23 settembre 2013

Gomito a gomito con la Gendarmeria Vaticana. Breve cronaca di una giornata incredibile.

Non avrei mai immaginato che un giorno avrei dovuto prendere contatto con la Gendarmeria Vaticana. E invece è successo. Ieri, in occasione della visita del Papa a Cagliari, mi è stato chiesto di coordinare la presenza dei giornalisti, dei fotografi e degli operatori tv stampa in due punti del percorso. Così ho dovuto necessariamente instaurare una relazione con chi ha il compito di governare, in ogni parte del mondo, lo spazio immediatamente prossimo alla persona del Pontefice.
Il corpo della Gendarmeria Vaticana fu costituito nel 1816 da Pio VII fa come Corpo dei Carabinieri Pontifici. Nel 1849 prese il nome di Corpo della Gendarmeria Pontificia e nel 1970 di Ufficio Centrale di Vigilanza, conservando tutte le funzioni stabilite da Pio XII, il cui articolo 1 recita: “Il Corpo della Gendarmeria vigila sulla Sacra ed Augusta persona del Sommo Pontefice". E il 2 gennaio 2002 arrivò le denominazione finale: Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano.
Ho notato alcune qualità in queste persone, innanzitutto una cosa che chi partecipa a eventi pubblici e manifestazioni nota subito: la rigidità c'è, come è ovvio, ma c'è anche una certa attenzione alle necessità degli operatori dell'informazione. Così è stato quando ho esposto le esigenze dei fotografi, per ottenere posizioni più favorevole allo scatto, e, come in altri casi, la risposta è stata favorevole.
Ho apprezzato la disponibilità del Commissario con il quale ho più volte interagito e la sua capacità di risolvere immediatamente i problemi una volta constatata l'assurdità della restrizione che l'aveva generata. Anni luce distante dal comportamento di altre persone (delle varie forze di polizia italiane) che invece tendevano a chiudere ogni via di affrontare i problemi in modo ragionevole. Parlo di decisioni apparentemente banali ma per via delle quali i fotografi e gli operatori con telecamera potevano avrebbero finito per perdere l'attimo cruciale.
Estraendo queste persone dal loro contesto e riguardando le foto scattate ieri mi sembra di poter individuare alcuni caratteri peculiari: concentrazione, capacità di valutare il potenziale pericolo in maniera adeguata (senza gli atteggiamenti di chiusura preventiva che ho visto spesso assumere da agenti e funzionari di varie forze dell'ordine), stretta aderenza alle disposizioni, assoluta mancanza di eccessi inguistificati (altra cosa osservata in svariati contesti).

Dal punto di vista strettamente visivo, poi, sembra che queste persone scompaiano dalle foto e dalle riprese. Se non ci si pensa, come invece stiamo facendo in questo post, molto spesso le loro figure pur non proprio modeste (chi si arruola in questo corpo deve essere alto almeno 178 centimetri) si mimetizzano nell'ambiente circostante. In parte questo è dovuto al fatto che raramente guardano le persone negli occhi, forse perché non devono mai mostrare di puntare l'attenzione su qualcuno.
Queste foto, scattate dentro la basilica di Bonaria ieri mattina, mostrano una parte del lavoro della Gendarmeria Vaticana. Ma non tutto. Per esempio non mostrano i momenti più curiosi, come il momento in cui una persona ha chiesto al Papa di poter scattare una foto con lui e un agente senza indugiare ha fornito la collaborazione del caso [episodio raccontato molto bene da Vito Biolchini, che in quel momento si trovava proprio di fronte a me: "Scusi Papa, possiamo fare una foto con lei"].
Sono invece riuscito a notare (e a fotografare) che anche gli uomini della Gendarmeria Vaticana colgono il senso dell'umorismo, come nell'epidosio della tazzina di caffé mimata di fronte allo striscione "Papa Checco, sali per un caffé?"...
Tornando alla relazione che si può instaurare tra le guardie del corpo e gli operatori dell'Informazione, c'è poco da aggiungere: quando il rispetto è reciproco le cose vanno decisamente meglio per tutti, come è successo ieri. O perlomeno, io l'ho vissuta così.

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina, 23 Settembre 2013

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