04 marzo 2012

Musica, il primo linguaggio dell'uomo (L'Unione Sarda, 21 maggio 2007)

canto antenati Codice Edizioni Cosa possono avere in comune la disciplina scientifica moderna e una delle più antiche manifestazioni dell'intelligenza umana? Genetica e musica condividono un aspetto molto importante: mettono in luce le parentele culturali e biologiche tra gli esseri umani e fra i popoli. Musica e genetica sono dunque strumenti per capire. Ne sono convinti gli organizzatori della Festa della Musica e della Genetica, giunta alla seconda edizione, che si concluderà domani a Bologna. Scienziati e musicisti raccontano al grande pubblico i complessi rapporti tra la biologia e la musicalità umana, e si parle anche delle frontiere della genetica, di biodiversità, di migrazioni umane e di contaminazioni. A confronto genetisti, psicologi, biologi, antropologi e musicologi. Questo campo di studio è poco trattato: la letteratura scientifica ha sempre definito la musica un prodotto creato unicamente a scopo ludico e ricreativo.
Il canto degli antenati (Codice Edizioni, euro 32) tenta di fare luce sul tema. Secondo l'autore, l'archeologo britannico Steven Mithen, la propensione musicale è uno dei più misteriosi e affascinanti caratteri peculiari del genere umano. Mithen sostiene che le abilità comunicative dei nostri antenati dovrebbero essere rivalutate insieme alla musica, che a sua volta non può prescindere dall'evoluzione del corpo e della mente. Le 412 pagine del volume illustrano accuratamente il progetto dell'autore: tracciare un affresco completo, a cavallo tra genetica, archeologia, paleontologia, neurologia, in grado di spiegare i meccanismi che guidano gli esseri umani a pensare, parlare e creare musica. Per Steven Mithen i primi ominidi comunicavano attraverso un linguaggio musicale e questa forma di comunicazione avrebbe toccato l'apice nei neandertaliani: essi disponevano di una configurazione delle alte vie respiratorie che avrebbe consentito loro di parlare, ma non avevano quei circuiti nervosi che sono deputati al controllo del linguaggio. La crescente complessità dei gruppi sociali degli uomini di Neanderthal richiedeva un continuo scambio di informazioni, per questo si sviluppò un articolato sistema di comunicazione: suoni e gesti del corpo. Per Mithen il piacere che si prova nell'ascoltare e nel creare musica, nel danzare o vederlo fare, risiede forse in questo. E i Sapiens? Forse i primi iniziarono a comunicare in questo modo, ma lo sviluppo del cervello garantì l'evoluzione del linguaggio. Oggi conosciamo anche Foxp2: il gene legato alla parola, ma molti quesiti devono ancora trovare risposta. Di certo Il canto degli antenati contiene un'ipotesi centrale ricca di suggestione: l'esistenza di un precursore unico per lingua e musica, o musilingua, come la chiama l'archeologo inglese. Un concetto che richiama il Saggio sull'origine delle lingue di Rousseau (1761): il linguaggio primitivo è melodia e musica.
Andrea Mameli, L'Unione Sarda, 21 maggio 2007

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