14 luglio 2012

Palcoscenico trampolino di emozioni. La mia esperienza in: "Della serie".

Ieri ho vissuto l'esperienza di andare in scena davanti a 380 persone con lo spettacolo "Della serie". Una stupefacente esperienza, frutto del laboratorio teatrale guidato da Elio Turno Arthemalle, Felice Colucci, Giorgia Farina, Manuela Lai. Ho interpretato l'agente speciale dell'Fbi Fox Mulder (come si vede nella foto di scena, di Dietrich Steinmetz) e devo confessare di aver capito bene tutte le sfumature della mia parte solo nel momento di andare in scena (o almeno credo di averle capite) nonostante nove mesi di prove. Anzi a dire il vero ho capito tutto dopo, mentalmente e con l'aiuto di video e foto. Oggi rifarei questo in un modo e quello nell'alttro, piccole sfumature, dettagli, con un margine di miglioramento immenso. Quando si prova si sa che si può sempre rifare meglio. Forse sapendo che non si è ancora in scena si sottovaluta la situazione e nel momento di andare in scena veramente si realizza che non ci saranno altre occasioni di perfezionare il risultato. Quando si apre il sipario capisci che non si può tornare indietro, è il punto di non ritorno e non c'è spazio per le emozioni: il cervello lavora intensamente per ricordare battute, tempi, movimenti.
Ho chiesto a una persona che ha assistito allo spettacolo, la studentessa di fisica Carlotta Usàla, di darmi la sua interpretazione di quanto visto. E ho scoperto altre visioni. Altri punti di vista rispetto al mio confuso quadro fatto di brandelli di scene viste da dietro e di situazioni vissute dal palcoscenico, quel tramolino di legno da cui lanciare idee, riferimenti, allusioni, citazioni, immagini mentali... «Lo spettacolo mi ha ricordato gli anni 70 per il modo in cui recitavate e per la scenografia: il tipico modo degli sceneggiati e dei monologhi stile 'canzonissima', tipo Walter Chiari o Loretta Goggi in alcune parti. Era divertente e ingenuo proprio come si presentavano loro ed era bellissimo proprio per questo motivo: c'era la semplicità della recitazione anni 70. Poi la scenografia che dava molto spazio all'immaginazione, erano le vostre battute e i vostri personaggi a creare ogni volta la scenografia adatta, è questo un altro motivo che mi ha fatto pensare agli anni 70 (come faceva Pasolini in molti film anche se erano più piece teatrali che film veri e propri). I personaggi della televisione, della Rai in particolare, facevano questo tipo di sceneggiati durante i vari programmi di intrattenimento che molto spesso erano scarni come sceneggiatura ma era la bravura degli attori a creare intorno il paesaggio e altri personaggi anche se lui era solo (penso a Troisi che da solo o con Enzo de Caro e Lello Arena riusciva a fare delle pièce teatrali con una semplicità di scenografia e di battute ma sono diventate delle opere geniali!»
Ho letto una riflessione molto profonda sul teatro in una breve intervista a Andrée Ruth Shammah pubblicata nel sito Wise Sociery «Il teatro, qualsiasi cosa tu faccia, finisce nel momento stesso in cui viene rappresentato. Questo ti relativizza molto, un po’ come avviene per quei monaci che passano un anno a fare un meraviglioso disegno di sabbia che poi, in un istante, cancellano con la mano. Quando lo spettacolo finisce non rimane registrazione o testimonianza che lo ricorderà e questo forse ci rende un po’ più consapevoli del fatto che nella nostra esistenza è meglio comportarsi nel modo migliore possibile, sempre, perché è giorno dopo giorno che ci si conquista la dignità del vivere geniali!».
Se foto e video hanno un valore, e per me lo hanno, non è tanto nel (vano) tentativo di congelare il mom creativo, quanto nel rappesentarne un estratto, significativo (e a loro volta, ma non sempre, artistico). E, cosa non meno importante, possono aiutare attori e attrici (o presunti tali, come nel mio caso) a capire cosa accade in scena, come si viene visti dal pubblico, come sono percepiti i gesti e le impostazioni della voce. Questa mia, disperata, ricerca di senso nel vivere l'esperienza della rappresentazione mi ha fatto tornare in mente i sette post che scrissi, quasi un anno fa, per raccontare la mia breve (ma estremamente significativa, almeno per quel che mi riguarda) esprienza di cinema con Bellas Mariposas: Pensieri sul set.
P.S. Le differenze tra cinema e teatro, specie se viste da vicino, sono immense. E nella mia esperienza sono ancor più marcate per via della partecipazione corale, lungo tutti i nove mesi di gestazione del progetto del Teatro Impossibile, alla definizione dei personaggi, del copione, delle musiche, dei costumi, delle proiezioni (con l'impego di tecniche di morphing essenziali nel rendere esplicita la trasposiziobe dei personaggi nei corpi degli attori e delle attrici). "Della serie" (e il suo successo) è figlio della collaborazione tra la regia e le persone che hanno preso parte al laboratorio teatrale: Massimiliano Caboni, Enzo Abis, Patrizia Congia, Fabrizio Murgia, Luca Pinna, Denise Murgia, Serena Lai, Giovanna Piras, Valentina Macis, Mauro Del Rio, Angela Satta, Valeria Cabras, Carla Dotzo, Andrea Mameli, Claudio Fùser Manca, Nino Maria Mameli, Stefania Cau, Nicea Mascia, Cristina Boldetti, Nicola Grandesso, Luca Carta.
Andrea Mameli 14 Luglio 2012 www.linguaggiomacchina.it

13 luglio 2012

In Danimarca 150 mila famiglie sono proprietarie di impianti eolici. E qui? Giorgio Demurtas scrive a Ugo Cappellacci.

Giorgio Demurtas è un giovane ingegnere sardo. L'ho conosciuto due anni fa quando si era iscritto al corso di formazione post laurea, finanziato dal Ministero della Ricerca, dedicato alle fonti rinnovabili e in particolare al Solare Termodinamico (che ho avuto il piacere di coordinare, per conto del CRS4, da giugno 2010 a dicembre 2011). Demurtas aveva dovuto abbandonare il corso quasi subito, avendo vinto la selezione per partecipare a un prestigioso Master dedicato all'energia eolica in Danimarca (Technical University of Denmark) e attualmente lavora in Spagna alla Alstom Wind.
Basta dare uno sguardo al suo sito web - IngDemurtas.it - per capire che Giorgio è una persona di talento, capace di analizzare scenari energetici, progettare impianti e realizzare dispositivi elettronici con le proprie mani.
Giorgio Demurtas ieri ha scritto al Presidente della Giunta Regionale della Sardegna (riporto la lettera qui sotto) per proporre misure simili a quelle che in Danimarca hanno fatto sì che la metà delle turbine eoliche divenisse di proprietà di piccole cooperative e di 150 mila famiglie danesi. Altro elemento significativo della legislazione danese - illustrata bene da Demurtas nel suo sito: Impianti eolici e partecipazione della popolazione locale - è che le società che realizzano nuovi impianti eolici hanno l'obbligo di proporre alla popolazione locale l'acquisto di quote dell'impianto fino al 20% del suo valore.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 13 Luglio 2012
Local citizens’ option to purchase wind turbines shares (Danish Energy Agency): Any citizen of 18 years or above living within 4.5km of new wind turbines, will be given the option to buy a share in local turbine projects. Any shares which citizens living within the 4.5km limit do not buy will be offered to permanent residents in the rest of the municipality. The erector of the turbines must as a minimum announce the project in the local papers and the shares on offer must correspond to at least 20% of the value (cost) of the turbines. A share corresponds to the price of 1,000kWh, which is currently around DKK 3,000-4,000. Shareholders share the costs, revenues, risk and influence on equal terms with the erector of the turbine. 

 
Al Presidente della Regione Autonoma della Sardegna
Buongiorno,
sono un giovane ingegnere sardo di 26 anni, ho studiato in Danimarca per il MSc in Wind Energy alla Technical University of Denmark e lavoro da Alstom Wind in Spagna. La bocciatura della delibera regionale che ostacolava l'installazione di turbine eoliche in Sardegna me l'aspettavo.
In Danimarca circa il 50% delle turbine eoliche sono detenute da piccole cooperative e 150 mila famiglie danesi.
Le società private (o pubbliche) che realizzano nuovi impianti eolici sono tenute a proporre alla popolazione locale l'acquisto di quote dell'impianto fino al 20% del suo valore.
E in Sardegna?
Credo che una delibera regionale per attivare lo stesso meccanismo sarebbe un successo per la Sardegna perchè:
- darebbe la possibilità alla popolazione locale di partecipare a un buon investimento,
- ridurrebbe le ostilità verso gli impianti eolici,
- aiuterebbe l'economia locale,
- è in linea con la normativa europea e garantisce la concorrenza.
Pensiamo a quante persone in Sardegna:
- non hanno la possibilità tecnica per installare un impianto fotovoltaico o (ancora meno) minieolico
- non hanno il tempo (e il coraggio) per affrontare i procedimenti autorizzativi - non hanno un capitale sufficiente da investire.
Tutte queste persone potrebbero comprare quote di impianti eolici.
Le società interessate alla realizzazione degli impianti sono tipicamente favorevoli a tale meccanismo.
Infatti:
- non cambia il rendimento dell'investimento
- riduce l'ostruzionismo della popolazione locale
- riduce i tempi per ottenere le autorizzazioni..
Pensate che l'impianto eolico offshore di fronte al porto di Copenaghen, Middelgrunden, è detenuto al 50% dalla società pubblica dell'energia (DONG, equivalente alla nostra ENEL) e il restante 50% appartiene a 10 mila investitori locali. 
In Danimarca il prezzo di una quota è circa 300 € e una persona non ne può comprare più di una. Sarebbe potuto essere così per l'impianto da 90 MW dell'ENEL a Portoscuso!
I Danesi sorridono quando si alza il vento, perchè il rumore delle turbine gli ricorda quello dei soldi che gli arrivano sul conto in banca. L'aria che si respira in Danimarca è bella anche per questo, e i turisti vanno a visitare e fotografare le turbine eoliche. Perchè sembra vietato che i sardi guadagnino dal vento? Perchè sempre "mini" e "autoconsumo"?
Fiducioso in un riscontro resto a disposizione per ulteriori informazioni.
cordiali saluti
ing. Giorgio Demurtas
12 Luglio 2012

12 luglio 2012

Occhi rivelatori? Uno studio smentisce la credenza.

I movimenti oculari rivelano se stiamo mentendo o siamo sinceri? Secondo una credenza spostare lo sguardo verso sinistra sarebbe indicativo del dire la verità, mentre guardare a destra indicherebbe una bugia. Uno studio, pubblicato ieri su PLoS ONE, smentisce questa impostazione, fatta propria da chi si occupa di programmazione neurolinguistica. Richard Wiseman (University of Hertfordshire, UK) e Caroline Watt (University of Edinburgh, UK) hanno filmato un gruppo di volontari giungendo a correlare i loro movimenti oculari con le corrispondenti risposte al test. I risultati dello studio non hanno rivelato alcuna relazione tra le menzogna e i movimenti

Wiseman R, Watt C, ten Brinke L, Porter S, Couper S-L, et al. The Eyes Don’t Have It: Lie Detection and Neuro-Linguistic Programming. PLoS ONE 7(7): e40259. doi:10.1371/journal.pone.0040259 Abstract Proponents of Neuro-Linguistic Programming (NLP) claim that certain eye-movements are reliable indicators of lying. According to this notion, a person looking up to their right suggests a lie whereas looking up to their left is indicative of truth telling. Despite widespread belief in this claim, no previous research has examined its validity. In Study 1 the eye movements of participants who were lying or telling the truth were coded, but did not match the NLP patterning. In Study 2 one group of participants were told about the NLP eye-movement hypothesis whilst a second control group were not. Both groups then undertook a lie detection test. No significant differences emerged between the two groups. Study 3 involved coding the eye movements of both liars and truth tellers taking part in high profile press conferences. Once again, no significant differences were discovered. Taken together the results of the three studies fail to support the claims of NLP. The theoretical and practical implications of these findings are discussed.

11 luglio 2012

PhD comics e il video sul bosone di Higgs

PhD Comics (Piled Higher and Deeper) è il sito ideato e curato da Jorge Cham (PhD in Ingegneria Meccanica a Stanford) il quale usa il linguaggio dei fumetti e dei cartoni per raccontare la scienza e il mondo dei dottorandi.
Higgs Boson explained è il video dedicato al bosone di Higgs.

10 luglio 2012

Ambientato a Cagliari un cartone della serie giapponese "Campione!"

Campione! (カンピオーネ!) è una serie di 12 light novel scritta da Taketsuki (丈月城) e illustrata da Sikorsky (シコルスキー) dalla quale è nato un manga nel 2011 e una serie televisiva nel 2012.

08 luglio 2012

The Ten Commandments of the God Particle, by Steinn Sigurðsson. Thou shalt have no other Higgs before me

The Ten Commandments by Steinn Sigurðsson
  1. I am the Higgs. Thou shalt have no other Higgs before me.
  2. II Thou shalt not make unto thee any graven image, or any likeness of any thing that is in heaven above, or that is in the earth beneath, or that is in the water under the earth: 
  3. Thou shalt not bow down thyself to them, nor serve them: for I the HIGGS thy God Particle am a jealous God Particle, visiting the iniquity of the fathers upon the children unto the third and fourth generation of them that hate me.
  4. Thou shalt not take the name of the Higgs thy God Particle in vain.
  5. Remember the sabbath day, to keep it holy.
  6. Honour thy fermion and thy boson.
  7. Thou shalt not annihilate.
  8. Thou shalt not steal.
  9. Thou shalt not bear false witness against thy neighbour.
  10. Thou shalt not covet thy neighbour’s mass nor any thing that is thy neighbour’s.
Steinn Sigurðsson, Professor of Astrophysics at Pennsylvania State University, Science Editor at Astrophysical Journal. Icelandic. Herder of Cats. And blogger: catdynamics