los Angeles. L'articolo descrive poi altre invenzioni, come il sistema che si avvicina molto all'apparecchio televisivo e un dispositivo per evitare lo scrontro fra treni. Effettuando ricerche tra i brevetti depositati negli Usa si scoprono altre invenzioni di Bissiri: una cerbottana per il lancio di aerei di legno leggero con ali retrattili (1928), una Pulitrice automatica per dischi telefonici (1930), un Sistema per spegnere le sigarette con una sferetta piena d'acqua (1933), un Dispensatore automatico di palline a moneta (1935).
IL MONDO CAMBIATO Ma se vogliamo dare uno sguardo alle innovazioni la lettura più indicata è il libro di Antonio Cianci Eureka! 100 inventori + 100 invenzioni che ci hanno cambiato la vita (De Agostini, 2009, 22 pagine, 11 euro). Cianci, ingegnere, esperto di processi innovativi, nonché amministratore delegato di una societa specializzata in progetti di cambiamento organizzativo (Keypeople), con questo libro svela le storie nascoste dietro 100 idee che si sono tramutate in oggetti, procedure innovative e sistemi complessi. Ogni scoperta, è la lezione di Antonio Cianci, nasce dalla combinazione di numerosi fattori che riguardano il singolo individuo (competenze, passione, tenacia, creatività), il gruppo (le collaborazioni, la competizione, i gruppi di ricerca), le risorse (infrastrutture, finanziamenti, investitori coraggiosi) e alcune variabili ingovernabili (gli errori, gli incidenti, la serendipità delle scoperte).
A volte il valore dell'innovazione risiede nella possibilità di dar vita ad altre innovazioni (come il microchip, brevettato nel 1959, per lo sviluppo del computer), altre nel miglioramento delle condizioni per la vita umana (la carta igienica, il mouse, la lavatrice e la lavastoviglie) o nelle opportunità di svago (il Monopoli, 1953) e di piacere (la vasca idromassaggio, 1956). Al libro è associato un blog - www.antoniocianci.com - nel quale l'autore presenta altre storie di inventori e invenzioni e dialoga con i lettori, con i curiosi e con l'Archimede Pitagorico che è in noi.
ANDREA MAMELI
(L'Unione Sarda, 29 settembre 2009)

1 commento:

arrgianf ha detto...

ma per chiedere uno scambio link con il mio blog come devo fare?