04 novembre 2009

Scienza, la regina che si trasforma (L'Unione Sarda, 4 novembre 2009)

A che cosa serve un festival della scienza? A rendere gli argomenti scientifici più appetibili per il grande pubblico? A informare in maniera critica sulle tecnologie e le conquiste della ricerca? Non solo: a Genova dal 2005 le iscrizioni alle facoltà scientifiche sono cresciute del 42 percento e le matricole del corso di laurea in Matematica sono raddoppiate. E il Festival della Scienza di Genova è giunto alla settima edizione, con 200 mila presenze.
Risultati incoraggianti anche per Cagliari, dove domani si inaugura il secondo FestivalScienza. Un fitto calendario di seminari, dibattiti, spettacoli e animazioni per avvicinare la scienza a tutti. «La scienza: occhiali per vedere il mondo» è il tema scelto dal comitato Scienza Società Scienza per la manifestazione che si svolge all'Exmà di Via San Lucifero. Alle 11 è in programma la lezione del fisico Enrico Bellone: “Galileo e l'evoluzione della cultura”. «Molte persone - spiega Bellone - credono che la cultura e la conoscenza siano un insieme di idee o di stati mentali. Nell'ultimo mezzo secolo, però, le neuroscienze hanno ridato vigore ad alcuni argomenti già suggeriti da Darwin. Per esempio Cavalli-Sforza sostiene che le cosiddette idee sono materiali, ovvero stati fisico-chimici della nostra rete di neuroni. Io accetto questo argomento e in “Molte nature” difendo una concezione evoluzionistica della cultura umana in generale, sia che si parli di fisica sia che si parli della pittura di Cézanne, o di un genere letterario come quello delle pagine di Joyce. Una concezione che riprendo nel mio ultimo libro “Galilei e l'abisso”, in libreria da poche settimane».
Come spiegherebbe a un bambino il bisogno di superare la concezione di Natura al singolare?
«Gli direi di guardare con attenzione gli occhi di un'ape, magari con una lente d'ingrandimento, e li vedrà diversi da quelli di un essere umano. Poi gli spiegherei che il sistema occhio-cervello dell'ape è molto diverso da quello umano e che quindi uomo e ape vedono in modo diverso. Infine gli direi di immaginare di passeggiare sul prato e così vedrà l'erba e i fiori e immaginerà che l'ape li vede in modo diverso. Allora, gli direi: caro bambino, la natura non è una sola. Ci sono molte nature a seconda di chi sta osservando il mondo esterno: la natura vista dall'uomo è diversa dalla natura vista dagli animali. A meno che non si decida che solo l'uomo conosce la natura. E qui sorge un altro problema. Spiegherei al bambino che per molti secoli gli esseri umani hanno descritto l'universo ponendo la Terra immobile al centro. Dopo, però, Copernico, Keplero e Galilei hanno dimostrato che l'universo è completamente diverso e che la Terra non è immobile ma ruota intorno al Sole. E se guardiamo la storia della scienza ci rendiamo conto che le nostre descrizioni della natura hanno subìto mutamenti radicali. Quindi anche per noi umani c'è una sequenza di molte nature».
La scienza in Italia è sempre la cenerentola: pochi investimenti, scarsa considerazione sociale, fuga di cervelli. Ha soluzioni da suggerire?
«Quella soluzione l'ha suggerita il presidente della Repubblica, che ha addirittura usato la parola “meschinità” per descrivere ciò che è accaduto in Italia negli ultimi vent'anni, usando la scusa del bilancio per bloccare sia gli investimenti in danaro, sia gli investimenti in risorse umane, nell'ambito della ricerca scientifica e tecnologica. Uscire dalla meschinità vuol dire fare scelte politiche coraggiose per superare la crisi con grandi innovazioni conoscitive, così da innovare a livello industriale e potenziare il senso critico dei cittadini. Meno opere faraoniche e più cultura».
ANDREA MAMELI

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