07 luglio 2012

Le serie tv, uno strumento potente per l'immaginazione. Uno spettacolo della compagnia Teatro Impossibile il 13 Luglio 2012.

Nota come la serie tv più popolare di tutti i tempi, con repliche ancora in onda in tutto il mondo e una delle poche ripubblicate interamente in formato DVD, Dallas dovrebbe il suo successo alla semplicità della sua trama: una tessitura narrativa che sarebbe allineata con la nostra psicologia. In un articolo di Maryanne Fisher, psicologa della Saint Mary’s University di Halifax, in Canada, pubblicato alcune settimane fa su Review of General Psychology (Why who shot J. R. Matters: Dallas as the pinnacle of human evolutionary television) la ragione del successo di questa serie TV sarebbe proprio nel fatto che la finzione di Dallas rappresenta quello che è accaduto in in centinaia di migliaia di anni nel corso dell'evoluzione umana: vince chi si adatta, chi supera la selezione, chi non soccombe nella giungla. In fondo il segreto delle serie tv non è proprio questo? Una lenta e insorabile evoluzione di personalità che i telespettatori seguono con passione e interesse. Da Twin Peaks di David Lynch il piacere seriale ha raggiunto livelli qualitativi sempre più elevati, con una struttura narrativa ancora più ricercata , e con CSI e Lost anche la qualità filmica è salita a livelli cinematografici. Anzi, c'è chi, come James Wolcott ("pop colture critic"), decreta, in alcuni casi, la superiorità delle serie tv sul cinema: Prime Time’s Graduation (Vanity Fair, May 2012). Wolcott accusa Hollywood di aver trasformato la sala cinematografica in un luna park popolato da supereroi digitali e di aver perso la sua straordinaria capacità di catturare il pubblico. Le serie tv sono oggi il principale motore della cultura pop, quindi in grado di entrare nell'immaginario collettivo meglio del cinema. Il segreto della serie tv risiede nella struttura più complessa, imperniata su una narrazione orizzontale, la quale, per dirla con Wolcott, fa lavorare a pieni giri la macchina dell’immaginazione. Wolcott coglie anche un'altra sfaccettatura: nelle serie trionfa la donna moderna, complessa e non stereotipata. Ma c'è un altro fattore di cui tener conto, per spiegare lo strapotere delle serie: gli sceneggiatori hanno molto più tempo per sviluppare le psicologie dei personaggi, anche in base alla risposta del pubblico.
Ecco perché lo spettacolo ispirato alle sedie tv nel quale sono stato coinvolto negli ultimi 9 mesi non è solo un semplice laboratorio teatrale. Della serie, cose mai viste in tv (regia di Elio Turno Arthemalle, Felice Colucci, Giorgia Farina e Manuela Lai) è anche, ma non solo, una ricerca di senso. Lo spettacolo della compagnia Teatro Impossibile è anche anche una risposta paradossale a una domanda paradossale: cosa succede ai personaggi delle serie nel passaggio dall'analogico al digitale? Teatro Civico di Sinnai, 13 Luglio 2012, con inizio alle 21.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 7 Lugio 201

06 luglio 2012

Sostenibilità elegante: Call for Elegant Sustainable Energy Solutions

Elite Sustainable Energy Solutions: combinare estetica, qualità e innovazione nel settore delle energie rinnovabili promossa dal gruppo Energitismo: Claudia Bettiol (Sociologist-Engineer), Nicoletta Di Marco (Architect), Gavin Tulloch (Scientist), Alessandro Politi (Geopolicy Advisor). Il concorso cerca soluzioni sostenibili caratterizzate dalla bellezza.
Il termine per la presentazione delle opere è il 13 settembre 2012.
Per ulteriori informazioni: Nicoletta Di Marco n.dimarco@energitismo.org

05 luglio 2012

Predatori piumati. Un fossile di Sciurumimus albersdoerferi scoperto in Germania (PNAS, 2 Luglio 2012).

Un nuovo dinosauro, scoperto in Germania, fornisce una nuova prova della mancanza di collegamento tra i dinosauri teropodi piumati e gli uccelli. Questo splendido cucciolo di Sciurumimus albersdoerferi vissuto circa 150 milioni di anni fa, è stato trovato tra le rocce calcaree della Baviera settentrionale con i resti di un piumaggio filamentoso eccezionalmente conservati. Il nome del genere si riferisce al nome scientifico degli scoiattoli (dato che la coda del dinosauro appare particolarmente folta, proprio come quella degli scoiattoli). Un articolo dei Proceedings of the National Academy of Sciences del 2 luglio illustra la vera particolarità di questa scoperta: tutti i dinosauri piumati predatori conosciuti finora rappresentano sono considerati stretti degli uccelli. Lo Sciurumimus è invece molto più in basso nell'albero genealogico dei dinosauri, e sembra indicare che i dinosauri predatori avessero le piume. Questo fossile rappresenta anche il più completo dinosauro predatore mai trovato in Europa.

Andrea Mameli www.linuaggiomacchina.it 5 Luglio 2012
Exceptionally preserved juvenile megalosauroid theropod dinosaur with filamentous integument from the Late Jurassic of Germany
Oliver W. M. Rauhuta, Christian Fotha, Helmut Tischlingerd, Mark A. Norelle Published online before print July 2, 2012, doi: 10.1073/pnas.1203238109 PNAS Abstract
Recent discoveries in Asia have greatly increased our understanding of the evolution of dinosaurs’ integumentary structures, revealing a previously unexpected diversity of “protofeathers” and feathers. However, all theropod dinosaurs with preserved feathers reported so far are coelurosaurs. Evidence for filaments or feathers in noncoelurosaurian theropods is circumstantial and debated. Here we report an exceptionally preserved skeleton of a juvenile megalosauroid, Sciurumimus albersdoerferi n. gen., n. sp., from the Late Jurassic of Germany, which preserves a filamentous plumage at the tail base and on parts of the body. These structures are identical to the type 1 feathers that have been reported in some ornithischians, the basal tyrannosaur Dilong, the basal therizinosauroid Beipiaosaurus, and, probably, in the basal coelurosaur Sinosauropteryx. Sciurumimus albersdoerferi represents the phylogenetically most basal theropod that preserves direct evidence for feathers and helps close the gap between feathers reported in coelurosaurian theropods and filaments in ornithischian dinosaurs, further supporting the homology of these structures. The specimen of Sciurumimus is the most complete megalosauroid yet discovered and helps clarify significant anatomical details of this important basal theropod clade, such as the complete absence of the fourth digit of the manus. The dentition of this probably early-posthatchling individual is markedly similar to that of basal coelurosaurian theropods, indicating that coelurosaur occurrences based on isolated teeth should be used with caution.

Impressions of filaments dorsal to anterior caudal vertebrae under normal light. C, caudal vertebra. (Scale bar: 10 mm.)

04 luglio 2012

The ATLAS and CMS experiments at CERN: strong indications for the presence of a new particle, which could be the Higgs boson (Geneva, 4th July 2012)

CERN experiments observe particle consistent with long-sought Higgs boson
CERN press release 04.07.2012
“We have reached a milestone in our understanding of nature” said CERN Director General Rolf Heuer “The discovery of a particle consistent with the Higgs boson opens the way to more detailed studies, requiring larger statistics, which will pin down the new particle’s properties, and is likely to shed light on other mysteries of our universe”

Catturata la "particella di Dio"? Il bosone di Higgs spiega l'architettura di base della natura (L'Unione Sarda, Cultura, 4 Luglio 2012)

“La Particella di Dio: se l'Universo è la risposta, quale sarebbe la domanda?”. È il titolo di un libro del 1993 scritto da Leon Max Lederman, Nobel per la Fisica nel 1988, a cui dobbiamo il nomignolo attribuito al Bosone di Higgs, di cui sono piene prime pagine dei quotidiani di questi giorni. Ma cos'è il Bosone di Higgs? È la particella, la cui esistenza è stata ipotizzata nel 1964 dal fisico inglese Peter Higgs, che spiega perché la materia è come la conosciamo. Nel senso che regola le interazioni tra le particelle elementari, i quark e i leptoni, e determina una delle qualità più importanti dell'universo: la massa.
Oggi alle 9 al Cern di Ginevra si terrà la conferenza di presentazione della caccia al Bosone di Higgs, in collegamento con l'inaugurazione del 36-simo Congresso mondiale di fisica delle particelle (Ichep) in programma a Melbourne. I dati sono quelli raccolti dai due esperimenti impegnati nella caccià a questa particella: Atlas, diretto da Fabiola Gianotti, e Cms, diretto da Joseph Incandela. La conferenza di oggi sarà la prima occasione per mettere a confronto i risultati dei due esperimenti. Il comunicato stampa del Cern parla chiaro: “Se una nuova particella verrà scoperta, ATLAS e CMS avranno bisogno di tempo per verificare se si tratta del bosone di Higgs, l'anello mancante al completamento del Modello Standard della fisica delle particelle, o se si tratta di una forma più esotica del bosone che potrebbe aprire la strada a nuova fisica”.
Cosa sarà annunciato oggi? Non sappiamo se l'eventuale particella individuata conciderà con quella prevista dalla teoria di riferimento della fisica moderna. Potrebbe trattarsi anche di qualcos'altro. Ma potrebbe anche darsi che i due esperimenti non forniscano risultati coincidenti o che i fisici saranno in grado di comporre un valido identikit dei fenomeni osservati. Lunedì a Chicago sono stati presentati i risultati delle ricerche condotte sul Bosone di Higgs al FermiLab, con l'acceleratore Tevatron. Purtroppo l'analisi dei dati non risponde alla domanda cruciale sull'esistenza stessa della “Particella di Dio”. In altre parole i fisici statunitensi non hanno scoperto il bosone di Higgs e non si sono avvicinati nemmeno a un segnale sufficientemente forte per dichiarare la cosiddetta evidenza.
Un articolo di Nature del 2 luglio “Physicists find new particle, but is it the Higgs?” lascia presagire che qualche scoperta, comunque, oggi sarà annunciata. Non sarà in ogni caso la fine della fisica: le cose da scoprire sono ancora molte. L'annuncio sarà seguito anche a Cagliari: alle 9 e 30 nell'Aula Magna del dipartimento di Fisica (Aula A) a Monserrato, collegamento in streaming con il Cern.
Andrea Mameli
L'Unione Sarda, Cultura, 4 Luglio 2012

03 luglio 2012

Il Sapere Scientifico, la Critica Illuministica e i Morti Viventi. Linguaggio Macchina intervista Maria Chiara Pievatolo.

Accesso aperto, proprietà intellettuale, bibliometria, copyright. Sono alcune delle parole chiave del brillante intervento di Maria Chiara Pievatolo alla conferenza Accesso aperto e comunicazione scientifica: storia, pratiche e principi, organizzata il 29 Giugno all'Istituto Europeo di Design di Cagliari dall'ente regionale Sardegna Ricerche nell'ambito del programma INNOVA.RE (POR Sardegna 2007-2013).
Maria Chiara Pievatolo insegna filosofia politica all'Università di Pisa, cura il Bollettino telematico di filosofia politica, fa parte della commissione della Conferenza dei Rettori delle Università italiane per la pubblicazione ad accesso aperto e del gruppo di ricerca di Hyperjournal.
Ho conosciuto Maria Chiara Pievatolo nel 2008 in occasione del Master in comunicazione della scienza che ho contribuito a organizzare come CRS4 (insieme all'Ordine dei Giornalisti, all'INAF e all'Università di Cagliari). Già da allora ho avuto modo di apprezzare la sua capacità di centrare il cuore dei problemi e di proporre soluzioni concrete senza giri di parole, ma con le opportune suggestioni. è stato così anche a Cagliari il 29 Giugno. Qui di seguito Maria Chiara risponde alle mie domande.

Maria Chiara, chi sono i morti viventi oggi?
«Stiamo vivendo una terza rivoluzione mediatica, che crea sia opportunità sia rischi. Possiamo estendere l'uso pubblico della ragione, rendendo la discussione scientifica e culturale più accessibile; ma rischiamo anche di affidare acriticamente la nostra ricerca e le nostre interazioni sociali a nuovi mediatori – quali Facebook, Google o Apple – i cui interessi non sono necessariamente in armonia con quelli di ciascuno di noi. I morti viventi sono coloro che – nel mondo politico, accademico ed editoriale – temono il mutamento o non sanno affrontarlo. Sono i professori che continuano a pubblicare ad accesso riservato e a considerare come “pubblicazioni” solo i testi privatizzati da qualche editore, come se vivessero ancora nel mondo della stampa; sono gli editori che continuano a contare sul copyright come se riprodurre i testi fosse ancora difficile e costoso; sono i politici che vedono la rete soltanto come un pericolo.
Nel mondo accademico, in particolare, continuare a pubblicare ad accesso chiuso quando le ragioni tecnologiche ed economiche che lo giustificavano nell'età della stampa sono venute meno significa condannare se stessi all'irrilevanza. La conversazione colta si sta spostando in rete: qualcuno, nel medio termine, potrebbe cominciare a pensare che si può fare senza di noi. Nel breve termine, soprattutto nell'università italiana, la persistenza della tradizione rischia di trasformarci in veri e propri zombies, che – lungi dal star tranquilli nelle loro tombe – minacciano anche i vivi. In questo momento la sperimentazione nel campo della pubblicazione scientifica, della revisione paritaria e della valutazione della ricerca sarebbe indispensabile: bloccarla per apatia, tradizionalismo, o per amore delle proprie minuscole posizioni di potere, rischia di danneggiare seriamente il nostro futuro. Kathleen Fitzpatrick ha scritto un bellissimo libro su questo tema: ho cercato di renderlo immediatamente fruibile al lettore italiano a partire da qui: http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?p=1033».

Hai scritto note molto critiche sulla valutazione della ricerca. Quali sono le tue posizioni?
«Anche in questo caso abbiamo a che fare con dei morti viventi. Mentre il mondo sta mettendo in discussione il sistema oligopolistico dell'editoria scientifica e la pretesa che si possa valutare la ricerca considerando solo la collocazione editoriale dei testi e la bibliometria, un'autorità di diretta nomina governativa sta cercando d'imporci, fuori tempo massimo, un modello fallito. La ricerca nazionale verrà valutata su database parziali e proprietari come Wos (ex ISI) e Scopus, che appartiene a Elsevier, o – per le scienze umane - su liste di riviste d'eccellenza compilate arbitrariamente e soggette a molte contestazioni. Nell'ambito delle scienze matematiche, mediche e fisiche l'effetto oligopolistico creato dai core journals – la cosiddetta crisi dei prezzi dei periodici- è ormai molto noto: nell'aprile 2012 la stessa biblioteca di Harvard ha invitato i suoi docenti a passare all'accesso aperto. Poco prima dopo uno sciopero dei ricercatori nei confronti di Elsevier, che l'Economist ha chiamato academic spring, ha portato al ritiro del Research Works Act, un disegno di legge presentato al Congresso americano allo scopo di proibire le politiche di mandato per l'accesso aperto. Perché rinchiuderci proprio ora in questa gabbia – in un momento in cui la rivoluzione mediatica rende indispensabile la sperimentazione sulla pubblicazione e sulla comunicazione scientifica in generale?
Ma la cosa che disturba di più è che, mentre l'Anvur non si preoccupa degli effetti oligarchici e oligopolistici delle sue gerarchie – effetti che gravano e graveranno sui bilanci delle università – la ricerca sta subendo tagli drastici in termini di personale (si veda per esempio Il triste destino dei precari della ricerca nell’università italiana). Detto in modo meno burocratico, il combinato disposto di questa politica e di una valutazione della ricerca volta a conservare e creare oligarchie conduce ad ammazzare i ricercatori per ingrassare gli editori.
Mi sembra una scelta non solo politicamente discutibile, ma anche economicamente irrazionale».

Cosa intendi per critica illuministica alla proprietà intellettuale?
«Esiste una vulgata che connette la nascita della cosiddetta proprietà intellettuale all'invenzione della stampa. In realtà, non solo l'espressione “proprietà” è impropria - il suo stesso carattere temporaneo indica che è un monopolio concesso dallo stato - ma, soprattutto, la sua vicenda è tutt'altro che una marcia trionfale. L'antenato del copyright, il privilegio, non tutelava gli autori, ma conferiva alle corporazioni degli stampatori il monopolio sull'attività della stampa in cambio del riconoscimento del potere statale di censura.
Solo nel XVIIII secolo, l'autore entra in gioco, in Inghilterra con il copyright (Statute of Anne, 1710) e sul continente con il droit d'auteur (leggi Le Chapelier, 1791, e Lakanal, 1793). Il XVIII secolo è anche il periodo in cui nasce un mercato librario esteso oltre i lettori professionali, all'opinione pubblica colta – è il periodo dell'Illuminismo, delle rivoluzioni, e anche delle ristampe non autorizzate, ma legali. Sul continente, infatti, il regime del privilegio, territoriale, le rendeva molto facili, specialmente in aree – come quella tedesca – linguisticamente unite ma politicamente frammentate.
Il problema della diffusione del sapere era centrale per gli illuministi europei: per questo pensatori importanti come Diderot, Condorcet, Lessing, Kant e Fichte parteciparono al dibattito sulla stampa e sulle sue regole. In questa discussione vennero in luce idee come la natura comunitaria della cultura (Condorcet), la libertà delle opere derivate (Kant), il diritto dell'autore di controllare il modo in cui parla al pubblico e la funzione solo ausiliaria dell'editore (Kant), la necessità della diffusione dei testi come condizione della loro valorizzazione, perfino in un regime di proprietà, e progetti di stampa su sottoscrizione, che oggi si chiamerebbero crowdfunding (Lessing). In altre parole, in un'epoca in cui la stampa era il medium più potente e più rivoluzionario, gli illuministi sapevano benissimo che il suo dispositivo e i suoi monopoli erano soltanto strumenti, contingenti, al servizio della libertà della cultura. Anche per questo, i fautori del monopolio perpetuo furono sconfitti.
Chi volesse saperne di più può leggere on-line sia il saggio sulla ristampa di Kant, qui, http://bfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/ar01s06.html, seguito dalla mia annotazione, sia l'attualissimo progetto di Lessing: Vivere e lasciar vivere. Un progetto per scrittori e librai. Lessing era un teorico della proprietà intellettuale, ma era anche consapevole dei suoi limiti: non posso recintare un libro come recinterei un frutteto, senza fargli perdere il suo valore, che deriva dalla pubblicità. Lessing voleva rendere l'autore economicamente indipendente, per farlo vivere del proprio lavoro e non di mecenatismo, e lo voleva fare per in un ambiente favorevole alla copia: la sua soluzione dunque, a dispetto delle sue posizioni teoriche, era in realtà molto simile al nostro crowdfunding. La sua idea nel mondo della stampa non vide mai la luce, a causa dei suoi limiti tecnologici ed economici. Oggi, invece, ci sono sperimentazioni molto interessanti, come per esempio questa: produzionidalbasso.com».

I Rettori italiani cosa pensano, generalmente, dell'open access? Nel 2004 «la Crui ha promosso una dichiarazione di Messina, a partire dalla quale buona parte delle università italiane ha aderito alla dichiarazione di Berlino, del 2003, che impegna a favorire l'accesso aperto creando archivi aperti istituzionali. Nel 2006 è stata creata una commissione open access che ha stilato delle linee guida, liberamente adottabili dalle università. Per il momento, l'unica che ha avuto una larga attuazione è quella sul deposito legale delle tesi di dottorato in archivi aperti. Si potrebbe fare di più? Certamente: basta dare un'occhiata a questa conferenza di Lessig: Lawrence Lessig, The architecture of access to scientific knowledge: just how badly we have messed this up. Occorrerebbe, però, una maggior consapevolezza della politica e dell'opinione pubblica: le linee guida sono semplici consigli e da sole non possono essere strumenti di pressione».
Andrea Mameli 3 Luglio 2012 www.linguaggiomacchina.it

Quelle perline della Roma Imperiale ritrovate a Kyoto. (L'Unione Sarda, Cultura, 3 Luglio 2012)

Gioielli romani del Quarto secolo ritrovati in Giappone. Per quanto possa apparire strano non è uno scherzo. La scoperta è avvenuta veramente: a Nagaoka, località non distante dall'antica capitale Kyoto. Le perline, grandi appena 5 millimetri, hanno un foro centrale e sono realizzate con la tecnica multistrato, tipica della Roma Imperiale: fra due strati di vetro si nota la foglia d'oro tipica di quel tipo di lavorazione. Inoltre le perle sono realizzate con il Natron, un sale naturale usato dagli egizi per facilitare l'imbalsamazione dei corpi, grazie alle sue eccellenti capacità di assorbimento dell'acqua. Le perle hanno un foro nel mezzo e sono realizzate fondendo due strati di vetro con una foglia d'oro nel mezzo. La scoperta appare indubbiamente clamorosa, visti i 10 mila chilometri che separano Roma da Kyoto. Ma a pensarci bene non è poi così eccezionale, specie se si pensa che il tragitto fino al Giappone può non essere stato coperto in un solo viaggio. E se le perline sono state realizzate a Roma nel Quarto secolo e poi conservate in una tomba un secolo dopo ci sarebbe stato tutto il tempo di coprire quella distanza, con i mezzi dell'epoca.
Abbiamo chiesto a Tomomi Tamura, ricercatrice del National Research Institute for Cultural Properties (cui dobbiamo la fotografia della perlina forata) di fornire qualche particolare del ritrovamento.
Quando avete trovato le perline?
«La tomba fu scavata nel 1988, ma non erano state condotte analisi accurate sui reperti. Noi abbiamo esaminato la composizione chimica dei vetri con la fluorescenza a Raggi X nel 2011 e abbiamo scoperto gli oggetti di vetro multistrato più antichi mai trovati in Giappone».
In che modo avete ricollegato le perline all'Impero Romano?
«Ci siamo basati su tre prove. Innanzitutto le perline in vetro multistrato con foglia d'oro all'interno sono realizzate con una tecnica molto raffinata sconosciuta nel Giappone antico. Abbiamo notizia di abbondanti ritrovamenti intorno al Mediterraneo, nel Mar Nero e in Asia occidentale. Poi il vetro di tipo Natron ha una composizione chimica molto precisa, indicata dai nostri strumenti con accuratezza. Infine abbiamo trovato tracce di antimonio. L'antimonio veniva usato frequentemente nell'Impero Romano per decolorare il vetro. Queste perle di vetro che abbiamo trovato nella sepoltura a tumulo di Utsukushi sono degli inizi del secolo quinto, un periodo abbastanza aderente a quello dell'Impero Romano. Dato che l'uso di antimonio è diminuito dalla fine del quarto secolo, siamo portati a concludere che le probabilità che questi oggetti siano stati creati da artigiani dell'Impero Romano, di quel periodo, è estremamente elevata».
Avete in programma altri studi?
«Intendiamo condurre analisi chimiche di altre perle in vetro multistrato trovate in Giappone, circa 200, delle quali finora ne sono state analizzate una dozzina. Vogliamo cercare gioielli simili nella Penisola coreana e, se possibile, anche in Europa».
Cosa significa aver scoperto questo piccolo gioiello romano in una tomba giapponese?
«Troppo presto per dirlo. Di certo c'è la distanza tra Roma e l'antica capitale Kyoto: 9710 km».
Andrea Mameli, L'Unione Sarda, pagina della Cultura, 3 Luglio 2012

02 luglio 2012

Il 2012 rispunta in un sito archeologico in Guatemala. La scoperta è stata annunciata il 28 Giugno 2012.

Meno di due mesi fa ho scritto: Scoperti in Guatemala dipinti Maya che smentiscono la (presunta) profezia di una fine del mondo nel 2012. Oggi devo ritornare sulla questione Maya per una nuova notizia che giunge ancora dal Guatemala: nel sito archeologico "La Corona" sarebbe stato scoperto un testo Maya, vecchio 1300 anni, che conterrebbe un esplicito riferimento al 21 dicembre 2012. Il gruppo internazionale di archeologi che ha scoperto questi reperti è guidato da Marcello A. Canuto, direttore della Tulane American University e da Tomás Barrientos della Universidad del Valle de Guatemala. L'annuncio della scoperta è stato dato dagli archeologi il 28 Giugno 2012 al Palacio Nacional de la Cultura di Città del Guatemala. The Archaeology News Network (New Mayan discovery references 2012 “end date”) ha intervistato David Stuart, direttore del Centro Studi Mesoamericani dell'Università del Texas, uno dei primi a decifrare i geroglifici del sito. Secondo Stuart il riferimento al 2012 non sarebbe altro che un modo per rassicurare il popolo Maya. Un mese fa, mentre decifrarva questi nuovi reperti, Stuart ha riconosciuto il 2012 sui 56 geroglifici scolpiti su un blocco di pietra. Le incisioni ricordano una visita del sovrano Maya più potente di quel tempo, Yuknoom Yich'aak K'ahk', conosciuto anche come Zampa di Giaguaro, il 29 gennaio del 696 AC, solo pochi mesi dopo la sua sconfitta in battaglia. Era un momento di grande agitazione politica nella regno Maya e il sovrano si sentiva evidentemente in dovere di rassicurare la sua gente indicando che la fine del mondo sarebbe arrivata molto tempo dopo, ecco spiegato il 2012. In altre parole: nessuna profezia ma solo il bisongo di tranquillizzare il popolo allontanando la deadline...
Andrea Mameli 2 Luglio 2012 www.linguaggiomacchina.it

01 luglio 2012

Caccia al Bosone di Higgs: mercoledì 4 Luglio 2012 una conferenza stampa al CERN.

Mercoledì 4 luglio alle 9 al CERN di Ginevra è in programma una conferenza di presentazione dei nuovi dati degli esperimenti ATLAS e CMS. I dati, raccolti con il più grande acceleratore di particelle, Large Hadron Collider, nella gamma compresa tra 115 a 127 gigaelectronvolts, sono quelli della caccia al Bosone di Higgs.
Anche in webcast.
Comunicato stampa ufficiale: CERN to give update on Higgs search as curtain raiser to ICHEP conference (CERN press office).
Sono alla ricerca del bosone di Higgs anche i ricercatori dell'esperiment o Tevatron (FermiLab, Usa): anche se l'esperimento Tevatron è stato chiuso l'anno scorso, l'analisi dei dati sul bosone di Higgs continua (Achievements and Lessons from Tevatron, V. Shiltsev, Fermilab, 2 May 2012).
Intanto l'appuntamento più importante per la fisica delle alte energie è in programma a Melbourne dal 4 all'11 luglio in occasione della 36-sima conferenza internazionale di fisica delle alte energie (International Conference on High Energy Physics), che inizierà non a caso con un collegamento con la conferenza di Ginevra.
Andrea Mameli - www.linguaggiomacchina.it - 1 Luglio 2012
Approfondimenti: