29 luglio 2013

MUSE, ovvero l'arte di coinvolgere per comunicare scienza e tecnologia

Il Muse mi piace molto (i lettori di Linguaggio Macchina lo sanno bene: Il Muse ispiratore e le muse ispiratrici). Ho avuto la fortuna di visitarlo con calma, prima dell'inaugurazione, e durante Ho apprezzato la struttura dell'edificio e il suo livello di sostenibilità energetica (Leed Gold).
Considero il percorso espositivo, dal piano -1 alla terrazza, un eccellente esempio di progettazione condivisa. Di quella che Renzo Piano all'inaugurazione ha definito "una partita a ping pong a quattro, tra architetti, maestranze, comunicatori e scienziati".
Il percorso espositivo del MUSE dal basso verso l'alto -1: Storia della vita e Serra tropicale; P.T. Piano terra; 1: La scoperta inizia dai sensi; 2: La lunga storia delle Dolomiti; 3: Natura alpina; 4: Alte vette; Ter.: Terrazza.
Trovo eccellente l'idea di sospendere gli animali impagliati e lo scheletro della balena nel vuoto. Renzo Piano ha parlato di effetto Zabriskie Point (la scena finale del film con l'esplosione rallentata) ma io ci vedo anche una prosecuzione del Big Bang in una continua deflagrazione della natura dalle molecole dei primordi alle forme di vita più sofisticate.
Ammiro molto la cura dei particolari, frutto evidente di una continua ricerca (non della perfezione ma del progressivo perfezionamento) e di lavoro di gruppo. Senza dimenticare la disponibilità e la simpatia dimostrata (nonostante la stanchezza) da chi ci lavora.
Mi ha sopreso la presenza di un ghiacciaio artificiale (peraltro mantenuto freddo da una fonte rinnovabile: il geotermico a bassa entalpia) al quarto piano dell'edificio. Una scelta dettata dal bisogno di ricordare che l'acqua in forma solida rappresenta una riserva preziosa e in alcuni contesti è minacciata dagli effetti delle attività umane.
Ma la presenza che mi ha sorpreso maggiormente è quella del Muse Fab Lab. Non tanto e non solo per le prodigiose macchine (laser e stampanti 3D) e per i circuiti (basati su schede Arduino). Mi ha colpito vedere un laboratorio di creatività dentro un museo della scienza (o meglio un Science Center). Mi ha colpito molto positivamente: lo considero un segno dei temi. Segno che, oggi, la consapevolezza che fare è una parola da tenere ben collegata a conoscere è sempre più radicata.
Non lo dico solo per quello che ho visto e per le parole che ho scambiato con i ragazzi che gestivano lo spazio (purtroppo non ho preso nota dei loro nomi perché li vorrei lodare pubblicamente). Lo affermo dopo aver osservato le reazioni di Marco (mio figlio di 9 anni). Raramente ho visto Marco concentrato a guardare una cosa (se si eccettuano i concerti dal vivo, i cartoni animati, i film d'azione e i videogiochi) come quella sera davanti alla stampante 3D del Muse Fab Lab. Le foto che seguono credo che possano testimoniare a sufficienza.
Questo è un modo, ai miei occhi insieme splendido e sorprendente, di coinvolgere per comunicare la tecnologia (e se possibile anche la scienza che c'è dietro).

Andrea Mameli blog Linguaggio Macchina 29 Luglio 2013

Per approfondire sul tema FabLab: Menichinelli: oggi apre il FabLab Trento, all’interno del nuovo MUSE27 luglio (Che futuro! 27 Luglio 2013)

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