08 dicembre 2013

Vero, falso, Milgram e Zimbardo. Sempre a cavalcioni tra sperimentazione e percezione, tra finzione e falsità

Ieri sera, risposta a una domanda dal pubblico (che richiama il celebre interrogativo posto da Hannah Arendt nel suo saggio La banalità del male - Eichmann a Gerusalemme: "È possibile che Eichmann e i suoi milioni di complici stessero semplicemente eseguendo degli ordini?"), Marco Ivaldi ha citato l'esperimento condotto da Stanley Milgram (si veda: Obedience to Authority. An Experimental View, 1974) all'università di Yale. 
L’esperimento consisteva nell'assegnare a due persone i ruoli di “insegnante” e “studente”: lo studente doveva prima memorizzare coppie di parole, poi gli venivano applicate scariche elettriche di varia intensità, regolate dall'insegnante (il qule poteva sentire ma non vedere lo studente e doveva interrogare lo studente su quelle coppie di parole). Se lo studente non ricordava le parole gli veniva inflitta una scarica elettrica. La scarica successiva veniva aumentata di 15-volt. Ai due volontari veniva detto che lo scopo dell'esperimento era verificare se la memoria potesse migliorare per mezzo della punizione degli errori. Ma in realtà lo studente era impersonato da un attore e per fortuna le urla di dolore erano simulate. Lo scopo di Milgram era capire fino a che punto l’insegnante, ovvero il soggetto del test, si sarebbe potuto spingere nell’infliggere le scariche all’altro, dovendo esercitare un’autorità.
Uno degli aspetti più inquietanti dell'esperimento, come ha sottolineato ieri lo stesso Marco Ivaldi, è che più del 60% delle persone coinvolte nel test come insegnanti arrivò a infliggere la carica massima (potenzialmente mortale) corrispondente a 450-volt.

La mia memoria ha ripescato l'esperienza che più mi ha avvicinato a questi ragionamenti. Un'esperienza, non a caso, legata a un mondo più volte richiamato dallo stesso Marco Ivaldi: il cinema. L'8 Ottobre 2011, a pochi giorni dalla mia brevissima ma intensissima esperienza sul set di un film (cui si riferisce la foto che ho pubblicato in questa pagina, in cui facevo la comparsa, insieme a decine di persone prese dalla strada) sottolineai quanto fu potente, nel mio caso, l'immedesimazione nel personaggio di un poliziotto e la collegai all'esperimento condotto da Philip Zimbardo nel 1971 all'università di Stanford.
Il legamente tra questo ragionamento e quello legato all'Esperimento Milgram risiede nel fatto che Philip G. Zimbardo indagava, insieme a Milgram, intorno al concetto di autorità. E, mi chiedo io, cosa c'è di più autenticamente falso del concetto stesso di autorità? Forse niente.


Nell'esperimento della prigione di Stanford i volontari erano incaricati di impersonare guardie e prigionieri dentro una prigione simulata. Mi fermo qui, non prima di inserire il link al mio post di due anni fa - Pensieri sul set (6). Uniforme o divisa? - e invocare un approfondimento di questo tema agli organizzatori dei Dialoghi della Creanza.
Anzi, mi spingo oltre, sempre a cavalcioni tra arte e scienza. Sempre a cavalcioni tra vero e falso (perché la recitazione, quella vera, è finzione ma non falsità). Sempre a cavalcioni tra sperimentazione e percezione, perché a volte se non si prova realmente non si può immaginare.
Se riuscissimo a condurre, a Cagliari, un esperimento di questo genere, ovviamente in scala ridotta, io sarei disponibile (a fare da cavia). Forse.

Andrea Mameli
Blog Linguaggio Macchina
8 Dicembre 2013

The Dtanford Prison Experiment

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