08 aprile 2012

Letture, emozioni, cervello e tecnologia. Un articolo di Annie Murphy Paul sul New York Times del 17 marzo aiuta a fare il punto.

Avvertire emozioni leggendo un romanzo o facendoselo leggere, un'esperienza molto comune ma finora non studiata a fondo dalle neuroscienze. La giornalista scientifica Annie Murphy Paul ha descritto lo stato dell'arte delle neuroscienze su questo particolare aspetto in un articolo pubblicato nell'inserto domenicale del quotidiano The New York Times il 17 marzo 2012: Your Brain on Fiction. I ricercatori conoscono da molto il modo in cui le regioni linguistiche del cervello, come l'area di Broca e l'area di Wernicke, sono coinvolte nell'interpretazione delle parole scritte. Negli ultimi tampi gli scienziati si sono resi conto che le narrazioni attivano molte altre parti del nostro cervello e ricerche come il modo in cui la mente gestisce le metafore sono attualmente oggetto di studi e sperimentazioni. Il mese scorso la rivista Brain & Language ha pubblicato un articolo ("Metaphorically feeling: Comprehending textural metaphors activates somatosensory cortex") firmato da ricercatori della Emory University School of Medicine (Atlanta) in cui metafore come "Il cantante aveva una voce di velluto" e "Aveva mani di cuoio" hanno indotto nella corteccia sensoriale diverse da quelle provocate nell'udire frasi come "Il cantante aveva una voce gradevole" e "Aveva mani forti". Nel primo caso si è attivata anche la corteccia sensoriale, responsabile della percezione attraverso il tatto. Nel 2006 uno studio spagnolo ("Reading cinnamon activates olfactory brain regions") pubblicato nella rivista NeuroImage, descriveva un esperimento in cui le parole connesse con gli odori, come profumo e caffé, attivavano particolari aree della corteccia olfattiva primaria, cosa che non accadeva quando si facevano sentire parole di tutt'altro significato, come sedia e chiave. Parole come lavanda, cannella, sapone attivavano aree dedicate alla comprensione degli odori. In altre parole il cervello non sembra fare differenza tra leggere un testo che descrive un'esperienza e affrontare quell'esperienza nella realtà. Forse riaffiorano le abilità, sviluppate nei primi sapiens, di trasmissione della conoscenza attraverso il racconto, inteso come rappresentazione e simulazione della realtà.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 8 aprile 2012

1 commento:

Anonimo ha detto...

Molto interessante!
Un'amica neuropsichiatra infantile mi ha insegnato a leggere le fiabe ai bambini lentamente e senza toni enfatici troppo marcati. Loro possono crearsi le loro immagini personali e questo stimola molto la loro fantasia. Che, paradossalmente, nei bambini di oggi è violentata da un mondo pieno di immagini, specie quelle televisive o dei videogiochi, che uccidono la loro capacità di crearsele da soli...
MammaTigre