29 maggio 2013

Sandokan Sulle tracce di Salgari. Pratesi insegue il sogno dell’infanzia (16 Ottobre 2006)

Da bambino giurò a sé stesso che un giorno sarebbe andato a cercare la Tigre del Bengala. Era appena finita la seconda guerra mondiale e Fulco Pratesi nutriva la sua immaginazione con le storie ambientate nelle giungle asiatiche dei romanzi di Salgari. Non c’era la tv a narcotizzare il desiderio di avventura, così I Misteri della Jungla Nera (1895), I Pirati della Malesia (1896), Le due tigri (1904) facevano sognare intere generazioni di ragazzini italiani. Nel 1970 Pratesi ha mantenuto la promessa. E oggi il presidente del Wwf Italia (tra i protagonisti del Festival all’Exmà) ha voluto regalare ai suoi nipotini un concentrato di quelle emozioni, scrivendo e illustrando un libro. Nella giungla di Sandokan (Gallucci), è un viaggio spettacolare tra felini, cervi, rinoceronti, elefanti, coccodrilli e tucani, nei territori dove sono ambientati i romanzi di Salgari (con l’accento sulla seconda a, dato che il nome deriva da una pianta, il salgàr, o salice nero del Veneto).
Come ha fatto Salgari a scrivere tutte quelle avventure senza essere mai stato in quei luoghi?
«Intanto era molto intelligente, poi aveva libri tradotti dall'inglese di grande qualità, con descrizioni accurate di piante, animali, usanze e costumi. E anche molta immaginazione».  
A chi è rivolto “Nella giungla di Sandokan”?
«Ai bambini, ma anche ai genitori. Credo che immergersi nelle storie restituirebbe loro una dimensione più umana, rispetto a quella creata da videogiochi e cartoni».
Le splendide illustrazioni che arricchiscono il libro sono state riprese sul campo?
«Si, ho la consuetudine di portare con me il taccuino naturalistico con gli acquarelli. Disegnare e colorare ci restituisce una dimensione umana. Per me è come avere una seconda memoria. Piacevole come la marmellata conservata in dispensa».  
Da architetto, che consigli darebbe a un bambino che ama il disegno? «Di esercitarsi sempre e portarsi appresso il taccuino. E poi chiedere ai genitori poche cose, colori, pennelli e matita, ma di qualità: spesso vocazioni alla creatività vengono uccise da materiali non all'altezza».  
Negli ultimi 40 anni cosa ha concorso a formare la coscienza ecologica degli italiani?
«Penso che il nostro paese, se non ci fosse stato il Wwf, sarebbe stato meno bello. Abbiamo salvato molte aree, alcune specie, e abbiamo contribuito a cambiare la mentalità degli italiani. Nel 1985, quando comprammo Monte Arcosu, un quarto della spesa fu ottenuto dai bambini con il ricavato dei francobolli chiudilettera col cervo sardo. Ci sono tanti modi per imparare ad amare la natura».  
In questa civiltà del superfluo si può andare controcorrente. Lei, come il sindaco di Londra Livingstone, pratica il risparmio idrico e energetico: poca acqua per il WC, poche docce, ascensore e auto solo se indispensabile. È difficile abituarsi?
«Quando faccio questi discorsi vedo che le mamme sono meno contente, c'è un consumo compulsivo anche dell'acqua, di luci e motori. Anche lavarsi tutti i giorni toglie la normale protezione alla pelle. Detergenti e detersivi inquinano e fanno aumentare il numero di tumori. Vedo anche troppa carta sprecata: l'uso del fax me lo rimproverò anche Grillo. Io tendo a stampare il meno possibile, riuso la carta, a volte mando lettere scritte a mano. Anche la posta elettronica sarebbe preziosa per ridurre gli sprechi ».  
Lieto di tornare in Sardegna?
«Molto. Farò un salto a Monte Arcosu. La Sardegna si sta impegnando nel rispettare l'ambiente. Ma mi dispiace per il trenino verde, che rischia di fermarsi. Sono le linee ferroviarie più belle del mondo e una politica di recupero dovrebbe valorizzarle. È un appello che rivolgiamo al presidente Soru».

ANDREA MAMELI 
16 Ottobre 2006
L'Unione Sarda, Cultura

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