29 settembre 2012

Imparare insieme, con il software di Luciano Pes.

Una piattaforma per creare testi in formato aperto Epub3. Un sistema di publishing distribuito, gratuito, totalmente cloud, gestito direttamente dai singoli o dalle classi o da intere scuole, basato su un concetto di libro di testo completamente nuovo. Una cosa che assomiglia al servizio della Cambridge University Press, per intenderci, solo che non costa nulla e produce libri interattivi. È IMPARI, la nuova creazione di Luciano Pes, laureato in Filosofa a Milano, docente in un liceo di Cagliari.
Pes ha lavorato all'Università, all'Ufficio Scolastico Regionale della Sardegna e alla Regione, ha coordinato diversi progetti del MIUR, gestisce il sito scuolasarda.it, è autore di software per la scuola: Multimediale per insegnare (Finson), Socrate (Elemond), Theorema (Garamond), Galileo: videocomunicazione didattica. Eppure mi ricordo come fosse ieri quando Luciano muoveva i primi passi con l'uso avanzato delle tecnologie informatiche. Forse era il 1997.
E oggi? L'ho chiesto direttamente a lui.

Luciano, ci puoi parlare della tua nuova creazione?
«IMPARI serve per costruire libri scolastici digitali in formato epub3. Questo formato, totalmente aperto, sta diventando il nuovo standard degli ebook. Adottato anche dal sistema autore della Apple, consente di produrre libri digitali interattivi che possono essere distribuiti in un unico file. È possibile creare libri interattivi, come dovrebbero essere i testi scolastici, in quanto il formato capisce il linguaggio Javascript. Chi utilizza Impari, anche se non se ne rende conto, maneggia un complesso insieme di script che servono per generare l’indice del libro, per associare una copertina e leggere il contenuto in modalità social reading; se la lettura del libro risulta ostica si lascia un messaggio e qualcuno, magari un docente, si attiva per spiegare meglio la nota».

Come funziona?
«Funziona in questo modo: un docente, ma anche uno studente, costruisce i singoli capitoli del libro. Introduce in essi il contenuto a partire da zero, oppure da quello che trova in rete, include elementi, pagine, video, testi, anche script. Alla fine del processo, clicca su un pulsante e viene generato il libro che diventa fruibile in formato epub3, facilmente distribuibile e leggibile nei vari device ma che rimane anche residente nel web per una lettura online».

Che idea ti sei fatto dell'uso dell'ebook e in generale delle tecnologie a scuola?
«Le tecnolgie nella scuola sono fondamentali, tuttavia, tutti abbiamo ormai capito che non servono a nulla se non vengono proposte con i dovuti modi e se i processi che mettono in moto non vengono condivisi dai docenti. Non c'è alcuna possibilità di imporre scelte esterne alla scuola, scelte che non siano gradite ai docenti, i quali rimangono comunque i principali mediatori del sapere e una delle parti più sane di questo nostro martoriato Paese. Gli studenti sono pronti per qualsiasi tipo di innovazione e secondo me, se le cose vengono fatte nella maniera corretta, sono pronti anche i docenti. Processi radicali di cambiamento si realizzano se tutte le componenti del sistema scolastico vengono coinvolte in modo libero e collaborativo, mi vien da dire, alla sarda, se il processo si fa IMPARI. Penso per esempio alla bella esperienza portata avanti dal mio amico Salvatore Giuliano dell'ITIS Majorana di Brindisi che, nella attività di produzione dei testi scolastici a cura dei docenti della sua scuola, ha coinvolto docenti, studenti e soprattutto le famiglie. In questo modo, facendosi finanziare dalle famiglie e al tempo stesso facendole risparmiare, è riuscito a realizzare un processo di cambiamento effettivo, senza chiedere nulla allo Stato o alla Regione»

A che punto è il progetto?
«Si tratta per il momento solo di un prototipo che metto volentieri a disposizione di chi vuole cimentarsi nell'editoria digitale. Non sarebbe male fondare una start up per produrre libri scolatici digitali in collaborazione con i docenti della scuola sarda».

Nel 2004, a Cagliari, eravamo a cena con Derrick de Kerckhove e scherzavamo sui nomi da dare al software. In quell'occasione, visto che solo io e Luciano ci stavamo divertendo, fu chiaro che se una parola o uno slogan non vengono compresi da tutti allora il loro potenziale evocativo si disperte totalmente. Luciano, in che modo pensi i nomi delle tue creazioni?
«Mi piace molto giocare sia sugli acronini che sul significato dei nomi in sardo. Un progetto di 4 anni fa, per esempio, si chiamava Galileo ed era una piattaforma di videocomunicazione didattica. Galileo lo scelsi perchè è l'acronino di "G.eneratore a.utomatico di Li.bere Le.zioni o.line". Invece il nome Impari mi è venuto in mente da quando, circa due anni fa, mi sono reso conto che la grande rivoluzione dei social network può essere utilizzata per favorire l'apprendimento che a questo punto diventa pienamente collaborativo. Il modo migliore di fare lezione è quello di farlo IMPARI agli studenti o anche IMPARI ai miei colleghi docenti. Così, con il social learning in testa, ho cercato di fare un sito dove il libro di testo è il risultato di una attività di collaborazione fra persone. L'anno scorso ho sperimentato una bella attività di "libro connettivo e collaborativo" con i miei studenti della V D pedagogico del Liceo Eleonora d'Arborea di Cagliari, appena diplomati, con risultati veramente lusinghieri. Questi studenti hanno scritto un libro digitale sulla pedagogia del Novecento e su come prepararsi all'esame di Stato. Il libro è ancora disponibile sul mio sito e si scarica ovviamente gratuitamente. Sulla base di questa esperienza e di altre analoghe, ho pensato di creare un sistema per produrre online dei libri di testo, qualcosa da fare IMPARI ai miei studenti. Entro la fine dell'anno contiamo di avere a disposizione un'intera storia della filosofia in formato epub3 che ovviamente non costerà nulla e potrà essere adottata anche da altri docenti, i quali, essendo l'opera in formato aperto (in xml) e totalmente editabile, la potranno estendere e migliorare. Io conto molto sul fatto che il lavoro dei miei studenti possa essere utilizzato da altri che lo pefezionano per realizzare un circolo virtuoso dell'apprendimento».
Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it - 29 Settembre 2012




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