25 maggio 2013

Non vedo ma guardo con altri occhi: scambio di esperienze ieri alla MEM

il tavolo dei relatori (Mem, Cagliari, 24 Maggio 2013)Immaginare i problemi degli altri è un esercizio estremamente complicato: per capire è indispensabile provare e ascoltare.
Provare sulla propria pelle cosa significa vivere determinate esperienze.
Ascoltare le testimonianze delle persone che queste esperienze le vivono quotidianamente.
Un'ottima occasione per esplorare entrambe le condizioni è stata offerta ieri pomeriggio nei locali della Cineteca Sarda, al piano terra della MEM (Mediateca del Mediterraneo di Cagliari), nel corso dall'iniziativa Non vedo ma guardo con altri occhi organizzata dalla cooperativa Karalimedia.
«Chi vede - ha spiegato Silvia Pili - non si rende conto di quanto siano importanti gli altri sensi per chi non vede. E i sensi sono molto importanti anche nella comunicazione. Ecco perché i contatti verbali e tattili sono fondamentali».
Così Silvia ha elencato una serie di suggerimenti utili: se sappiamo che la persona non ci conosce bene è importante chiamarla per nome, presentarsi e toccare la spalla; quando si deve fornire qualche indicazione non bisogna assolutamente essere imprecisi: le indicazioni vaghe sono un delirio per i nonvedenti e per gli ipovedenti; quando ci si sposta è opportuno avvisare il nonvedente.
come si tiene al polso una persona nonvedente
Carmen Sotgiu ha poi raccontato la sua esperienza: «ciascuno di noi potrebbe scrivere un libro delle propri disavventure. Ve ne racconto due: in un negozio di scarpe la commessa si rivolgeva alla mia accompagnatrice "le piacciono?"; in un parco c'era un percorso tattile e mentre leggevo le etichette in braille sentivo che una persona chiedeva “Ma che cosa ha? Non vede?. Ci sono poi le esperienze piacevoli: quando le persone ti chiedono se ti possono aiutare. Infine un consiglio: siate spontanei e non sentitevi a disagio nel chiedere aiuto o nel proporre di aiutare».
Simone Murgia ha sintetizzato la sua esperienza in poche parole: «un giorno, dopo averci pensato tanto, ho avuto il coraggio di dire agli altri quali erano le mie difficoltà. A me piace molto la solidarietà degli altri quando manifesto la mia disabilità. Ma a volte si creano delle situazioni paradossali, con persone che cercano di aiutarti e poi si dimenticano che non vedi e ti fanno domande alle quali non puoi rispondere.»

Andrea Ferrero è laureato in economia e lavora al CRS4 (dove, quando l'ho conosciuto, non sapevo che fosse ipovedente gravissimo, come lui stesso si definisce) e non esita a raccontare la sua esperienza e i suoi stati d'animo: «Era il 2008 quando mi è stata diagnosticata la retinite pigmentosa e mi è cambiata la vita. Per fortuna ho trovato persone che mi sono state vicine e mi hanno aiutato. Uno è Paolo Mura, dell'istiuto dei ciechi, il quale mi ha insegnato a usare il computer con menomazioni alla vista. Poi ci sono le situazioni fastidiose, come quando qualcuno entra nella stanza in cui ti trovi e non saluta, pensando di essere riconosciuto; o quando non ti reputano in grado di fare determinati sport, come le immersioni, che non hanno tutto quel bisogno della vista. Il massimo lo raggiungiamo con una tizia che ogni volta che ci incontriamo mi dice: “indovina chi sono”. Viceversa ci sono le situazioni piacevoli: tipo quando esci dall'autobus e uno sconosciuto ti domanda se hai bisogno di aiuto. Io dovrei usare il bastome ma ho ancora delle resistenze. Però prima o poi ci arriverò: il bastone non serve solo al nonvedente ma anche agli altri. Sono orgoglioso di essere retinopatico. Sono i pregiudizi degli altri che creano ostacoli, ma se vogliamo e se ci organizziamo si può fare qualsiasi cosa.»
Uno dei partecipanti sperimenta la cecità
Durante la seconda parte dell'incontro gli peratori della cooperativa Integrattivando hanno offerto a chi lo ha voluto la possibilità di sperimentare l'esperienza del farsi accompagnare (bendati) in un breve tragitto, simulando diverse situazioni reali cui va incontro la persona nonvedente.
chi non vede resta dietro e si lascia condurre

Il prossimo laboratorio, “Occhio alla tecnica”, è in programma il 28 Maggio e sarà dedicato a ragazze e ragazzi da 11 a 14 anni. Per iscrizioni (il numero è limitato): dal martedì al sabato dalle 16 alle 20 al numero 0706773867 o e-mail: spazioragazzi.mem@comune.ca.it.

Per informazioni: Silvia Pil 3897909395 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13.
Andrea Mameli www.linguaggiomacchina.it 25 Maggio 2013

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