28 gennaio 2010

Nanomateriali, arriva a Cagliari il progetto Seed (L'Unione Sarda, 28 gennaio 2010)

corrias seed unione sarda La crescita economica e la ricerca scientifica camminano di pari passo: le Regioni europee nelle quali le imprese effettuano i maggiori investimenti in termini di ricerca presentano generalmente i tassi di occupazione più elevati. D'altro canto la stessa conoscenza scientifica spesso si traduce in occasioni di sviluppo: la spesa in ricerca di un Paese è direttamente proporzionale al suo livello di produttività. Per questa ragione la Fondazione IIT di Genova (Istituto Italiano di Tecnologia) ha varato un importante progetto di finanziamento di attività di ricerca svolte in ambito nazionale e denominato Seed. La commissione scientifica ha scelto 37 progetti da finanziare, su un totale di 234 presentati entro il luglio scorso, nei settori scientifici in cui è attivo lo stesso IIT: robotica, nano-tecnologie, ambiente, energia, salute, nuovi materiali e neuroscienze.
Tra i beneficiari del finanziamento compare anche Anna Corrias, professore associato di chimica fisica al dipartimento di Scienze Chimiche dell'Università di Cagliari: l'IIT finanzierà il progetto con 645 mila euro, ripartiti in tre anni. Le ricerche riguarderanno nanocompositi da utilizzare in processi catalitici per la produzione di nanotubi di carbonio e saranno condotte all'interno del gruppo di ricerca "Materiali Funzionali" diretto dalla stessa Corrias e composto da Maria Francesca Casula, Daniela Carta e Danilo Loche. Abbiamo chiesto a Anna Corrias di spiegare il significato del progetto, denominato “Highly Porous NANOcomposites for CATalysis”.
Cosa sono i materiali porosi?
«Quelli di cui ci occupiamo noi, chiamati aerogel, sono costituiti da uno scheletro solido di silice molto leggero, assimilabile ad una "spugna", che lascia al suo interno una larga parte di spazio vuoto. Il nostro gruppo di ricerca ha sviluppato in questi ultimi anni dei metodi di sintesi che permettono di inserire nanoparticelle di metalli o ossidi all'interno della "spugna" di silice. I materiali risultanti sono dei nanocompositi altamente porosi estremamente promettenti come catalizzatori. I nostri materiali saranno usati per catalizzare reazioni chimiche coinvolte nel funzionamento di celle a combustibile e nella produzione di nanotubi di carbonio a costi contenuti».
Perché i nanomateriali sono importanti?
«I nanomateriali, con le loro dimensioni dell'ordine di qualche milionesimo di millimetro, possono essere utilizzati in campi dove i corrispondenti materiali massivi non sarebbero impiegabili, dalla nanobiomedicina alla magneto-ottica. Le peculiari caratteristiche dei nanocompositi prodotti nei nostri laboratori sono dovute alla coesistenza dei due componenti di cui sono costituiti: la matrice, la "spugna", e le nanoparticelle in essa ospitate. L'estesa porosità della silice e l'elevata reattività della superficie delle nanoparticelle garantiscono ottime prestazioni catalitiche dei nanomateriali».
In che senso lo studio riguarda anche reazioni di interesse energetico?
«Tra le varie applicazioni dei nanotubi di carbonio possiamo annoverare la capacità di immagazzinare idrogeno. Inoltre ci aspettiamo che i nanocompositi da noi preparati possano migliorare l'efficienza delle celle a combustibile, dispositivi efficaci nella conversione di energia caratterizzati da bassa emissione di inquinanti ma dai costi attualmente ancora elevati».
ANDREA MAMELI

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