06 dicembre 2011

«Siamo una risorsa, non una spesa» (La Nuova Sardegna 6 dicembre 2011)

Nuoro 5 dicembre 2011 NUORO. L’esordio, è un tripudio di proposte per tenere i cervelli in fuga ben piantati in Sardegna. Da «puntiamo sulle imprese», a «seguiamo l’esempio di Trieste, loro sì che la sanno fermare la fuga dei cervelli», passando persino per la riesumazione del parco del Gennargentu. Il finale, invece, è un mix di accuse e animi infiammati. Studenti sardi versus assessore regionale al Lavoro, Antonello Liori. I primi da un lato, fermi come tanti soldatini ai margini della sala, a tenere uno striscione: «Siamo una risorsa e non una spesa», per ricordare che 600 di loro vorrebbero tornare col Master and back ma la Regione ne accontenterà solo 83. Il secondo, seduto tra i relatori del convegno, a ripetere che il sistema del «Master and back» così com’è, proprio non va, che va cambiato «perché la Regione non può continuare a pagare 40mila euro per ogni master e poi vedere voi studenti ancora a spasso. È evidente, dunque, che bisogna correggere il tiro e creare una nuova politica dell’alta formazione in Sardegna, che coinvolga di più le università e le imprese». C’è il mondo dei giovani sardi che grida disperato alla ricerca di lavoro, c’è quello degli universitari rassegnati a partire «perché lo sconforto a volte, qui a Nuoro e nell’isola, prende davvero il sopravvento», ci sono gli economisti che accusano la politica di «non rendere attraente e attrattiva la Sardegna e di fregarsene del mondo delle imprese», e quelli che invece giocano allo scaricabarile. C’è chi ricorda come l’ultimo cervello in fuga è quello della direttrice del Man, Cristiana Collu. Sono vecchie polemiche e nuovi interrogativi, quelli che ieri tengono banco al convegno organizzato dall’Apan nuorese guidato da Gianfranco Seddone, dal titolo: «Frenare la fuga dei cervelli è possibile?». L’esordio è decisamente soft. I saluti di rito, affidati al sindaco di Nuoro, Sandro Bianchi, e alla delegata per l’università della Provincia, Franca Carroni. Un breve tuffo nella storia e nei problemi di Nuoro, attraverso un video del regista Davide Onnis, che scava tra universitari, giovani delusi e dati sconfortanti. Poi ognuno a lanciare la sua ricetta per tenere tra i confini dell’isola quei cervelli che invece hanno già la valigia pronta.
La soluzione, per il fisico e ricercatore del Crs4, Andrea Mameli, ha un nome preciso: si chiama «esempio triestino». «In Friuli hanno persino uno sportello plurilingue per l’accoglienza dei ricercatori - ricorda lo studioso - e puntano tanto sulla formazione e sui centri di ricerca». Ci sono altri due consigli che Mameli, tuttavia, dopo aver studiato a lungo il fenomeno dei cervelli in fuga, si sente di consigliare a chi vuole cambiare rotta. «Bisogna potenziare - spiega - l’attrazione di studenti e ricercatori stranieri con agevolazioni per le imprese, e poi creare anche un osservatorio delle migrazioni altamente qualificate». L’ex preside della facoltà di Economia di Cagliari, Giuseppe Usai, condensa il problema in un’unica soluzione. Lo racconta da «orgoglioso figlio di questa terra come sono», alzandosi in piedi e rivolgendosi alla folta platea di studenti. «La fuga dei cervelli - dice - che comprende anche la fuga di chi non è laureato ma cerca un lavoro la si può sconfiggere solo favorendo la presenza di imprese in Sardegna. E malauguratamente, di questo, nella nostra isola, non si tiene conto». C’è anche l’assessore regionale al Turismo, Luigi Crisponi, che dice che sulle imprese bisogna puntare parecchio. In particolare, su quelle del settore turismo. «Un settore che, nonostante le difficoltà generali, è diventato una grande opportunità». Tra le tante proposte per bloccare le «fughe», c’è anche quella, come suggerisce Gianfranco Seddone dell’Apan, di «riprendere in mano quel progetto sul parco nazionale del Gennargentu, approvato a poi accantonato per le immancabili contestazioni di alcuni Comuni».
VALERIA GIANOGLIO
La Nuova Sardegna
6 dicembre 2011

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