28 agosto 2012

Alle Vongole Veraci il gran caldo non piace. Uno studio OGS-ICTP

La Vongola Verace (Ruditapes philippinarum) è sensibile agli effetti dei cambiamenti climatici: sbalzi di temperatura dell’acqua e meno plancton a disposizione danneggiano il loro ambiente e infliscono negativamente sulla loro crescita. Sono le conclusioni di una ricerca, presentata oggi a Lussin Piccolo (Croazia) nel corso della conferenza internazionale “Cambiamenti climatici: ecosistemi marini e montani nella regione del Mediterraneo”. Lo studio è firmato da Donata Melaku Canu, Cosimo Solidoro e Gianpiero Cossarini dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste (OGS) e da Filippo Giorgi del Centro Internazionale di Fisica Teorica di Trieste.
La ricerca si è basata su simulazioni, riferite ai 550 km quadrati della laguna di Venezia, che mettevano in correlazione un particolare modello atmosferico regionale con l’ecosistema locale. I risultati indicano che l’acquacoltura potrebbe subire danni significativi se il clima dovesse cambiare in accordo con il modello usato, uno di quelli proposti dall’IPCC (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico.
“Lo studio - sottolinea Cosimo Solidoro - potrebbe essere riassunto in una semplice sequenza di eventi a effetto domino: cambiando il clima cambia il regime delle piogge; di conseguenza cambia il trofismo del sistema, ovvero le dinamiche connesse al nutrimento, e con esso la capacità del sistema stesso di sostenere la produzione di vongole veraci”.
Questi molluschi, oltre a essere fonte di reddito per la popolazione locale, contribuiscono a conservare e tramandare quel patrimonio di conoscenze che lega le genti della laguna di Venezia al proprio territorio e al mare. In particolare 4500 ettari di laguna sono dedicati alla venericoltura (il nome dell'allevamento di vongole), con oltre 2500 addetti.
Nella simulazione sono state studiate due finestre temporali, relative a un periodo di 30 anni: la prima riguarda il trentennio 1961-1990, mentre la seconda riguarda le decadi 2071-2100. Le aree lagunari esaminate, scelte sulla base delle attività dedicate all’acquacoltura, sono in totale 10.
"Le analisi sulla prima finestra temporale - spiega Solidoro - confermano le osservazioni attuali: a livello di laguna i parametri biologici e geochimici fluttuano in accordo con le stagioni. In estate: abbondanza di plancton e maggiore produttività di vongole. In inverno: quantità inferiori".
La simulazione relativa alla fine del 21 secolo, effettuata scegliendo lo scenario IPCC definito A2 descrive invece una laguna più calda di 4 gradi centigradi, in cui la produttività è minore a causa di una minore quantità di nutrienti. “I cambiamenti nella concentrazione di nutrienti sono più evidenti nella parte settentrionale della laguna - prosegue Solidoro - tuttavia a risentirne di più potrebbe essere proprio il bacino meridionale della laguna, dove sono concentrate le principali attività di acquacoltura, a causa di maggiori variazioni nella disponibilità di plancton”.
Lo scenario A2 è quello in cui si immagina che il livello di emissioni che caratterizza attualmente il pianeta non sia sostanzialmente modificato. Dunque, a livello mondiale coesisteranno situazioni di eterogeneità, in cui saranno conservate molte delle attuali situazioni locali mentre lo sviluppo socio-economico e tecnologico saranno frammentati e regionali.
Nello studio sono stati considerati 360 diversi scenari di gestione. Quello relativo all’epoca presente ha confermato che le vongole crescono più rapidamente in primavera e in estate, tra i 20 e i 25 gradi e dunque le migliori strategie di allevamento sono quelle che permettono ai molluschi di raggiungere le dimensioni ottimali prima dell’inverno.
Diverso lo scenario di gestione per la fine del secolo, quando le acque saranno più calde e il clima più secco: “Le nostre simulazioni - conclude Solidoro - indicano che la produttività sarà inferiore, quindi meno vongole e più piccole, così come inferiore sarà la finestra temporale ottimale per seminare i molluschi, mentre per quanto riguarda la stagione, sarà preferibile la semina in tarda estate o nel tardo inverno, anziché in primavera o inizio estate”.
Questi risultati, frutto di simulazioni al calcolatore, non possono tener conto di fattori imprevedibili e attualmente sconosciuti, quali la capacità di adattamento del plancton e delle vongole a un innalzamento delle temperature. Sono tuttavia importanti indicatori di quel che potrebbe succedere a un settore importante dell’economia locale a causa di cambiamenti climatici, forse poco percepibili dall’uomo, ma non dagli ecosistemi.
La Vongola Verace è una specie originaria del Pacifico, introdotta a partire dal 1983 nella Laguna di Venezia e in seguito anche in altre località italiane. Simile alla congenere decussatus, originaria, la philippinarum è ora divenuta più comune. La distinzione dall'autoctona Tapes decussatus non è semplice; si basa essenzialmente sulla forma della conchiglia meno allungata, più tozza.
La storia dell'introduzione della Vongola Verace nel mare Adriatico la racconteremo un'altra volta.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 28 Agosto 2012

Nessun commento: