25 ottobre 2012

Il marchio della scientificità a Cagliari per la settimana internazionale Open Access 2012. Interviste a: Sandra Astrella e Andrea Rinaldi.

Dal 22 al 28 ottobre 2012 si celebra la quarta settimana internazionale dell'Open access. L'iniziativa, che quest'anno è intolata "Set the Default to Open Access" ha lo scopo di far conoscere le riviste ad accesso aperto e di sottonearne l'importanza per la diffusione della conoscenza. Si tratta di riviste nelle quali il costo di realizzazione e di diffusione grava su scrive e non su chi legge, gestite con il sistema di controllo dei contenuti della revisione tra pari (peer review) e diffuse interamente via Internet. Al sito ufficiale dell'iniziativa openaccessweek.org sono elencate tutte le manifestazioni. Una di queste è stata organizzata dall'Università di Cagliari e dall'ente regionale Sardegna Ricerche oggi alle 10 nel Teatro Minimax di via De Magistris 12: "Il marchio della scientificità. Pubblicazioni scientifiche ed accesso aperto alla conoscenza". Sarà un dialogo a più voci sul tema dell'accesso aperto coordinato da Maria Chiara Pievatolo (Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università di Pisa) nel quale interverranno:
  • Gianluigi Bacchetta (Dipartimento di Scienze Botaniche, Università di Cagliari
  • Riccardo Scateni (Dipartimento di Matematica e Informatica, Università di Cagliari)
  • Elisabetta Marini (Dipartimento di Biologia Sperimentale, Università di Cagliari)
  • Andrea Rinaldi (Dipartimento di Scienze Biomediche, Università di Cagliari)
  • Jean-Claude Guédon (Université de Montréal)
Ripropongo qui la mia intervista a Maria Chiara Pievatolo: "Il Sapere Scientifico, la Critica Illuministica e i Morti Viventi" (3 Luglio 2012).

Per capire meglio l'argomento ho interpellato Sandra Astrella (Direttore della Biblioteca del Distretto Tecnologico) e Andrea Rinaldi (Università di Cagliari).

Sandra Astrella, quali iniziative sono state intraprese dall'università di cagliari in tema open access?
«L’Università di Cagliari nel 2005 ha aderito alla Dichiarazione di Berlino, la dichiarazione internazionale sull'accesso aperto alla conoscenza, sottoscrivendo il “Documento italiano a sostegno della dichiarazione di Berlino sull'accesso aperto alla letteratura accademica", meglio conosciuto come Dichiarazione di Messina. Questo è stato il primo importantissimo passo istituzionale, promosso dalla CRUI: Conferenza dei Rettori delle Università italiane) e sottoscritto da 71 atenei italiani, a sostegno della disseminazione universale delle conoscenze scientifiche. disseminazione universale delle conoscenze scientifiche. Sono entrambi documenti di sostegno e di intenti,  da mettere però in pratica con precise attività finalizzate. In Italia, come nel resto del mondo, sono stati soprattutto i bibliotecari (che sulla gestione dell'informazione basano la loro professione) che si sono fatti carico di portare avanti il paradigma dell'accesso aperto all'interno delle istituzioni, proponendo strategie, soluzioni, implementando piattaforme e standard. In Italia, come nel resto del mondo, sono stati soprattutto I bibliotecari, che sulla gestione dell'informazione basano la loro professione, che si sono fatti carico di portare avanti il paradigma dell'accesso aperto all'interno delle istituzioni, proponendo strategie, soluzioni, implementando

All’Università di Cagliari nel 2008 abbiamo realizzato l’Archivio istituzionale ad accesso aperto, UniCA Eprints, una piattaforma per l’archiviazione dei risultati della ricerca scientifica prodotta dai nostri docenti e ricercatori. Raccoglie, preserva e rende liberamente accessibili articoli, libri, capitoli di libri, working papers, rapporti tecnici, comunicazioni congressuali, brevetti, tesi di dottorato, in formato elettronico. Grazie alla piena rispondenza a standard internazionali, come l’OAI-PMH, UniCA Eprints consente la totale interoperabilità con motori di ricerca specializzati e non, garantendo la più ampia visibilità alla produzione scientifica ed esaltandone così l'impatto presso la comunità scientifica internazionale. L’equazione è semplice: più disseminazione dell’informazione c’è, più aumentano le possibilità che i risultati della ricerca circolino - e accrescano quindi la conoscenza globale del sapere scientifico - e vengano apprezzati; per i ricercatori di conseguenza ci sono molte più possibilità di essere citati. UniCA Eprints è indicizzato da GoogleScholar, Wordlcat, ScientificCommon, Oaister, Base, Pleiadi. Nel 2010 l’Ateneo ha poi recepito gli indirizzi della CRUI, rendendo obbligatorio il deposito delle tesi di dottorato in UniCA Eprints. Un altro passo importante per l’attuazione di politiche concrete verso l’accesso aperto.
L’ultimo passo è stata la realizzazione della piattaforma per la creazione e la gestione di riviste elettroniche UniCA Open Journals. A livello internazionale per lo sviluppo dell’Open Access sono state individuate principalmente due possibili strade da percorrere: la prima è il deposito dei lavori negli archivi aperti, siano essi istituzionali come UniCAEprints o disciplinari (per es. ad ArXiv dei fisici o Repec degli economisti); la seconda è la realizzazione di riviste ad accesso aperto, la cosiddetta Gold Road dell’open access. Cagliari è stato uno dei primi atenei italiani a percorrere anche questa seconda strada complementare, offrendo ai propri ricercatori la possibilità di creare una rivista elettronica e di gestirla in tutte le fasi redazionali, di referaggio, di editing, di indicizzazione nei motori di ricerca. È stata un’esperienza diversa rispetto all’Archivio istituzionale perché UniCA Open Journals è nata per rispondere a precise esigenze manifestate da alcuni docenti con i quali abbiamo da subito condiviso il progetto, lavorandoci insieme. Attualmente la piattaforma ospita due riviste, entrambe di discipline umanistiche: ArcheoArte (archeologia) e Between (letteratura comparata). Non c’è da meravigliarsi. Le scienze dure hanno da sempre, dalla nascita del web, cavalcato le nuove tecnologie in fatto di editoria, le riviste elettroniche sono migliaia, pubblicare su titoli on-line è un’abitudine oramai imprescindibile. Per svariati motivi il gap delle discipline umanistiche è forte, l’offerta dei publishers è ancora scarsa; è quindi comprensibile il bisogno da parte dei ricercatori di trovare vie alternative o complementari alla carta e ai circuiti tradizionali».
Nasceranno nuove riviste online targate unica.it a breve?
«Strutture di ricerca e docenti ci hanno contattato per avere informazioni o consigli e strumenti per conoscere il processo decisionale di creazione di una rivista. Mettere in piedi una rivista scientifica che risponda a tutti i requisiti di qualità (comitato scientifico internazionale, processo di peer review, impact factor, ecc) e mantenerla nel tempo non è un impegno da poco: necessita di progettazione, organizzazione, risorse umane, finanziarie, tempo. È pertanto auspicabile che la scelta sia ben ponderata già in fase di pianificazione. Attualmente non stiamo lavorando a nessun nuovo progetto concreto, ma credo che l’occasione non si farà attendere».
Che tipo di riscontro avete avuto dai docenti e dai ricercatori?
«In generale l’accesso aperto tarda ancora a decollare. Anche quando riscontriamo un certo grado di consapevolezza o addirittura entusiasmo, le dinamiche del sistema di valutazione e il perverso meccanismo che governa l’impact factor o comunque gli indici bibliometrici ne ostacolano la diffusione e il consolidamento. UniCA Eprints non si è popolato come sarebbe stato auspicabile; pochi sono i ricercatori che vi depositano abitualmente i propri lavori. Ricordiamoci, inoltre, che, costituendo l’OA un sistema, non tanto alternativo, quanto complementare a quello tradizionale, che prevede la pubblicazione di articoli che, per la maggior parte, sono già stati pubblicati in altre riviste spesso molto quotate a livello scientifico, gli autori devono sottostare alle politiche di copyright dei publishers, che di frequente, anche se non sempre, pongono divieti o vincoli al deposito in archivi aperti. Riteniamo ci sia molto più fermento, invece, nei confronti delle riviste OA: si tratta di progetti voluti, pianificati e condivisi nei gruppi o nelle comunità di ricerca e quindi maggiormente rispondenti alle loro peculiari necessità.
Il riscontro, poi, dipende anche dalle competenze e dalla capacità di advocacy degli stessi bibliotecari. Anche in questo caso l’impegno e l’investimento sono notevoli: non si tratta solo di formare e destinare risorse umane alle attività di promozione dell’Archivio aperto o di OJS presso docenti e ricercatori, ma anche di garantire servizi adeguati a nuove necessità e sempre all’altezza degli impegni e delle responsabilità verso la comunità scientifica di riferimento: penso, per esempio,alle professionalità bibliotecarie e informatiche e a tutta l’infrastruttura hardware e software, alla base di ogni progetto OA, che devono garantire oltre all’archiviazione, all’accesso, e all’interoperabilita, anche la conservazione nel tempo dei documenti».

Nei giorni scorsi ho intervistato Andrea Rinaldi per la trasmissione radiofonica Cagliari Social Radio. Qui di seguito riporto la trascrizione di una parte dell'intervista.
Andrea Rinaldi, questa è una rivoluzione per la diffusione dei contenuti della ricerca scientifica?
«Sì, è sicuramente una rivoluzione iniziata nel 2000 quando la Public Library of Science ha iniziato a pubblicare tutta una serie di riviste Open Access e si tratta sicuramente di un modo di diffondere la ricerca scientifica che sicuramente sta avendo un grande impatto e sta animando una grande discussione a livello internazionale e la settimana dell'Open Access ne è la prova su quello che è un modello non solo di diffusione della cultura scientifica ma anche di business legato alle riviste scientifiche».
Chi sono i revisori, ovvero chi decide cosa pubblicare e cosa no?
«Il sistema di peer review è lo stesso delle riviste tradizionali e consiste essenzialmente in un mix di potere decisionale degli editori delle riviste e poi dei revisori che sono selezionati dagli editori o a volte suggeriti dagli autori delle pubblicazioni, tra i cultori della materia. Sono di solito delle persone che hanno un certo nome all'interno delle comunità e che quindi possono esprimere un giudizio chiaramente obiettivo e scevro di ogni possibile dubbio sulla qualità scientifica dell'articolo che viene sottomesso».

Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 25 Ottobre 2012

Nessun commento: